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Il falsario – speciale Festa del Cinema 2025

Il falsario – speciale Festa del Cinema 2025

Presentato in anteprima alla kermesse romana nella sezione Grand PublicIl falsario è l’ultima fatica cinematografica del regista italiano Stefano Lodovichi.

Liberamente – o  meglio “falsamente”, come annunciato all’inizio dei titoli di testa – tratto dalla vita di Antonio Chichiarelli, questo film reimmagina la vita di una delle figure più enigmatiche dell’intrecciato sottobosco degli anni di piombo per mostrare sullo schermo cinematografico la Roma degli anni Settanta, divisa tra sogni, violenza, politica e criminalità. Lodovichi si serve, dunque, della vita del criminale per raccontare le diverse ambizioni di una generazione distrutta e sconvolta dal clima di tensione. Al centro della vicenda vi è Toni, un aspirante artista che a seguito di fortuite – o sfortunate – coincidenze diventa un formidabile falsario d’arte legato a doppio nodo con malavita e servizi segreti deviati. Per tutta la durata del film, infatti, gira attorno al protagonista una serie di personaggi atti a descrivere la multiforme realtà di un periodo storico complesso con larghi spazi sotterranei e oscuri: il capobanda malavitoso locale, l’inarrivabile mafioso siciliano, la gallerista con affari loschi, l’agente segreto e, infine, gli amici fraterni che rappresentano i diversi sentieri che potevano essere imboccati in quegli anni difficili. All’inizio del film, infatti, Toni giunge a Roma proprio insieme a questi due scapestrati e, come lui, anche loro vengono travolti dal periodo: Fabione diventa un militante delle Brigate Rosse e Vittorio un ambizioso prete. Intrappolato in una rete di affari che non riesce più a gestire e coinvolto suo malgrado nel caso del rapimento Moro, Toni si trova, dunque, costretto a far i conti con la sua ambizione e con il suo passato.

Il regista si smarca dal peso e dalla gravosità del contesto storico all’interno del quale prende vita la storia narrata utilizzando per larga parte il linguaggio della commedia, rifacendosi – o almeno tentando di rifarsi – a nomi come Risi o Monicelli. Tuttavia, questo approccio mediato da un tentativo di alleggerire il peso emotivo dell’evento che ha cambiato per sempre la società italiana è il primo e forse il più grande difetto di quest’opera. La scrittura fallisce il tentativo di ricostruzione nel momento stesso in cui la svuota: i personaggi restano personaggi e sembrano muoversi all’interno di una messa in scena in cui tutto ciò che succede sembra accadere per puro caso ed esigenze narrative.
Le enormi lacune della vita del reale Chichiarelli vengono colmate con una scrittura che non funziona neanche nella costruzione del Chichiarelli cinematografico; nella medesima direzione procede la scrittura dei personaggi: tutti, nessuno escluso, sono privi di un benché minimo accenno a una caratterizzazione tridimensionale. La narrazione degli anni di piombo, per certi versi, schematizzata, sembra ormai aver creato nel cinema e nella televisione della penisola delle vere e proprie maschere.

Il secondo difetto, più velato ma per certi versi ancora più significativo, è rappresentato dalla regia di quest’opera. Una regia purtroppo senza coraggio e, di nuovo come per le maschere, schiava di cliché e di elementi privi di mordente. C’è tutto all’interno de Il Falsario: le discoteche, le luci stroboscopiche, la musica disco, Gino Paoli e Iggy Pop; c’è Martin Scorsese, un po’ di De Palma, una punta di Bellocchio, un po’ dei già citati Risi e Monicelli e c’è persino Sidney Sibilia – il quale con L’incredibile storia dell’isola delle Rose e soprattutto con Mixed by Erry ha realizzato operazioni per certi versi simili a questa e altrettanto poco riuscite. C’è tanto eppure non c’è niente poiché a risaltar maggiormente è proprio l’assenza di uno stile coerente in grado di trascinare l’opera. Il cambio di registro frequente e casuale, l’esautorazione del portato emotivo – mi ripeto ancora una volta, ma, purtroppo, è impossibile far finta che non ci sia stata- e la piattezza che accompagna l’opera dall’inizio alla fine rendono bene, purtroppo, l’idea di quello che Il falsario è: un prodotto che, nonostante possa anche incontrare il favore di un certo tipo di pubblico in cerca di un intrattenimento superficiale, è destinato però a perdersi nell’immenso catalogo Netflix.

Il film sarà disponibile su Netflix a partire dal 23 gennaio 2026.

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