Una strada per l’AI, una condanna per l’Artico. Il caso Ambler Road

Una strada per l’AI, una condanna per l’Artico. Il caso Ambler Road

Dietro la corsa statunitense all’Intelligenza Artificiale, l’Ambler Road Project riapre la ferita coloniale in Alaska, rischiando di compromettere per sempre uno degli ecosistemi più fragili del pianeta e le comunità che lo abitano.

L’Intelligenza Artificiale, che ci piaccia o no, è ormai sempre più presente nelle nostre vite: parliamo e interagiamo con chatbot che addirittura hanno nomi come fossero persone e non c’è domanda alla quale l’IA non sappia dare una risposta. Siamo quindi inconsciamente proiettati a considerarla un soggetto personificato, più che un mezzo controllato da qualcuno. Il rischio più grande di questa dinamica è che ci lasciamo assorbire da un sistema senza porci le giuste domande: chi c’è davvero dietro questo mondo artificiale? E qual è la posta in gioco?

Una delle tante risposte si può trovare nell’Ambler Road Project, gestito dall’Alaska Industrial Development and Export Authority (AIDEA), l’autorità statale per lo sviluppo economico dell’Alaska. Si tratta di un progetto che il 6 ottobre scorso il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, insieme al segretario degli Interni Doug Burgum e al segretario dell’Energia Chris Wright, ha chiarito che avrebbe approvato per rimanere in vantaggio nella corsa all’IA contro la Cina.

L’iniziativa prevede la costruzione di una strada lunga 340 km che percorrerà le Brooks Range Foothills e l’Artico nord-occidentale dell’Alaska, comprendendo i 42 km del Parco Nazionale Gates of the Arctic e concludendosi nel sito minerario nei pressi del distretto di Ambler. Attraverserà oltre 3.000 corsi d’acqua e numerosi fiumi e richiederà fino a 50 diversi progetti tra ponti, stazioni di soccorso, piste di atterraggio, deviatoi e tombini.

L’Intelligenza Artificiale non è immateriale

La strada, costruita scavando attraverso le colline artiche dell’Alaska, secondo l’attuale amministrazione statunitense andrà a beneficio dell’industria americana dell’IA, rappresentando ancora una volta uno dei tanti esempi in cui il governo degli Stati Uniti dà priorità agli interessi aziendali a discapito del mondo naturale e delle popolazioni indigene locali.

Il segretario degli Interni Burgum ha affermato che l’approvazione dell’Ambler Road Project sbloccherà l’accesso al rame, al cobalto, piombo, zinco e ad altri minerali essenziali – usati in hardware per IA, semiconduttori e reti “di cui gli USA hanno bisogno per vincere la corsa agli armamenti dell’Intelligenza Artificiale contro la Cina”. Ha poi aggiunto che “il distretto di Ambler ospita alcuni dei giacimenti minerari più ricchi di tutta l’America”, tra cui un grande giacimento di rame del valore di oltre 7 miliardi di dollari.

Oltre a essere utilizzato nella produzione di automobili, dispositivi elettronici e persino per tecnologie per le energie rinnovabili come le turbine eoliche, il rame è anche un componente fondamentale per alimentare e raffreddare in modo efficiente gli enormi data center che gestiscono applicazioni di IA – come ha dichiarato lo stesso Trump. Di conseguenza, considerando il progresso inarrestabile dell’Intelligenza Artificiale, la domanda di questo metallo è estremamente elevata e diversi sono i sostenitori del progetto, tra cui la delegazione del Congresso dell’Alaska.

L’ordinanza di Trump stabilisce che la strada proposta è nell’interesse pubblico, considerate le esigenze degli Stati Uniti di minerali essenziali nazionali, e afferma che non esiste un percorso alternativo economicamente fattibile. Incarica quindi il Bureau of Land Management (BLM, Ufficio per la Gestione del Territorio), il National Park Service (NPS, Servizio dei Parchi Nazionali) e l’US Army Corps of Engineers (USACE, Corpo di Ingegneri dell’Esercito degli Stati Uniti) di rilasciare i permessi necessari per dare il via al progetto.

 

La condanna di un ecosistema

Gli oppositori, tra cui un consorzio di 40 tribù riconosciute a livello federale, temono che lo sviluppo della strada possa mettere a rischio le risorse di sussistenza per le popolazioni locali, poiché i terreni ospitano un habitat fondamentale in particolare per salmoni e caribù.

