Il presidente francese Emmanuel Macron ha approfittato del discorso di inizio anno gli ambasciatori per tornare a fare il punto sulla sua visione dell’Europa nell’immediato futuro.
«Il risveglio dell’Europa della difesa è fondamentale» ha dichiarato il capo di stato, rivendicando il ruolo francese nell’accelerazione di Bruxelles sul riarmo e sugli investimenti per l’industria bellica nel Vecchio continente. La valutazione alla base, che Macron aveva già espresso nel discorso dell’anno scorso – che cita direttamente, a dimostrazione della continuità programmatica dell’Eliseo – è che le grandi potenze sono diventate una minaccia per il Vecchio continente e quindi è il momento di ritornare a un ruolo di primo piano sullo scacchiere internazionale. «Siamo in un mondo che abbandona progressivamente le regole adottate dal secondo dopoguerra a oggi» insiste il presidente, «le istituzioni del multilateralismo funzionano sempre meno, ci affacciamo a un mondo di grandi potenze che hanno la tentazione di dividersi il pianeta e credo che ciò che è successo negli ultimi mesi e negli ultimi giorni non sottrae nulla a questa constatazione». Il riferimento, per niente velato, è all’operazione militare degli Usa contro Nicolas Maduro in Venezuela.
Del resto, per la prima volta, le parole che Macron riserva all’amministrazione di Washington sono molto dure: «Gli Usa sono una potenza costituita ma che si allontana progressivamente da alcuni dei suoi alleati e si affranca dalle regole internazionali che promuoveva fino a poco fa, sia che si tratti del commercio, sia di alcuni elementi di sicurezza o di alcune restrizioni». Ma non è l’unico problema europeo. «La Cina è una potenza in costante crescita obbligata a scegliere partenariati diversificati che, tuttavia, testimoniano un’aggressività commerciale sempre più disinibita, soprattutto dopo il periodo del Covid, e che oggi fa del male all’economia europea». Senza contare le minacce militari, che sono indicate come «potenze di destabilizzazione». «La Russia» ad esempio, «in Ucraina, in altri contesti geografici ma anche per le ingerenze informatiche che ci minacciano». O l’Iran «e molti altri stati». Dunque il rischio che Macron vede e che a suo modo di vedere «si sta avverando» è l’indebolimento di tutte le istituzioni nelle quali si possono «risolvere le questioni comuni», un rischio di indebolimento «della nostra Europa che di fronte a questa brutalità e alla legge del più forte sarebbe l’ultimo spazio dove noi continuiamo a richiamare le regole del gioco che gli altri non rispettano più. E sarebbe il rischio di sparizione che alcuni vedono arrivare o denunciano».
La violenza dell’azione estera di Donald Trump e l’aggressività commerciale della Cina spingono Macron a parlare di un rischio concreto di ri-colonizzazione, neo-imperialismo e vassallizzazione. Un’Europa ancillare che si limiti a lamentare, «dal punto di vista morale», cosa è giusto o no ma sia ridotta a «potenza impotente». Rimanere spettatori e «commentare» ciò che avviene assegnando patenti morali oppure cedere al disfattismo sono i due mali maggiori che l’Eliseo sottolinea. «Il solo percorso che mi sembra degno, possibile, è di rendersi conto che siamo molto più forti di quanto gli altri pensano se siamo in grado di unirci ulteriormente e che il cuore della nostra azione è di continuare a rafforzarci e di avere più logica di potenza». In altri termini: «difendere completamente i nostri interessi e continuare a difendere la nostra influenza dovunque il multilateralismo efficace può essere difeso e di assumere questa linea totalmente». Militarmente, commercialmente, strategicamente.
In questo senso il riarmo europeo, la coalizione dei Volenterosi e le garanzie di sicurezza proposte all’Ucraina il 6 gennaio sono, per Parigi, un successo storico. «Il nostro piano che ha permesso la costruzione di garanzie di sicurezza concrete per l’Ucraina è una vera rivoluzione della cultura strategica europea. Accompagniamo la diplomazia Usa e la ringrazio, ma siamo riusciti a ricentrare questi interessi e a fare in modo che i nostri interessi siano presi in considerazione. Noi non possiamo accettare la sconfitta dell’Ucraina, il sacrificio degli interessi europei e ora che la nostra sicurezza è presa in considerazione da questa coalizione le cose stanno cambiando».
Gli avversari, racchiudibili in quella che Macron definisce «Internazionale reazionaria», vogliono annichilire l’Europa, costretta a subire l’aggressività neo-coloniale delle grandi potenze. «Bisogna farsi carico totalmente la nostra ambizione diplomatica nella partita che si gioca oggi a livello globale, che deve essere di difendere i nostri interessi di fronte alla minaccia di cinesi e statunitensi. La risposta deve essere semplice. Primo: protezione, che non è il protezionismo, ma rendersi conto che non siamo semplicemente un mercato che si deve integrare ma una potenza industriale commerciale doganiera che deve proteggersi di fronte alle regole sleali. È un cambiamento di sistema». E, secondo, una diplomazia comune, messa in campo, con una Difesa comune. La formula che non viene usata, ma che resta sullo sfondo a ogni frase a effetto di Macron è un vecchio cruccio di Parigi: l’esercito comune. I Volenterosi in questo contesto sono designati come l’embrione di uno sviluppo in questo senso. Il supporto economico e militare all’Ucraina diventa l’emblema di questo cambio di rotta. E il leader transalpino in questo ambito intende accelerare, sfruttando la presidenza temporanea del G7.
L’obiettivo è riformare l’Onu dall’interno. «Occuparsi della governance internazionale potrebbe sembrare strano, paradossale» in un momento in cui la “legge del più forte” sembra diventare la norma. «Ogni giorno le persone si domandano se la Groenlandia sarà invasa, se il Canada diventerà il 51° stato degli Usa o se Taiwan sarà circondata ulteriormente. Al contrario, io penso che è il momento giusto. In effetti, forse è il solo momento buono che ci resta per reinvestire davvero nella riorganizzazione dell’Onu, constatando che il primo azionista non ci crede più, che il secondo non si disimpegna totalmente ma alla fine è un po’ inquietante per alcuni, e che nessuno sa dirci qual è l’istituzione che è più rispettosa dell’ordine internazionale delle nazioni e di tutto ciò che difendiamo ogni giorno». Ma non farlo sarebbe un errore madornale, «perché diverremo le vestali di un ordine, di un tempio che stiamo lasciando scomparire». Non manca un cenno alla riunione del G7 che si terrà a giugno. «Il G7 non deve essere un blocco anti-cina o anti-Brics e non deve lasciare che i Brics diventino un blocco anti-G7. Questo sarebbe l’errore peggiore».
Ma l’ultimo pensiero torna all’organizzazione interna. «Oggi l’Europa è una potenza che impone troppe regole ai suoi attori e che non li protegge abbastanza dalle minacce esterne, soprattutto in un’epoca di concorrenza sleale. Noi vogliamo rispettare gli altri, ma esigiamo rispetto».
Sabato Angieri