A due anni da Dogman, Luc Besson torna in sala e lo fa richiamando in scena il vampiro per eccellenza: Dracula: A Love Tale, presente alla Festa del Cinema nella sezione Grand Public, mostra l’ennesima variante della storia del celebre conte, stavolta incentrata su toni amorosi, action e, per certi versi, da musical.
Quando ci si trova alle prese con un personaggio che ha segnato la nostra storia culturale – non solo cinematografica – i paragoni con le opere passate risultano, purtroppo, sempre impietosi; ritengo, dunque, utile in questa istanza una trattazione che riguardi questo film e che non si avventuri in facili quanto – in questo caso – retorici paragoni. Facili e retorici perché questo film non si avvicina minimamente – e in fondo non intende nemmeno farlo – a capolavori come i Nosferatu di Murnau e Herzog (vede da molto lontano anche la recente trasposizione di Eggers) o al Bram Stoker’s Dracula di Coppola ( di cui il film è comunque profondo debitore).
In quest’opera Besson si allontana di molto dal libro di Bram Stoker e traduce la storia di Dracula in un linguaggio a lui più congeniale. Come detto, dunque, il centro diviene l’amore: un sentimento mostrato sin da subito come tanto romantico quanto fisico. A ciò si aggiungono le sequenze action e di lotta che fagocitano completamente il gotico e l’horror e alcune sequenze che si servono di una messa in scena estremamente teatrale per strizzare l’occhio al musical. Una serie di elementi e una commistione di generi ed elementi di cui Besson da sempre si è servito per mettere in scena i suoi film.
Niente di nuovo, dunque, per chi è abituato al cinema di questo regista francese così fuori dal modo di fare dei suoi connazionale. Tuttavia, se, da una parte, i suoi aficionados apprezzeranno probabilmente questo nuovo film, dall’altra, il grande pubblico farà estremamente fatica a passare oltre agli evidenti difetti generati da questo disomogeno miscuglio. In particolare alla direzione e alla narrazione.
Partendo dalla regia, si può affermare che quest’ultima è quantomeno confusionaria, per non dire disordinata e non controllata. All’interno di una messa in scena estremamente mutevole, a volte anche ingiustificatamente, i personaggi fanno fatica a vivere ed agire. Si passa troppo rapidamente dall’action al sentimentale, dal serio all’ironico, dalla tensione alla rilassatezza. Inoltre, a causa di scelte discutibili – su tutte, i gargoyle assistenti del conte – l’opera cade continuamente nel kitsch, rischiando anche di arrivare al trash.
Parallelamente, la scrittura soffre degli stessi difetti e, anzi, li amplia. La vicenda narrata, per quanto lineare, subisce rallentamenti o accelerazioni del tutto dannose per l’opera. Alcune sequenze o scelte procedono, di nuovo, verso l’orizzonte del kitsch – in primis, il profumo e la sequenza in cui viene narrata la sua creazione. I personaggi, tutti escluso Dracula, sono piatti e senza alcun tratto forte in grado di distinguerli e ciò va ad intaccare anche le prove recitative dei membri del cast che spinti da una scrittura mediocre non riescono a restituire altro che un’interpretzione mediocre. Persino Dracula, interpretato da un discreto Caleb Landry Jones, è un personaggio bivalente che soffre di frequenti sbilanciamenti – impossibile pensare al signore del male che racconta la sua storia solo perché gli è stata chiesta come accade in una delle sequenze centrali dell’opera.
Dracula – A Love Story, dunque, è un film che non punta a voler dialogare con gli illustri predecessori o a cambiare per sempre la narrazione di un personaggio cristallizzato nella mente di ogni spettatore; tuttavia, purtroppo, è un film che non riesce neanche a fornire un intrattenimento di alto livello. I fan di Besson troveranno sicuramente delle motivazione per vederlo – e forse apprezzarlo – il resto del pubblico farà molta fatica.
Questo film uscirà nelle sale italiane il 29 ottobre.
Sebastian Angieri