Iran: oltre 1000 esecuzioni da Gennaio. È continua violazione dei diritti umani

Iran: oltre 1000 esecuzioni da Gennaio. È continua violazione dei diritti umani

Sono oltre 1.000 le esecuzioni capitali eseguite in Iran in questo 2025, un numero senza precedenti negli ultimi 30 anni. L’organizzazione Iran Human Rights ha comunicato che da Gennaio al 24 Ottobre 2025 si sono registrate ben 1.187 impiccagioni.

Dati però che non possono considerarsi certi perché soltanto il 10% delle esecuzioni viene riportato da fonti ufficiali, è presumibile quindi che il numero sia più alto.

Queste cifre confermano come la pena di morte sia utilizzata in modo sistematico dal regime teocratico per reprimere e impaurire i cittadini: l’anno scorso furono almeno 975 le persone impiccate. Nella Repubblica islamica dunque la pena di morte non può essere considerata una misura giudiziaria né un’eccezione, ma parte integrante della politica di sicurezza del regime; essa incarna a tutti gli effetti una “politica statale di intimidazione e controllo sociale”, per usare la definizione data da Iran Human Rights Monitor.

Nel report Is a Human Catastrophe Unfolding in Iran’s Prisons? (Nelle carceri iraniane si sta consumando una catastrofe umana?) di Iran Human Rights Monitor, si denuncia come a termine del conflitto di giugno la Repubblica islamica abbia intensificato l’eliminazione fisica dei detenuti. Il regime sanguinario degli ayatollah temendo una rivolta del popolo cerca di silenziarlo applicando agli oppositori e ai manifestanti condanne prive di qualsiasi fondamento giuridico e sentenziate dopo processi farsa in cui agli imputati non è stato consentito difendersi (o di essere difesi), o a cui sono state estorte confessioni tramite l’uso della tortura.

Secondo gli esperti il regime della Repubblica islamica sta applicando il medesimo modus operandi che fu adottato nelle esecuzioni di massa del 1988 quando migliaia di prigionieri vennero giustiziati in meno di tre mesi, in segreto e senza aver ricevuto alcuna assistenza legale.

A tal proposito l’Associazione Donna – Vita – Libertà di Firenze commenta così l’attuale escalation di esecuzioni: «Siamo profondamente preoccupate/i e atterrite/i per la facilità con cui il regime applica la pena capitale. Il mercoledì precedente alla Giornata Internazionale contro la pena di morte del 10 ottobre, sono state giustiziate 15 persone. Nel 2025 sono stati impiccati più di mille detenuti battendo il record di esecuzioni in Iran degli ultimi trent’anni. Purtroppo dopo la guerra tra Iran e Israele i media non hanno prestato attenzione alla situazione drammatica in cui versava, e versa, il popolo iraniano, e il regime, come sempre impunito, ha intensificato ancora di più le esecuzioni e gli arresti ingiustificati, molti dei quali con l’accusa infondata di essere “spie per Israele”. Come Associazione chiediamo che venga posta attenzione sui crimini e le costanti violazioni dei diritti umani che vessano il popolo iraniano. Come iraniane e iraniani saremo sempre a fianco del nostro popolo e faremo tutto il possibile affinché la situazione dell’Iran non cada nel dimenticatoio».

L’Associazione Donna – Vita – Libertà Firenze è impegnata da anni nel territorio italiano. È meritevole di esser riuscita a far conferire la cittadinanza onoraria di Firenze al rapper iraniano Toomaj Salehi il 3 luglio 2023 e, assieme al contributo di altre associazioni, a Pakhshan Azizi il 14 Aprile 2025, oltre che a riconfermare la cittadinanza onoraria per il Comune di Poggibonsi a Varisheh Moradi il 26 Maggio 2025.

La cittadinanza onoraria conferita a detenuti politici condannati a morte è ritenuto un valido strumento per sensibilizzare l’opinione pubblica su ciò che accade in Iran e per far conoscere la storia e la vita dei detenuti, intende inoltre esercitare pressione sul regime iraniano affinché annulli le sentenze di morte.

Le vittime del regime uccise quest’anno tramite pena capitale

Nel 2025, informa Iran Human Rights, a essere impiccati sono stati perlopiù detenuti accusati di reati legati a crimini di droga, mentre il 43% delle esecuzioni ha riguardato condanne per omicidio. 49 persone sono state giustiziate con l’accusa di moharebeh (inimicizia contro Dio), efsad-fil-arz (corruzione sulla terra) e baghy (ribellione armata). Undici tra questi sono stati accusati di condurre “spionaggio per Israele”. Il numero delle donne giustiziate è superiore a 30. A preoccupare è inoltre anche l’esecuzione di detenuti appartenenti alle cosiddette “minoranze” tra cui beluci e curdi, ma anche gli afghani, già vittime di una feroce campagna di deportazione peggiorata all’indomani della guerra di giugno, sono stati perseguitati dal regime e condannati a morte.A rendere ancora più drammatica una situazione già tragica di per sé, è il fatto che 7 persone sono state impiccate pubblicamente, e durante almeno una di queste impiccagioni, informa Center for Human Rights in Iran, tra gli spettatori è stata rilevata la presenza di bambini.
Le autorità hanno registrato il maggior numero di esecuzioni effettuate quest’anno nelle prigioni di Ghezel-Hesar vicino a Karaj, di Dastgerd a Isfahan, e nella prigione di Adel Abad a Shiraz.

Tra le esecuzioni ricordiamo quelle di Babak Shahbazi, impiccato segretamente nella prigione di Ghezel-Hesar il 17 settembre e costretto a confessare davanti alla telecamera di aver collaborato con Israele dopo che le autorità avevano minacciato di arrestare sua figlia di 16 anni, e quella del 28 settembre di Bahram Choobi Asl: undicesimo uomo ad essere giustiziato per spionaggio nel 2025. Tra i sostenitori del movimento rivoluzionario “Donna – Vita – Libertà” giustiziati quest’anno figurano: Mehran Bahramian impiccato a Isfahan il 6 Settembre, mentre prima di lui, l’11 giugno, nella prigione di Ahvaz è stato giustiziato Mojahed Kourkour, arrestato durante le proteste nel 2022.

A luglio invece sono state eseguite le condanne a morte di due prigionieri politici: Behrouz Ehsani e Mehdi Hassani, entrambi appartenenti all’Organizzazione Mojahedin del popolo iraniano.

Per quanto il regime sanguinario della Repubblica islamica provi con ogni mezzo a silenziare il popolo iraniano, la resistenza non riesce ad essere soffocata nemmeno dietro le sbarre.Sebbene infatti le esecuzioni di prigionieri politici non rappresentino la maggioranza, destano ugualmente una profonda preoccupazione sociale, per questo da quasi due anni i detenuti di 52 carceri in tutto l’Iran aderiscono alla campagna “No al martedì delle esecuzioni“, iniziativa che ogni martedì prevede uno sciopero della fame contro la pena di morte.

 

 

 

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