Flaminia Zacchilli

Akira Toriyama: un ultimo saluto al papà di Dragon Ball 

Akira Toriyama: un ultimo saluto al papà di Dragon Ball 

Splash art di Dragon Ball © akira Toriyama's

Duecentosessanta milioni di copie vendute, per soli quarantadue volumi. Un cast di personaggi indimenticabili, che hanno accompagnato generazioni sin da bambini, conosciuti anche a chi non è appassionato d’animazione. Un’iconografia riconoscibile, infinitamente replicata nella cultura pop, pilastro del manga shonen – d’azione e destinato innanzitutto al giovane pubblico maschile – e dei suoi linguaggi narrativi. La mano ferma di Akira Toriyama, venuto a mancare il 1 marzo 2024 all’età di sessantotto anni, si sente ormai in tutto il mondo. 

La perdita del creatore di Dragon Ball, uno dei manga più conosciuti e amati di sempre, ha scosso il mondo intero con la sua dipartita. Il suo staff l’ha annunciato al mondo una settimana dopo, l’otto marzo, in accordo con le credenze shintoiste del compianto maestro. Sono subito fioccati gli encomi funebri da parte di appassionati da tutto il mondo, nonché dai colleghi, spesso ispirati per primi da lui. Anche chi aveva un’idea solo casuale di Goku, Vegeta e i loro compagni ha lasciato parole di commiato per il maestro. 

Akira Toriyama: le origini

Nato nel 1955, Akira Toriyama è da sempre introverso e riservato, rifugiandosi nelle sue passioni artistiche. Non solo il disegno, ma anche il modellismo in scala. Tra le sue influenze artistiche più care figurano Astro Boy, capolavoro del maestro fumettista Osamu Tezuka, e il film Disney La Carica dei 101: i dettagli anatomici degli animali e i tratti spigolosi dei personaggi sarebbero diventati un suo marchio di fabbrica. 

Nel 1980 prende vita il suo primo pilastro di cultura pop: Dr. Slump, nota in Italia anche come Dr. Slump & Arale. Una surreale commedia futurista con protagonista un geniale scienziato e una esuberante androide bambina, che si trova in situazioni assurde per la sua ingenuità e le sue doti soprannaturali. La piccola Arale diventerà un’icona pop ben prima di Goku, e giungerà anche a conoscerlo in vari episodi di Dragon Ball. 

Breve storia di Dragon Ball 

La storia editoriale di Dragon Ball ha inizio nel 1984 e si tratta, all’epoca, di una storia d’avventura dal tono più leggero e meno violento Si ispira al romanzo più famoso della letteratura cinese, Viaggio Verso l’Occidente. La vicenda vede protagonista il leggendario Sun Wukong, una scimmia provvista di forza sovrumana che impara le dottrine del Tao e le arti marziali – Toriyama lo trasforma in Son Goku (traslitterazione giapponese del suo nome), un bambino con una misteriosa coda da scimmia che vive da solo in una foresta. 

In questa prima saga vengono introdotti alcuni dei più riconoscibili personaggi della saga come la genietta Bulma e il “demone” dalla pelle verde Piccolo, poi fedele alleato di Goku e dei suoi amici.  

L’incarnazione di Dragonball più famosa è tuttavia la seconda, Dragon Ball Z. È all’estetica e alle tecniche narrative di tale saga che buona parte del pubblico associa il suo mondo narrativo. La componente fantascientifica di Dragon Ball, già anticipata con gli elementi scientifici e militareschi, si concretizza in un universo interplanetario ricco di razze aliene e mostruose. 

Goku, ora adulto e sposato, scopre di provenire da una razza di bellicosi guerrieri alieni, i Saiyan. Tra di loro vi è il principe Vegeta il cui arco di redenzione da rivale ad alleato ha fatto di lui uno dei principali antieroi shonen. Un notevole passo avanti sono anche i nuovi antagonisti, sempre più spietati e meno divertenti: spicca tra tutti il carismatico conquistatore Freezer. Fa qui inoltre la comparsa la trasformazione Super Saiyan, in cui i guerrieri si potenziano in combattimento concentrandosi, tingendo di biondo i loro capelli. 

Meno apprezzate sono le saghe future. Dragon Ball Super, unica altra saga realizzata dalla mano di Toriyama, vede Goku affrontare il dio distruttivo Lord Beerus, e prendere parte a un torneo di combattimento che coinvolge maestri di tutti gli universi. Altre saghe non ispirate dal manga e non realizzate da Toriyama – come lo spin-off Dragon Ball GT, in cui Goku viene ritrasformato in bambino e combatte assieme alla nipotina Pan – sono considerate anch’esse parte del canone. 

