L’ordine di Zelensky: tenere Pokrovsk a tutti i costi

L’ordine di Zelensky: tenere Pokrovsk a tutti i costi

Soldati ucraini in trincea

Secondo i russi la conquista di Pokrovsk è ormai solo questione di tempo. Poco tempo, a giudicare dai messaggi entusiastici che riempiono i canali telegram dei blogger di guerra e le dichiarazioni della Difesa. Si parla di decine di soldati ucraini che si arrendono, dei quali i vertici dell’esercito hanno anche pubblicato dei presunti video, di reparti d’assalto che si rifiutano di attaccare per provare a rompere l’assedio per paura di andare incontro a morte certa, come già successo ad altre squadre. Intanto le dichiarazioni degli alti ufficiali ucraini sono contrastanti. Uno di questi avrebbe riferito all’emittente tv Gromadske che il nemico ha già occupato il 60% della cittadina e che si combatte ormai casa per casa. Il comandante in capo delle forze armate di Kiev, Oleksander Sirski, ha invece annunciato un’operazione su vasta scala per provare a ricacciare indietro il nemico. Il che è probabile, se non si spezza l’avanzata russa ora l’accerchiamento è ormai certo.

Molto critico sulla gestione della difesa di Pokrovsk è stato lo staff dell’ex-capo dei militari ucraini, Valerii Zaluzhni, che ha attaccato le decisioni prese dai generali e l’assenza di una catena di comando chiara che permettesse di salvare vite. La ritirata, se organizzata bene e se parte di un piano più ampio, non è per forza una sconfitta, si legge nel breve testo che di fatto punta il dito contro l’attuale capo Syrski. Al momento Zelensky ha quantificato in 170mila le forze russe che stanno attaccando Porkovsk, con un rapporto sfavorevole agli ucraini di almeno 8 a 1.

Ma è molto probabile che Zelensky abbia dato l’ordine di resistere il più possibile perché in una fase del genere Kiev non può permettersi una sconfitta. Infatti ieri è stato dato grande risonanza al video che riprende alcuni soldati ucraini re-issare la bandiera gialloblù sull’edificio del comune. Il che non è affatto strano, né unilaterale. È la prima volta, infatti, che la Difesa di Mosca arriva a gioire per la conquista di «35 edifici» e utilizza questo dato nei comunicati ufficiali. Entrambe le informazioni non fanno altro che confermare un dato: a Pokrovsk si combatte casa per casa. In una zona dove, secondo fonti ucraine, «rimangono 1.200 civili e l’evacuazione dalla comunità è praticamente impossibile a causa delle precarie condizioni di sicurezza». Lo ha dichiarato in una conferenza stampa online Dmytro Petlin, capo del Dipartimento di protezione civile, mobilitazione e difesa dell’amministrazione statale regionale di Donetsk, come riporta Ukrinform. Il totale dei civili ancora nella zona, comprese le aree limitrofe al centro urbano, ammonterebbe a 1800. Prima della guerra in questa cittadina vivevano circa 60mila persone.

Gli ucraini stanno cercando di resistere in tutti i modi. A Pokrovsk hanno mandato i loro migliori reparti: non solo gruppi d’assalto dell’esercito, ma squadre selezionatissime del Gur, i servizi segreti militari del celebre tenente colonnello Kyrylo Budanov. L’equipaggiamento migliore, gli uomini più addestrati, il massimo della copertura aerea e terrestre per una missione che si annuncia disperata e fondamentale.  Secondo alcune ricostruzioni, tra l’altro, Budanov, insieme al Comandante in capo delle forze armate di Kiev Oleksandr Syrsky si è recato sul campo, a pochi chilometri nelle retrovie della città assediata, per ispezionare le truppe e seguire direttamente le operazioni. L’obiettivo è sia quello di far sentire agli uomini che il Comando è vicino, sia di cercare in tutti i modi di posticipare la ritirata. Pokrovsk è diventato il simbolo di questa fase perché dall’esito della battaglia sembra dipendere il futuro dei negoziati. Poco importa che la cittadina del Donetsk è assediata da 14 mesi, il punto è convincere gli Usa e il mondo che la propria versione è quella corretta.

Per Mosca significa dimostrare che quanto sostiene Vladimir Putin è la realtà. Ovvero che se non gli si cederà la parte che resta del Donetsk se la prenderà manu militari. Diverse ricostruzioni sostengono che nell’ultimo incontro a Washington Trump era talmente convinto di questa tesi da averla urlata in faccia a Zelensky sbattendo le mani su una mappa del Donbass. Né il Cremlino né la Casa bianca hanno chiuso del tutto la porta ai negoziati, ma si è tornati a rimandare. Ieri il portavoce di Putin, Dmitri Peskov, ha dichiarato che un incontro tra i due presidenti è possibile ma al momento è più urgente un lavoro sull’eventuale accordo con Kiev. Per Zelensky, invece, Pokrovsk potrebbe essere la tomba delle sue ambizioni di armi e accordi con gli Usa. Il presidente lo sa e ha ordinato la resistenza a tutti i costi.

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