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Ragazze elettriche: chi ha il potere finirà per abusarne

Ragazze elettriche: chi ha il potere finirà per abusarne

ATTENZIONE: CONTIENE SPOILER

A fine marzo è uscita su Amazon Prime Video una nuova serie: Ragazze elettriche, tratta dall’omonimo bestseller di Naomi Alderman, edito in Italia da Nottetempo: un libro potente, dichiaratamente femminista ma non privo di interrogativi sulle donne stesse.

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Le premesse della storia sono tutte nel titolo originale: The Power. Che in inglese ha un significato ambiguo: significa sia “potere” che “elettricità”. Il binomio di questi due elementi è, in effetti, il fulcro della storia. In una società distopica che sembra la nostra, le giovani donne sviluppano un nuovo organo nelle clavicole che permette loro di produrre potenti scariche elettriche. Non solo dalle mani, ma da ogni parte del corpo.
Chi detiene la capacità di generare elettricità, nel nuovo mondo che si andrà profilando, deterrà anche il Potere. Quello che suscita paura, sgomento e invidia in chi non lo possiede. Un dettaglio: sono le persone di sesso femminile ad avere il nuovo organo e il potere che da esso deriva (spoiler: con qualche piccola eccezione).
Un potere che potrebbe permettere loro di soverchiare l’ordine maschile del mondo prendendone le redini. Che sembra promettere il ritorno di un nuovo matriarcato post-moderno, illuminato e di pace. Fin qui, tutto bene. Il messaggio femminile e femminista è ancora più esplicito quando si scopre che ogni “ragazza elettrica” è in grado di donare il proprio potere ad altre donne più grandi, in un circolo virtuoso di sorellanza.

Ma persino una società in cui le donne si battono le une per le altre, senza rivalità imposte dall’uomo e in cui l’”empowerment”, letteralmente, è all’ordine del giorno può avere il suo lato oscuro.

Il fardello del potere

Questo lato oscuro è proprio il “potere”. Giulio Andreotti diceva che quest’ultimo logora chi non ce l’ha, ma in questo caso potremmo dire che logora tutti e tutte. Di quanto il potere sia in grado di distruggere chi lo possiede, d’altronde, ne aveva parlato diffusamente J.R.R. Tolkien nel Signore degli Anelli: l’anello lo vogliono tutti, ma è destinato a corrompere nel profondo chi lo porta, conducendolo alla pazzia.
Nella potente storia di Ragazze elettriche si parte da premesse che fanno urlare di gioia: una ragazza vittima di un tentativo di violenza che riesce a gambizzare il suo aggressore e a fuggire; ragazze “liberate” che non si pongono limiti e si scoprono, per la prima volta in vita loro, libere e in grado di camminare per strada a testa alta e senza paura; una processione di donne arabe con il velo che marciano per liberare le proprie sorelle, unendo i poteri delle singole in un contingente armato impossibile da contrastare. Anche i carri armati degli uomini soccomberanno, al loro passaggio.
Ma ben presto la storia prende un twist prevedibile quanto improvviso: le donne, forti del loro nuovo potere, superano i limiti di una sacrosanta lotta e diventano carnefici. Mentre attorno a loro si sviluppa una decisa resistenza e un netto ostracismo da parte di molti governi.
Le storie che si intrecciano in questa serie, infatti, si svolgono in Paesi diversi: nella Londra ebrea, benestante e malavitosa della figlia di un gangster, forse l’unico alter-ego (per retaggio) dell’autrice; nella Seattle governata da un sindaco donna (Margot Cleary-Lopez, interpretata dalla meravigliosa Toni Collette, ndr); nell’Europa dell’Est, in cui un’ex ginnasta promettente è diventata first lady della Carpazia (Moldavia); in Nigeria, dove un giovane youtuber si interessa al fenomeno delle ragazze elettriche; infine, in Arabia Saudita, dove nasce un grande movimento di donne che si ribellano alle restrizioni imposte a quelle come loro.

Potere uguale paura

Il potere, naturalmente, terrorizza. Soprattutto perché è ad uso esclusivo delle donne: gli uomini ne sono esclusi. È una storia vecchia come il mondo: le donne, se dotate di poteri, sono relegate al ruolo di streghe o di mostri.
Vediamo anche nella mitologia greca come tutte coloro che mostrano capacità o caratteristiche fuori dal comune siano mostrificate: penso a Medusa, troppo bella e per questo punita (da un’altra creatura femminile, seppure dea) e trasformata in mostro. Un’altra versione del mito la vede punita, sempre da una dea, per essere andata a letto con Poseidone. E avere, probabilmente, subito da lui uno stupro.
Penso anche a Cassandra, condannata per il suo potere di veggenza a non essere mai presa sul serio, e alle Sirene, metà donne e metà uccelli: mostri ammaliatori che portano gli uomini alla morte.
Il destino peggiore viene sempre riservato alle donne che peccano di hybris: si pensi ad Aracne, trasformata in ragno da Atena perché ha osato vantarsi di essere una bravissima ricamatrice, al pari della dea.
L’immodestia, nella cultura maschile, è considerata il peccato capitale della donna per eccellenza. Quindi si possono facilmente immaginare le reazioni degli uomini alla scoperta di questa nuova minaccia al loro dominio: alcuni solidarizzano con il genere femminile e ne diventano i preziosi aiutanti, altri fanno proselitismo di uomini insoddisfatti dal nuovo equilibrio delle cose.

Una storia femminista?

