Stravincono gli studenti in Serbia, via Vucic

Stravincono gli studenti in Serbia, via Vucic

Serbia, la rivoluzione degli studenti: il 25 ottobre che ha cambiato la storia

Dalle proteste universitarie alla vittoria elettorale. Dalle strade di Belgrado alle lunghe file davanti ai consolati di tutto il mondo. Il 25 ottobre 2026 la Serbia ha dimostrato che una generazione organizzata e determinata può trasformare la richiesta di giustizia in un cambiamento politico.

Il 25 ottobre 2026 sarà una data difficile da dimenticare per milioni di serbi, in patria e all’estero. Dopo quasi due anni di manifestazioni, blocchi universitari e iniziative civiche, il movimento guidato dagli studenti ha ottenuto una vittoria storica alle elezioni parlamentari anticipate, interrompendo il lungo dominio politico del Partito Progressista Serbo (SNS), al potere dal 2012.

Secondo i dati preliminari della Commissione elettorale repubblicana (RIK), la lista Studenti pobeđuju (Gli studenti vincono) ha ottenuto il 52,65% dei voti, contro il 39,22% della coalizione sostenuta dal presidente Aleksandar Vučić, che ha riconosciuto la sconfitta.

Ma questa vittoria non si racconta soltanto attraverso i numeri. È la storia di un movimento che ha trasformato l’indignazione in partecipazione, coinvolgendo cittadini di ogni generazione, dentro e fuori i confini della Serbia.

 

Un’affluenza record e una vittoria che apre una nuova fase

Fin dalle prime ore è apparso evidente che il 25 ottobre sarebbe stata una giornata straordinaria.

Alle 10 aveva già votato il 19,72% degli aventi diritto, contro il 9,94% delle elezioni parlamentari del 2023. Alle 14 l’affluenza aveva raggiunto il 46,53%, rispetto al precedente 32,38%.

Alla chiusura delle urne, la Lista degli studenti ha stimato una partecipazione del 69,1%. I successivi dati preliminari della RIK hanno indicato il 68,78%, circa dieci punti percentuali in più rispetto al 58,77% del 2023.

Numeri che non significano un consenso unanime, ma raccontano una società molto più mobilitata, determinata a partecipare alle decisioni sul proprio futuro.

Quando sono arrivati i primi risultati, le piazze di Belgrado, Novi Sad, Niš e di altre città si sono riempite di persone. Ma insieme agli inviti a festeggiare, gli studenti hanno lanciato un messaggio di responsabilità: celebrare senza violenza, provocazioni o distruzioni.

Una scelta coerente con il carattere prevalentemente pacifico che ha contraddistinto la loro mobilitazione, pur attraversata da tensioni e singoli episodi di violenza.

La vittoria, hanno ricordato, non rappresenta la fine del percorso. Restano da affrontare la corruzione, il rafforzamento delle istituzioni, l’indipendenza della giustizia e le profonde divisioni politiche del Paese.

 

Dalla richiesta di giustizia alla Lista degli studenti

Tutto è iniziato il primo novembre 2024, con il crollo della pensilina della stazione ferroviaria di Novi Sad, una tragedia che ha provocato 16 vittime ed è diventata il simbolo della corruzione e della mancanza di trasparenza denunciate nel Paese.

Gli studenti hanno reagito organizzando blocchi universitari, assemblee e manifestazioni. Per mesi hanno attraversato la Serbia a piedi e in bicicletta, raggiungendo anche piccoli centri e coinvolgendo cittadini di ogni generazione.

Ma la vera novità è stata la creazione della Studentska lista – Studenti pobeđuju. Anziché fondare un partito tradizionale o candidarsi personalmente, gli studenti hanno deciso di scegliere 250 rappresentanti della società civile, tra medici, professori, avvocati, artisti, agricoltori e professionisti.

La selezione è avvenuta attraverso i plenumi, assemblee studentesche nelle quali ogni facoltà poteva proporre candidati, discuterne i profili e votarli. Oltre 80 assemblee hanno partecipato al processo, con un sistema di controlli incrociati: le candidature potevano essere contestate dagli altri plenumi e l’esclusione richiedeva un voto di maggioranza. L’obiettivo era evitare che singoli individui o gruppi potessero imporre le proprie scelte.

Il 15 settembre 2026, con 69.099 firme valide, la lista è stata ufficialmente ammessa alle elezioni. Il suo principio era chiaro: non sostituire un leader con un altro, ma affidare le istituzioni a persone considerate competenti e responsabili verso i cittadini.

 

La forza di una Serbia connessa

Uno dei risultati più importanti degli studenti è stato riuscire a mobilitare persone di generazioni, città e realtà sociali differenti.

Attraverso Instagram, Facebook, TikTok e una rete di pagine locali hanno costruito un sistema di comunicazione indipendente dai tradizionali canali politici. Il profilo @studenti_u_blokadi, diventato un punto di riferimento per centinaia di migliaia di persone, ha contribuito a coordinare iniziative, diffondere informazioni verificate e contrastare la disinformazione.

