Cuba e Venezuela condividono un’alleanza storica fondata non solo su fattori ideologici (primo fra tutti l’antiimperialismo) ma anche su elementi economici, come la partnership strategica per il commercio di petrolio. Le recenti vicissitudini che hanno investito il panorama sociopolitico venezuelano – ossia il bombardamento da parte dei caccia statunitensi su alcuni obiettivi militari a Caracas e la cattura del Presidente Nicolás Maduro – tracciano il profilo di una nazione sempre più somigliante alla sconsolata isola caraibica, ormai condannata dall’Occidente a tracollo economico e decadenza. Si sta dunque concretizzando la “cubanizzazione” del Venezuela.
Da Castro a Chávez: un’aspra fratellanza
“Autoritari”, “dittatoriali”, “di estrema sinistra”: sono stati spesso definiti così i governa di Cuba e Venezuela, con riferimento particolare ai leader politici più celebri delle due nazioni, i rivoluzionari Fidel Castro e Hugo Chávez. Entrambi i Paesi sono appunto accomunati dall’avvento di due longevi rivoluzioni di stampo socialista e antiglobalista che hanno spazzato via i retaggi borghesi del passato e rotto drasticamente con le esperienze politiche precedenti. Mentre il Movimento del 26 luglio ha concentrato i suoi sforzi nella riforma agraria e nella nazionalizzazione delle grandi multinazionali statunitensi, il chavismo ha lottato soprattutto contro la privatizzazione della compagnia petrolifera statale.
Cuba e Venezuela sono due “fratelli uniti nella solidarietà e nella pace”, nel poder popular (anche a costo della disillusione) e nella liberazione dall’analfabetismo. Per molto tempo la rivoluzione cubana ha fatto da esempio a quella bolivariana e i due Paesi hanno largamente collaborato nelle misiones sociali e nella creazione di un fronte comune in opposizione all’imperialismo atlantista. La cooperazione è continuata anche con i successori politici delle due celebri figure (prima Raúl Castro e poi Miguel Díaz-Canel e Nicolás Maduro) ma nel tempo ha perso la sua caratteristica verve a causa della complessa situazione geopolitica regionale che ha portato a un forte declino del socialismo in tutta l’America Latina (come dimostrano gli esempi argentino e cileno, ora guidati dalle personalità di destra estrema di Javier Milei e José Antonio Kast).
La maledizione del greggio, tra iperinflazione e collasso economico
Il sostegno economico di Caracas è stato (e continua ad essere) fondamentale per l’economia e la stabilità energetica dell’Avana: infatti, il Venezuela invia a Cuba fino a 100.000 barili di petrolio al giorno, un dono inestimabile per un Paese prostrato dai blackout elettrici e da una crisi di scarsità dei beni di prima necessità. A sua volta, Cuba invia al Venezuela tra 30.000 e 50.000 membri di personale tecnico, come medici, insegnanti, militari e consulenti di intelligence.
Appare dunque chiaro che questa partnership economica sia di vitale importanza per entrambi i Paesi, lacerati dalle sanzioni internazionali imposte dagli Stati Uniti.
Se certamente le misure coercitive applicate sul Venezuela di Maduro non sono ad oggi paragonabili al bloqueo totale cubano, l’attuale situazione di pressione politica lascia presagire che la possibilità di uno scenario del genere non sia alquanto remota per il Paese latino-americano. Anche dal punto di vista finanziario, la situazione dei due Paesi latinoamericani appare piuttosto simile, essendo caratterizzata economia a due livelli con una forte dollarizzazione.
L’esclusione di Cuba e Venezuela dal commercio internazionale ha senza dubbio fatto pagare il prezzo più alto alla popolazione e ha messo a repentaglio qualsiasi tentativo di riforma avanzato da entrambi gli Stati, oltre che la loro capacità di mantenere infrastrutture e programmi sociali.
Il re-impegno di Washington nei Caraibi
L’intesa tra due Paesi somiglianti e legati da profonde connessioni storiche ha permesso al Venezuela di promuovere globalmente la sua leadership e a Cuba di ricentralizzare il controllo governativo dopo il cosiddetto “Periodo Speciale”, perpetrando la difesa delle rispettive rivoluzioni. Ma questo legame è diventato nel corso del tempo sempre più debitorio e le due nazioni sono ogni giorno che passa una più dipendente dall’altra: infatti, il Venezuela acquista il petrolio greggio per Cuba da Russia, Cina e aziende svizzere, per cui molti analisti non hanno esitato a definire la Repubblica Bolivariana “una colonia cubana” e soprannominata sarcasticamente “Cubazuela”.
In seguito all’operazione americana in Venezuela autorizzata dal Presidente Donald Trump – spinta anche dal conferimento del Premio Nobel per la Pace a María Corina Machado, leader dell’opposizione venezuelana la cui retorica interventista viene legittimata dall’Occidente – Cuba riafferma la propria solidarietà al governo venezuelano ma di certo non è nella posizione per entrare in un eventuale conflitto militare.
L’aggressione americana, avvenuta dopo mesi di lenta escalation dei toni nel dibattito pubblico, evidenzia apertamente che l’obiettivo di Donald Trump e della sua “gunboat diplomacy” non è solamente la caduta di Maduro (sequestrato con l’accusa di “narcotraffico”) ma anche l’interesse per le enormi risorse petrolifere del Paese, ora governato dalla Presidente ad interim Delcy Rodríguez.
A complicare il quadro si aggiungono il ruolo della Russia di Putin e della Cina di Xi Jinping, che da sempre godono di un partenariato strategico con Caracas ma al contempo non possono permettersi uno scontro aperto con gli Stati Uniti.
Ci troviamo ora di fronte a due Paesi con problemi di governance, restringimento dello spazio civico e una retorica anticapitalista ormai paralizzata dalle sanzioni americane dirette a istituzioni e imprese. Ad oggi, il crollo sociale e istituzionale venezuelano è forse devastante quanto quello di Cuba: non è solo Nicolás Maduro ad aver trasformato il suo Paese in una nuova grande Cuba tramite le sue recenti scelte politiche ma sono gli stessi Stati Uniti ad aver spinto in questa direzione e nel mancato sviluppo del socialismo del XXI secolo. Infine, anche l’applicazione del castrismo è in parte responsabile del collasso del Venezuela.
Per questi motivi, Washington non crede in una risoluzione a lungo termine della crisi in Venezuela senza una definitiva neutralizzazione del ruolo cubano e del madurismo, mentre Trump minaccia la Colombia di Gustavo Petro che potrebbe essere la prossima in linea di capitolazione. Lo scenario che si staglia davanti a noi vede Cuba e Venezuela perennemente legate a doppio filo, con il rischio di rimanere intrappolate in una guerra interminabile con un effetto domino che potrebbe destabilizzare l’intera regione e distruggere lentamente entrambe, una dopo l’altra.
Sara Coico