Il messaggio femminista della storia riseide il fatto che le donne che incontriamo si supportano a vicenda, condividono con le altre il proprio potere e nella maggior parte dei casi si prendono per mano incamminandosi insieme verso il cambiamento. Il risultato, però, non è esattamente quello sperato.
Il succo della storia lo ha magistralmente riassunto uno dei pochi uomini attori protagonisti della serie, Toheeb Jimoh: “In molti hanno letto il libro e lo hanno interpretato come una storia femminista, ma per me mostra ciò che accade quando viene sconvolto l’equilibro delle cose. Alla fine il potere corrompe tutto e tutti. Il mio personaggio scopre questo fenomeno all’inizio della stagione e intraprende un cammino che lo cambierà, e anche gli incontri che farà lo cambieranno”.
D’altra parte, se traducendo il titolo italiano hanno voluto dare alla serie (e al libro) una connotazione prettamente femminista, il titolo originale parla del puro potere, reso attraverso la metafora dell’elettricità.
Questa serie, in sostanza, parla del passaggio del potere dalle mani maschili a quelle femminili e pone un grande quesito iniziale: una società in cui le donne detengano il potere più grande sarebbe necessariamente più equa e moderata rispetto alla tradizionale società maschile? La risposta lapalissiana a questa domanda, stando alla serie tv, è no.
Le donne elettriche sono state represse e violate per anni, sono arrabbiate, hanno sete di vendetta e di giustizia. Qualche volta fanno autocritica. Come il personaggio di Savannah (Emily Renée), che dice a Allie: “Credi che gli uomini non abbiano fatto niente a tutte noi? Però noi non uccidiamo la gente: è una cosa da folli”. Tuttavia si intravedono sprazzi delle antiche società matriarcali: soprattutto nel settimo episodio, nel quale la leader di un gruppo di ribelli, un’ex prostituta che si fa chiamare Zoia (Ana Ularu), partorisce (una bambina) tra le braccia di una delle sue compagne nel palazzo nel quale il contigente di donne ribelli si nasconde. Compiendo un rito segreto e ancestrale del quale solo le donne conoscono l’entità e l’enormità.

Donne liberate vs donne sottomesse

In questa storia, la maggior parte delle donne ottiene, molto presto, di una grande libertà. Con due evidenti eccezioni: Roxy (Ria Zmitrowicz), figlia illegittima del gangster Bernie Monk (interpretato da un gigantesco Eddie Marsan), e la moglie del presidente della Carpazia/Moldova, Tatiana Moskalev (Zrinka Cvitešić).
La prima è ricca, fa la spaccona in qualità di figlia di un importante malavitoso, ma solo alla fine si renderà conto di come suo padre la stia usando per i propri scopi; la seconda viene da una famiglia povera e si è fidanzata a soli 15 anni, quando era una promettente ginnasta, con il ministro che oggi è diventato premier della Moldavia. Spinta da sua madre, convinta di guadagnare potere attraverso la mercificazione del corpo di sua figlia.
In quanto first lady, si sarebbe propensi a pensare che Tatiana sia un’eminenza grigia, in grado di sussurrare all’orecchio del suo uomo ciò che vuole e di vederlo realizzato. E invece no: viene trattata alla stregua di una bionda bambola gonfiabile dal laido marito, è di fatto sequestrata nel suo palazzo dorato con tanto di braccialetto elettronico alla caviglia e gode solo della compagnia di un volpino di Pomerania e di una ragazza che lavora nel palazzo. Inizialmente priva del potere delle scariche elettriche, userà l’astuzia e la spietatezza per liberarsi dalla sua prigione.

Dio è donna

Uno dei personaggi chiave della storia, Allie Montgomery (interpretata da Halle Bush) ne è convinta: Dio è una donna. E lei è convinta di sentirne, costantemente, la voce. La sua vicinanza al divino è esplicitata anche dal nickname che sceglie per sé stessa: Eva, la prima donna, la prima peccatrice.
Si capirà ben presto che è proprio lei che è destinata a diventare la profetessa di questa Dea. Una ragazza capace di veri e propri miracoli, che saranno presto diffusi via social e che le porteranno un certo seguito di proseliti. La sua natura di profetessa è esplicitata nella prima inquadratura dell’ultimo episodio, l’ottavo, della prima stagione: Allie al centro di una tavola, in un’inquadratura in campo lungo che ricorda volutamente l’Ultima Cena di Leonardo da Vinci.
Ma, lo sappiamo dall’Antico Testamento, Dio è capace di enorme distruzione, oltre che di grande creazione. Una dualità che viene perfettamente rappresentata dalla figura di Allie/Eva.

Avere il controllo

Che cosa questo potere rappresenta per le donne lo spiega molto bene uno dei personaggi principali nell’ultimo episodio della prima stagione: “Sono diversa, non immaginavo che questa cosa mi avrebbe cambiata. Però io non mi ero mai sentita così nel mio corpo, finora. Così autosufficiente e, sì, piena di potere. E non voglio chiedere scusa per questo, io voglio il potere, io voglio il controllo, e scegliere, e far parte di qualcosa di importante che cambi le vite degli altri”.
In altre parole, si tratta solo (e vi pare poco?), di donne che scoprono la propria magia. Prendendo il controllo di sé stesse, del proprio corpo e della propria vita. E, come ogni risveglio, può costare molto caro.
Lo sanno bene anche le Ancelle del Racconto dell’Ancella di Margaret Atwood, madrina putativa di Alderman e di questa straordinaria storia di donne.
Una storia che non elegge le donne a martiri e gli uomini a carnefici, che non taglia i generi e le responsabilità con l’accetta. E che ci fa riflettere sul coloro che governano la realtà nella quale viviamo.

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