Sanae Takaichi, una “Lady di Ferro” per il Giappone

Sanae Takaichi, una “Lady di Ferro” per il Giappone

Sanae Takaichi, una “Lady di Ferro” per il Giappone

Conservatrice e oltre i 50 come Margaret Thatcher: è Sanae Takaichi, neo primo ministro del Giappone e prima donna a ricoprire questa carica.

Se siete ancora convinti che l’elezione a primo ministro di una donna in un qualsiasi Paese del mondo sia legata a un approccio più dolce e diplomatico dovrete ricredervi per l’ennesima volta.

Dopo la salita al potere di Giorgia Meloni in Italia, a diventare il centoquattresimo primo ministro del Giappone, con 237 voti su 465, per la prima volta in assoluto è stata una donna: la sessantaquattrenne Sanae Takaichi. Un politico dietro il cui aspetto distinto e rassicurante si celano idee radicali e radicate.

Takaichi viene spesso accostata all’ex primo ministro del Regno Unito Margaret Thatcher, che aveva solo 11 anni meno della premier giapponese quando venne eletta, il 4 maggio 1979. Ad accomunarle è certamente una posizione politica ultra-conservatrice e di destra. 

Non fa mistero, la neo-premier, delle proprie posizioni e affezioni, anche quando sono molto divisive. Controverse, ad esempio, sono le sue visite ripetute al Yasukuni Shrine, un santuario che onora anche condannati per crimini di guerra: visite fortemente contestate dai paesi vicini (Cina e Corea del Sud) come segno di mancato pentimento verso l’imperialismo giapponese del passato.

Takaichi viene criticata anche per il posizionamento favorevole sull’innalzamento della spesa pubblica, essendo il Giappone già fortemente indebitato.

Le origini della “Lady di Ferro” giapponese

Classe 1961, nata nella prefettura di Nara, il nuovo primo ministro ha origini modeste – il padre era impiegato di un’azienda automobilistica e la madre lavorava come poliziotta – ed è laureata in Economia Aziendale alla Kobe University.

Coltiva una forte passione per le auto sportive, tanto da possedere anche una patente di guida sportiva, e pare sia appassionata di manga e anime, che considera parte della cultura giapponese tradizionale, quindi importante da preservare.

Prima di aspirare a gestire l’azienda-Stato scendendo in politica, ha esercitato diverse professioni: tra le altre giornalista televisiva, collaboratrice politica e persino batterista in una band di heavy metal. Oltre che fan, come lei stessa ha dichiarato, di band come i Judas Priest e gli Scorpions.

L’ingresso in politica

Iniziò a pensare alla politica negli anni Ottanta, in un periodo nel quale le tensioni commerciali tra Stati Uniti e Giappone erano al culmine. Per comprendere quale fosse la percezione statunitense del suo Paese lavorò per un periodo nell’ufficio di una deputata democratica molto critica nei confronti del Giappone, Patricia Schroeder. In quell’occasione comprese come gli statunitensi tendessero a non fare distinzioni tra Giappone,  Cina e Corea del Sud. E si convinse dell’importanza di difendere la propria identità nazionale. 

Il battesimo del fuoco elettorale risale al 1992, quando si presentò da candidata indipendente e perse. Nel ‘93, invece, riuscì a fare il suo ingresso in Parlamento, eletta alla Camera dei Rappresentanti. È membro del Liberal Democratic Party (LDP), con il quale è stata eletta nuovo Primo Ministro. In precedenza è stata anche Ministro dell’Interno e delle Comunicazioni.

Paralleli e “padri putativi”

Politicamente parlando, Takaichi è erede putativa e protegée dell’ex primo ministro Shinzo Abe, del quale condivide in buona parte la visione politica. È dal quale ha tratto ispirazione per la sue politica economica, in continuità con la cosiddetta “Abenomics”: la politica economica di Abe, basata su spesa pubblica, allentamento monetario, riforme strutturali). Lei stessa ha spesso citato la  “Lady di Ferro” Margaret Thatcher come suo riferimento e faro a livello politico.

Le principali prese di posizione di Sanae Takaichi

In termini di politica economica, punta sulla continuità con l’Abenomics e si propone di rafforzare investimenti in settori strategici, garantire maggiore sovranità economica, limitare acquisizioni straniere in settori sensibili. Inoltre, ha dichiarato che il governo ha responsabilità anche sulla politica monetaria, suggerendo un ruolo più diretto del governo nelle decisioni economiche. 

Per quanto concerne il campo della sicurezza e quello delle relazioni internazionali, sostiene la revisione della Costituzione giapponese, e in particolare dell’articolo 9 che limita le attività militari, per dare un ruolo più autonomo alle forze di autodifesa. 

Analogamente alla sua omologa in Italia, ha posizioni dure sull’immigrazione, soprattutto contro l’immigrazione “massiccia”. E, che guardare ai cugini dell’Estremo Oriente, punta a intrattenere relazioni più forti con gli USA.

In ambito sociale, si posiziona decisamente a destra, opponendosi alla unioni tra persone dello stesso sesso, e sostenendo la successione maschile dell’impero nipponico. Sostiene l’attuale legge che attribuisce il medesimo cognome – di origine maschile – a entrambi i coniugi e ha invitato i giapponesi a lavorare “come cavalli da soma”. Dichiarazione controversa, in un Paese come il Giappone affetto dalla piaga delle morti da super-lavoro (“karoshi”).

Sostenitori e detrattori

Takaichi è apprezzata all’interno del campo conservatore del LDP, in particolare da chi condivide la visione “forte” del Giappone, nazionalista, e vuole rilanciare il ruolo internazionale del paese. Il nuovo primo ministro gode anche dell’appoggio di imprenditori o settori industriali che vorrebbero maggiore protezione e sostegno da parte dello Stato nelle filiere strategiche.

A contestarla sono i gruppi progressisti, sia in Giappone che all’estero, la percepiscono come troppo conservatrice sui diritti civili, diritti delle donne, su questioni sociali come il riconoscimento delle coppie omosessuali e l’eguaglianza. Il fatto che consideri gli Stati Uniti il suo interlocutore di preferenza le ha arginato le simpatie di Paesi vicini come Cina, Corea del Sud, che la criticano anche per le sue posizioni revisioniste sulla storia e per i contatti con il santuario Yasukuni.

Anche le sue politiche di stimolo economico destano preoccupazione in alcuni economisti e analisti finanziari: paventano rischi come l’aumento del debito pubblico, il possibile conflitto con la banca centrale e l’instabilità finanziaria. Anche all’interno del suo stesso partito, alcune frange moderate o liberali potrebbero essere riluttanti a seguirla pienamente, soprattutto su posizioni molto rigide.

Divisiva e certamente dirompente, Sanae Takaichi è il fil rouge che collega un Occidente sempre più diretto a destra all’Oriente che cerca sempre più il contatto con l’altra metà del mondo. Anche a costo di attirarsi molte critiche.

Condividi

Sullo stesso argomento

ita_rental_family_intl_27x40_1sht-2