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Rental Family – speciale Festa del Cinema 2025

Rental Family – speciale Festa del Cinema 2025

Presente alla Festa del Cinema nella sezione grand public, Rental Family è il secondo lungometraggio della regista giapponese Hikari – già celebre per aver diretto 37 seconds e tre episodi dell’acclamata serie tv Lo scontro.

Nella contemporanea Tokyo, sempre in movimento e incapace di aspettare chi la vive, Philip Vanderpleog, un aspirante attore di mezza età, passa la sua vita a combattere tra provini falliti, solitudine e una vita apparentemente priva di scopo. Tale condizione di estrema tristezza, tuttavia, cambia totalmente quando l’uomo riceve una proposta inattesa: entrare a far parte di un’agenzia che fornisce temporaneamente familiari e amici in affitto. L’attore si trova così alle prese con un lavoro che ben presto lo porta a oltrepassare il limite della finzione e ha forti ripercussioni emotive anche su di lui: nei legami che crea con i suoi clienti, persone problematiche e bisognose di affetto, Philip,  non solo sviluppa legami affettivi forti e sinceri, ma riesce anche a trovare la strada per una vita degna di essere chiamata tale.

Il business descritto nel film – le agenzie che mettono al servizio di clienti paganti sconosciuti pronti a interpretare ruoli sociali ben definiti – viene subito presentato allo spettatore come un surrogato di quella terapia psicologica che in Giappone rappresenta ancora uno stigma sociale. Il film, dunque, appare sin da subito ancorato a una realtà diversa da quella che lo spettatore medio occidentale vive tutti i giorni. Tuttavia, adottando il linguaggio della commedia dolceamara – richiamo a un determinato filone del cinema statunitense – e inserendo un protagonista non giapponese incapace di integrarsi appieno, la regista riesce a trovare nella sua particolarità geografica una sorta di universalità emotiva in grado di coinvolgere tutti: al centro dell’opera, infatti, vi è il bisogno di relazioni emotive e sociali vere e stabili; non è un caso che il turning point del protagonista coincida col momento in cui viene travolto dalle conseguenze etiche e morali, piuttosto che lavorative, dell’apparente finzione in un legame.

La vera e propria forza trainante dell’opera, che comunque può vantare una scrittura piuttosto solida e una regia divertente e ritmata, giace nell’interpretazione degli attori che ne compongono il cast. I comprimari, tra cui Mari YamamotoTakehiro Hira, Akira Emoto e la giovanissima Shannon Mahima Gorman, svolgono un ottimo lavoro nel restituire allo spettatore le necessità emotive di cui hanno bisogno. Tuttavia, a svettare è l’interpretazione di Brendan Fraser. L’attore americano, dunque, dopo l’Oscar per The Whale, torna a impersonare un personaggio con profonde necessità relazionali e affettive; tuttavia, se in The Whale l’emotività è soggetta alla fisicità e tutto viene necessariamente portato all’eccesso, Rental Family lascia spazio a un’espressività quasi nascosta e ciò non fa altro che esaltare le doti dell’attore statunitense, che in questo caso regala al pubblico, un’interpretazione migliore e più centrata. La dolcezza, la semplicità e il dolore sono comunicati qui grazie a uno sguardo a cui fare sempre attenzione, all’esitazione di una bocca che sta per aprirsi ma che poi decide di far silenzio o alla lunghezza di un sospiro che non rilassa affatto un viso provato.

Rental Family uscirà nelle sale italiane a gennaio 2026.

 

 

 

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