Dopo Dragon Ball: Toriyama nei videogiochi. 

Da Dragon Ball sono stati tratti ventiquattro film animati; più un adattamento americano, Dragon Ball Evolution, stroncato dalla critica e dai fan della saga. Justin Chatwin, interprete del poco fedele Goku della pellicola, ha rivolto a Toriyama le seguenti parole di commiato: «riposa in pace, fratello, e scusaci per il casino che abbiamo fatto con l’adattamento». 

Molto apprezzati, nel mito di Toriyama, sono anche i suoi videogiochi. Anche là emerge il suo caratteristico stile grafico, con capelli a punta, muscoli definiti, occhi affiliati e bocche sottili, riconoscibile a prima vista. Una delle prime a spiccare nella cultura di massa è la saga di videogiochi fantasy Dragon Quest, con un totale di undici titoli principali. Pupillo della mente di Yūji Horii, è prodotto dalla Enix (poi Square Enix), futura casa dell’amatissimo Final Fantasy, per il quale Dragon Quest sarebbe stata un’influenza cruciale. 

Altri titoli videoludici di Toriyama includono Chrono Trigger, incentrato su una squadra di viaggiatori del tempo, e Blue Dragon, su giovani eroi capaci di invocare mostri dalle loro ombre per combattere al loro posto. Lo stile di Toriyama in continua evoluzione carica i loro mondi di adrenalina, e anche l’azione si espande in ogni nuova installazione. 

Karoshi e Intelligenza Artificiale 

Si può dunque capire quanto grande sia l’influenza di Toriyama, e quanti autori successori hanno percorso sentieri da lui tracciati. Numerosi sono gli encomi dei colleghi già giovani. Tra i più sentiti c’è quello di Eichiro Oda – autore di One Piece, il fumetto più venduto del mondo, che vanta proprio Toriyama tra le sue influenze più forti. 

«L’ho ammirato tanto da quando ero bambino, quindi mi ricordo il giorno che per la prima volta mi ha chiamato per nome. Sulla via di casa dal giorno in cui tu usasti la parola “amico” per me e Kishimoto [autore del manga Naruto, nda], ricordo che eravamo entrambi colmi di gioia. […] Prego per il suo riposo in pace. Possa il paradiso essere il gioioso mondo che aveva visualizzato.» 

Anche Kishimoto piange il collega scomparso: «Ancora non so come gestire questo buco nel mio cuore. Non riesco nemmeno a leggere Dragon Ball, che pure adoro. Non penso neanche di poter comunicate bene questo messaggio al Sensei. […] Prego che Akira Toriyama-sensei possa riposare in pace». 

La morte dell’amatissimo Toriyama ha sollevato una conversazione che, nel mondo dei manga, è vecchia e sempre nuova. In Giappone esiste il termine karoshi, “morte per eccesso di lavoro”, che fa riferimento all’esaurimento di fatica per le condizioni estreme di lavoro. Toriyama è mancato a sessantotto anni, un’età relativamente giovane, per un ematoma subdurale acuto. 

Non si tratta del primo mangaka famoso ad accusare problemi di salute. Kentaro Miura, autore del potente fantasy adulto Berserk, è mancato a cinquantaquattro anni per una disseccazione aortica acuta, mentre già nel 1954 ci fu il caso mediatico di Eiichi Fukui, autore di manga per bambini, spentosi a soli trentatré anni. E sono in molti a sperare, nel pieno del lutto, che la perdita di un maestro tanto amato e rivoluzionario possa sollevare una conversazione su quelle sempre più frequenti tragedie. 

Un’altra conversazione sollevata dalla morte di Toriyama riguarda l’arte stessa. Molti utenti e pagine social di appassionati hanno encomiato il maestro perduto usando immagini realizzate con intelligenza artificiale. Mossa criticata da altri appassionati, in quanto i software della IA si servono di immagini preesistenti per costruire i loro lavori: quelle immagini sarebbero un vero e proprio furto dall’opera di Toriyama, e un insulto al suo duro lavoro di disegno manuale. Non essendo state realizzate da lui, non rappresenterebbero nemmeno un omaggio efficace al suo lavoro. 

Criticata inoltre anche la mancanza di attenzione dedicata alla tragedia da parte di Mediaset. Dragon Ball è uno dei più grandi successi dell’emittente, trasmessa su Italia 1 a partire dal 1996, ma non è stato dedicato alcun servizio alla scomparsa di Toriyama.

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