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Nouvelle Vague – speciale Festa del Cinema

Nouvelle Vague – speciale Festa del Cinema

Presentato in anteprima in concorso al Festival di Cannes, Nouvelle Vague, nuovo film del regista statunitense Richard Linklater, è arrivato anche alla Festa del Cinema, dove fa parte della sezione “Best of”.

Il film, ambientato nella Parigi di fine anni Cinquanta, mette in scena la realizzazione della prima opera cinematografica di uno dei membri più radicali ed estremi di quegli enfants terribles che presero il nome di Nouvelle Vague. Quest’opera, che prende il nome proprio da quel movimento che cambiò per sempre il cinema francese e mondiale, segue, infatti, Jean-Luc Godard in quei giorni gloriosi e fuggevoli  compresi tra l’ideazione e la realizzazione di uno dei film più importanti di sempre: À bout de souffle (Fino all’ultimo respiro).

In fase di recensione sono molte le cose che si potrebbero dire di un film del genere: si potrebbe parlare delle scelte registiche, che non sono frutto di una mera volontà imitativa, ma che, al contrario, rendono omaggio a un inavvicinabile e inimitabile come Godard proprio grazie allo stile sognante, malinconico e in un certo senso favolistico scelto da Linklater; oppure si potrebbe analizzare la meravigliosa fotografia in bianco e nero, che, di nuovo, non imita ma riesce a ricreare e reimmaginare una Parigi che sembra vivere esclusivamente di fumo di sigarette e cinema. Sarebbe possibile parlare degli attori, quasi tutti in quest’occasione alla prima grande prova eppure in grado di interpretare con gran abilità la pletora di mostri sacri messi in scena oppure della scrittura, che caratterizza i ruoli e la narrazione con abilità, mescolando all’evidente riverenza che Linklater prova verso quei mostri sacri, una dose di acuta ironia e un afflato di realtà, seppur sognata, in grado di permettere ai personaggi di rivivere sullo schermo. Ci sarebbe, inoltre, anche l’occasione di discutere della complessa ricostruzione tecnica di una Parigi impossibile da dimenticare – anche grazie a opere senza tempo come À bout de souffle –  e che però, a causa di cambiamenti topografici e urbanistici, non esiste più.
Si potrebbe, dunque, discutere di tutto questo, eppure, in quest’occasione, non si parlerà di niente di tutto questo poiché davanti a un film di questo tipo il miglior argomento di cui trattare è il cinema stesso e la sua capacità di costruire ponti tra epoche, culture, società, sogni e, infine, persone. Nouvelle Vague fa parte di quei film che mettono l’evidenza del cinema al primo posto e che, nella loro finzione, ne restituiscono sinceramente l’essenza. Un’essenza impossibile da ancorare a un momento, un contesto e un luogo definito e che quindi nel momento della sua realizzazione perde la sua condizione di particolarità per abbracciare l’universalità di un nuovo linguaggio. Poco importa, dunque, che a raccontare Godard sia uno statunitense, poiché il genio francese diventa il tramite verso altro: un qualcos’altro che nella storia del cinema è sempre stato legato al dettaglio e che, al contempo, è sempre stato in grado di guardare all’insieme.

L’uscita di Nouvelle Vague nelle sale italiane ancora non è stata annunciata.

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