L’uomo quantistico di Derrick de Kerckhove è un libro illuminante sulle potenzialità e le problematiche della cooperazione uomo-IA.
Immaginate un mondo nel quale gli esseri umani siano in grado di sfruttare le intelligenze artificiali come prolungamento della propria mente e potenzialità espressiva: è il mondo di L’uomo quantistico, libro del sociologo Derrick de Kerckhove che ci parla di presente e di futuro.
Certamente il presente dell’autore, che ha scritto questo libro a quattro “mani” avvalendosi di un’intelligenza artificiale, Derraick, messa a punto da lui stesso per essere il suo gemello digitale personale. Questo concetto, introdotto da de Kerchove nel settimo capitolo di L’uomo quantistico, rappresenta un’IA addestrata sulla base delle opere, i pensieri e la personalità di un dato individuo, allo scopo di estenderne la presenza oltre i limiti biologici.
L’alfabeto fonetico greco, dal quale tutto ha avuto inizio
Nella sua analisi, de Kerckhove parte da un’incursione nel “passato”, che viene scandagliato per individuare i prodromi della realtà nella quale noi oggi siamo immersi: il discorso prende forma a partire dall’avvento dell’alfabeto fonetico greco, che si differenzia radicalmente dalle scritture ideografiche non solo nell’aspetto ma anche nella psicologia collettiva da esso prodotta.
In poche parole: mentre le scritture ideografiche sono più contestuali e relazionali, quelle fonetiche sono caratterizzate da un maggior individualismo e dall’analiticità. Secondo de Kerckhove, l’alfabeto fonetico greco, in virtù delle sue caratteristiche, costituisce il codice sorgente della civiltà occidentale ed è la base stessa e imprescindibile delle democrazie occidentali. È l’alfabeto, infatti, che ha reso possibile la scrittura su pietra delle leggi soloniche o la diffusione di pamphlet durante la Rivoluzione americana. Non solo: le caratteristiche dell’alfabeto hanno reso possibili altre creazioni occidentali come il diritto romano e la stampa di Gutenberg.
La crisi epistemica globale: alfabeto versus algoritmo
Nel terzo capitolo de L’uomo quantistico, de Kerckhove analizza la crisi che stiamo attraversando in questa epoca, e che è caratterizzata da un scontro epico tra codice alfabetico e codice algoritmico. Uno scontro per il quale tira in causa le GAN (Generative Adversarial Networks), un sistema che contrappone un alfabeto “discriminatore” che valuta il valore autentico della conoscenza, a un algoritmo “generatore” di conoscenze che si fanno via via sempre più convincenti.
Alcuni dei prodotti della crisi globale in corso sono sotto i nostri occhi: l’ascesa della disinformazione sistematica, la normalizzazione della menzogna politica (osservabile, ad esempio, nel governo Trump), la polarizzazione delle “camere d’eco“ (che in psicologia sono metafore usate per indicare un ambiente in cui le opinioni di un individuo vengono costantemente confermate e amplificate, escludendo visioni diverse). Prodotti di questa crisi sono anche la generale erosione della fiducia nelle istituzioni tradizionali, e la decoesione sociale che allontana sempre di più le persone e rende sempre più difficile la convivenza democratica.
Tendenze che generano molti contesti politici globali, specialmente occidentali, nei quali prende piede una destra estrema, radicalizzata e populista, a discapito di frange più moderate, tolleranti e riflessive. Contesti politici che vengono alimentati anche dalla Rete. De Kerckhove introduce, infatti, il concetto di sistema limbico digitale, che designa Internet come sistema non neutro che amplifica le risposte emotive e istintive degli individui, trascurando la fase di riflessione razionale. E potenziando i messaggi che mirano alla pancia degli utenti e dell’elettorato, già acquisito o potenziale.
L’uomo quantistico: imperialismo digitale ed esternalizzazione dell’umano
Il governo del presente e del futuro si alimenta e si alimenterà sempre più di dati. In L’uomo quantistico, al quinto capitolo, l’autore analizza proprio questo aspetto: la datacrazia, che genera nuove forme di imperialismo e di colonialismo, sempre meno geografico e sempre più digitale. La governance algoritmica opera in modo subdolo: mentre finge di distribuire il potere, potenzia il controllo centralizzato.
Nel frattempo, molte capacità tradizionalmente insite nell’essere umano vengono progressivamente delegate a sistemi esterni. Le strade percorribili sono due: o quella di una riconquista delle proprie facoltà attraverso l’uso consapevole della tecnologia, oppure quella del decadimento delle suddette capacità per colpa di un’eccessiva dipendenza dai supporti esterni.
Da qui, scaturisce uno dei concetti più rilevanti di L’uomo quantistico: quello di capitale cognitivo digitale. Quest’ultimo è frutto dell’esternalizzazione e amplificazione del patrimonio intellettuale individuale tramite l’utilizzo di sistema personalizzati di IA e si propone di costruire una vera e propria estensione digitale della mente dell’individuo. Il possibile rischio è, ancora una volta, la dipendenza; i possibili benefici il potenziamento di memoria e anche creatività, oltre allo stimolo di un apprendimento collaborativo.
Il Manifesto della cittadinanza digitale de L’uomo quantistico: il futuro? La “NaturArchia”
È la collettività il focus principale sul quale pone l’accento de Kerckhove, che verso la fine di L’uomo quantistico propone un vero e proprio Manifesto della cittadinanza digitale la cui visione è marcatamente collettiva. Collettiva al punto che teorizza una NaturArchia, paradigma politico ed ecologico che supera la tradizionale distinzione tra natura e cultura unendo il mondo umano e quello animale.
Si tratta di un’unione anche sul piano giuridico, con la garanzia dei diritti di cittadinanza sia a persone che a entità non-umane (animali, ecosistemi, intelligenze artificiali), che mira alla cooperazione di tutti i membri di una nuova, grandissima, comunità.
Il cuore de L’uomo quantistico: una nuova forma di intelligenza
Torniamo alla cooperazione tra essere umano e intelligenze artificiali. De Kerckhove, che l’ha sperimentata in prima persona anche per la redazione de L’uomo quantistico, introduce anche il concetto della cosiddetta cognizione distribuita: un processo nel quale tre distinti sistemi cognitivi (nel suo caso lui stesso, DerrAick e l’IA Claude) collaborano in simbiosi gli uni con gli altri.
In sostanza, de Kerckhove pensa – e auspica – che attraverso tale collaborazione emerga una nuova forma di intelligenza collettiva che, a suo parere, è il futuro della creazione culturale. Sicuro che il capitale cognitivo digitale cui abbiamo accennato potenzi e amplifichi come mai prima la voce umana, anziché ridurla al silenzio. Una tesi innovativa e, in fin dei conti, positiva e positivista, riguardo il prossimo rapporto tra umani e IA. A patto che l’uomo sappia usarle saggiamente.
L’uomo quantistico di Derrick de Kerckhove è edito da RaiLibri nella collana Digital Loop.
Giulia Bucelli