Bisogna poi tenere a mente che la vita quotidiana delle comunità in quelle zone è già stata stravolta dal cambiamento climatico, considerato che l’Alaska nord-occidentale si sta riscaldando circa quattro volte più velocemente della media globale. Questo ha fatto sì che la mandria di caribù, un tempo composta da quasi mezzo milione di esemplari, in due decenni è diminuita del 66%. In più, le temperature più calde ritardano il freddo e la neve, interrompendo le rotte migratorie e mantenendo i caribù in alta quota nella catena montuosa Brooks, dove i cacciatori non possono raggiungerli facilmente. Anche le migrazioni dei salmoni hanno subito ripetuti crolli a causa delle piogge record, dei fiumi più caldi e dello scioglimento del permafrost. Quest’ultimo ha inoltre rilasciato metalli nei corsi d’acqua di alcune aree, aggravando ulteriormente la già fragile situazione delle popolazioni ittiche. Per questo, la costruzione della strada in quelle zone andrebbe a minacciare ulteriormente ciò che resta.

Il sopracitato Bureau of Land Management l’anno scorso pubblicò il suo verbale di decisione, selezionando ‘nessun intervento’ su Ambler Road Project, in collaborazione con i consigli tribali dell’Alaska, l’Agenzia per la Protezione Ambientale, il Servizio per la Pesca e la Fauna Selvatica degli Stati Uniti e molti altri. Nel documento, l’impatto sull’habitat ittico, sulla qualità dell’acqua e dell’aria, l’interruzione del flusso delle falde acquifere, la presenza di materiali pericolosi derivanti da eventuali fuoriuscite, il disgelo accelerato del permafrost e l’impatto negativo sulla mandria di caribù dell’Artico occidentale – in costante declino –, sono stati tutti citati come motivi principali di opposizione al progetto. Il verbale della decisione della BLM affermava inoltre che l’Ambler Road Project avrebbe alterato per sempre la cultura e le pratiche tradizionali delle comunità native dell’Alaska, che hanno vissuto e prosperato nella regione per secoli.

L’approvazione da parte di Trump del progetto Ambler Road – che presuppone la distruzione di terreni pubblici – ha generato una ferma opposizione da parte di molti governi, organizzazioni tribali e numerosi gruppi ambientalisti. Questi hanno criticato aspramente la decisione, affermando che si tratta dell’ennesimo esempio di come il tycoon protegga gli interessi commerciali in nome del “progresso” e di un genocidio continuo ed evidente della cultura dei nativi americani.

 

Opposizioni e scontri: il fronte contro l’Ambler Road Project

Tra i principali oppositori troviamo la Wilderness Society, l’organizzazione statunitense che dal 1935 si impegna per proteggere quasi 112 milioni di acri di aree selvagge in 44 Stati, e l’American Rivers, un’organizzazione nazionale che si impegna a rendere ogni fiume pulito e sano per le persone e la fauna selvatica.

Sul sito della Wilderness Society si legge che l’organizzazione “continuerà a sostenere i numerosi gruppi locali dell’Alaska e le comunità indigene contrarie a questo progetto, al fine di preservare uno degli spazi selvaggi più grandi d’America per le generazioni future”. Inoltre il direttore senior dell’Alaska State, Matt Jackson, ha dichiarato che “una volta costruita una strada come questa, il danno non potrà essere riparato. Quindi il popolo dell’Alaska, e tutti gli americani, non devono permettere all’amministrazione di sacrificare paesaggi insostituibili e uno dei luoghi più ricchi di biodiversità rimasti sulla Terra per profitti finanziari a breve termine a favore di una società straniera”.

L’American Rivers, invece, afferma che la costruzione della strada minaccerebbe l’incontaminato fiume Kobuk dell’Alaska – già inserito dall’organizzazione tra i fiumi americani più a rischio nel 2024 -, una ricca fauna acquatica e l’economia di pesca. Sarah Dyrdahl, direttrice regionale per il Nord-ovest di American Rivers, ha affermato: “la nostra Nazione sta esaurendo i luoghi veramente incontaminati come il bacino idrografico del fiume Kobuk, e una volta scomparsi, saranno scomparsi. […] Costruire una strada attraverso una regione così bella sarebbe una tragedia”.

Allo stato attuale, con l’approvazione federale dell’ottobre 2025 da parte dell’amministrazione Trump, si è ottenuto il via libera alla pianificazione e ai permessi per l’Ambler Road Project in Alaska, rimuovendo gli ostacoli burocratici. L’AIDEA deve però ancora finalizzare accordi con i proprietari terrieri, incluse le grandi corporazioni native, e affrontare le forti opposizioni di tribù e ambientalisti. Se l’intesa sarà raggiunta, la costruzione della strada potrebbe iniziare nella primavera 2026.

 

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