Presente alla Festa del Cinema in concorso nella sezione Progressive Cinema, Wild Nights, Tamed Beasts segna l’esordio alla regia di Wang Tong.
Ispirato da un fatto di cronaca, il regista mette in scena la paura inesorabile dell’invecchiamento e il conseguente dubbio morale legato ad una sorta di eutanasia fai da te di cui una dei due protagonisti si serve per uccidere – o liberare? – i suoi anziani pazienti.
Al centro della narrazione, un atipico intreccio tra un noir con atmosfere distorte, una storia d’amore priva di sentimento e situazioni che richiamano fortemente il cinema di Haneke o Von Trier, vi sono Ye Xiaolin e Ma Deyong, rispettivamente badante di anziani e ammaestratore di un vecchio leone. Quest’ultimo, ormai da tempo affezionato solo all’animale che accudisce, si innamora perdutamente e – per certi versi – inspiegabilmente della prima, nuova caregiver del padre dell’uomo, costretto ad una condizione di semi-immobilità a causa di due ictus. Ye Xiaolin, inizialmente schiva e fredda, sembra, concedersi quando intravede in Ma Deyong la stessa scintilla che la porta ad uccidere i suoi assistiti; tuttavia, tale apparente affinità guida i protagonisti ad un finale che esporrà le debolezze di entrambi.
In quest’opera, Wang Tong si serve di una messa in scena spoglia e minimalista dominata da un ritmo lento – che fa il paio con una quasi totale assenza di movimento o di picchi emotivi – che, tuttavia, sembra non voler portare, o non essere in grado, di portare fino in fondo: alcune scene e alcune sequenze – quelle che lui stesso ritiene essere le più importanti all’interno della narrazione – subiscono improvvisi cambi di registro, tono e, soprattutto, ritmo, andando, di fatto, a distruggere completamente un’atmosfera che, anche se non è possibile definire riuscita, si può certamente definire interessante. Nel medesimo solco, alcune scelte atte a comunicare extradiegeticamente l’interiorità dei personaggi, seppur per certi versi intriganti, risultano essere del tutto fuori focus e figlie di una maniera che il regista non è ancora in grado di controllare.
Parallelamente, la scrittura soffre degli stessi della regia: crolla sotto la gestione altalenante di toni e ritmi che il cineasta non riesce a controllare. Anche in questo caso alcune scelte sembrano in grado di stimolare l’interesse e l’attenzione dello spettatore che, purtroppo, vengono travolti da una scrittura poco centrata e una narrazione incapace di andare a fondo nell’interiorità dei personaggi e del loro rapporto.
Wild Nights, Tamed Beasts, in conclusione, risulta essere un film che promette molto e mantiene molto poco; una serie di scelte interessanti – registiche e visive piuttosto che narrative – non riescono a salvare un’opera che crolla sotto il peso enorme dell’ambizione e del desiderio di spessore.
Il film non ha ancora una data di uscita nelle sale italiane.
Sebastian Angieri