I social non sono stati soltanto strumenti di protesta, ma veri canali di servizio pubblico: dalle informazioni sulle manifestazioni alle istruzioni elettorali, fino al coordinamento dei volontari.

La capacità degli studenti è stata trasformare una comunità digitale in una rete concreta di partecipazione, restituendo a molti cittadini la convinzione che il cambiamento fosse possibile.

 

Dall’Italia al Giappone: votare nonostante tutto

La mobilitazione ha raggiunto anche i serbi che vivono all’estero, per i quali esercitare il diritto di voto ha richiesto spesso uno sforzo considerevole.

In Italia erano disponibili soltanto tre sedi elettorali: Milano, Roma e Trieste. Per migliaia di persone questo ha significato affrontare lunghi viaggi, organizzare spostamenti e attendere in fila per ore. A Trieste, la Rai ha documentato code di cittadini arrivati anche dal Veneto e da altre località del Nordest.

Le difficoltà non riguardavano soltanto le distanze. Era necessario registrarsi in anticipo e adattarsi agli orari stabiliti dalla Serbia, anche quando questi non coincidevano con quelli locali.

A Tokyo, per esempio, si è votato dalle 15 del 25 ottobre fino alle 4 del mattino successivo. A Los Angeles le operazioni sono iniziate alle 23 del sabato, proseguendo durante la notte. Lunghe file sono state documentate anche a Francoforte, Londra e Vienna, mentre cittadini a New York e in altre città del mondo hanno partecipato alla consultazione.

Sono nate perfino reti di volontari per condividere viaggi e offrire ospitalità a chi doveva raggiungere un seggio lontano.

Una partecipazione che racconta quanto forte sia rimasto il legame con il proprio Paese, anche per chi ha costruito altrove la propria vita. Per molti, votare significava contribuire alla possibilità di un futuro diverso, forse anche di un ritorno.

 

Difendere ogni voto: controllori, informazioni e lotta alle irregolarità

Gli studenti sapevano che mobilitare gli elettori non sarebbe bastato. Era necessario anche vigilare sulla correttezza delle operazioni elettorali.

Per questo hanno organizzato una rete di migliaia di volontari e controllori, distribuiti nei seggi e sul territorio, con il compito di monitorare il voto e documentare eventuali irregolarità.

Tra quelle segnalate il 25 ottobre figura il sospetto di utilizzo del cosiddetto “bugarski voz” (treno bulgaro), una tecnica di frode elettorale nella quale una scheda già compilata viene consegnata a un elettore, che la inserisce nell’urna e porta fuori quella ricevuta al seggio. La scheda vuota viene quindi compilata e consegnata a un altro elettore, creando una catena di voti controllati.

L’organizzazione indipendente CRTA ha denunciato alla polizia un sospetto episodio di questo tipo a Veternik, vicino a Novi Sad. Una segnalazione che richiede accertamenti, così come le altre irregolarità riportate durante la giornata.

Parallelamente, gli studenti hanno continuato a comunicare attraverso i social, spiegando ai cittadini come votare e difendere i propri diritti.

Hanno ricordato che chi era già in fila alle 20 aveva comunque diritto a votare, anche dopo la chiusura ufficiale dei seggi. Hanno inoltre diffuso indicazioni per chi subiva pressioni o intimidazioni, spiegando come tutelare la segretezza del voto e correggere eventuali segni sulla scheda secondo le regole elettorali, anche nei casi in cui qualcuno pretendesse una fotografia del voto espresso.

Dopo la chiusura delle urne, gli appelli sono proseguiti: restare vigili, seguire lo scrutinio e sostenere pacificamente il lavoro dei controllori.

Il messaggio era chiaro: ogni voto doveva essere libero, rispettato e correttamente conteggiato.

 

Il 25 ottobre, un kolo che unisce il mondo

Il kolo, la danza tradizionale serba in cui le persone si prendono per mano formando un cerchio, è forse l’immagine più bella per raccontare questa giornata.

Il 25 ottobre si è ballato nelle piazze della Serbia, mentre gli espatriati da New York a Milano, da Francoforte a Tokyo celebravano, anche a distanza, una vittoria attesa da anni.

Un cerchio simbolico capace di unire chi è rimasto e chi è partito, chi ha manifestato nelle strade e chi ha seguito tutto da migliaia di chilometri di distanza.

Gli studenti hanno dimostrato che organizzazione, solidarietà e partecipazione possono trasformare una richiesta di giustizia in un cambiamento reale.

Il 25 ottobre è stata una giornata di festa. Dal 26 ottobre comincia il lavoro per costruire la Serbia che milioni di cittadini hanno chiesto.

E dopo quasi due anni di proteste, una parola continua a risuonare nelle piazze e sui social: PUMPAJ!

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Serbia's President Aleksandar Vucic greets his supporters gathered during a huge rally in his support, apparently designed to counter student-led gatherings in Belgrade, Serbia, Saturday, April 12, 2025. (AP Photo/Darko Vojinovic)