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Il Signore degli Anelli, un fascino eterno

Il Signore degli Anelli, un fascino eterno

È terminata questa settimana la rassegna cinematografica che ha riportato di nuovo nell’oscurità di molte sale italiane la trilogia de Il Signore degli Anelli diretta da Peter Jackson. Risale ormai a più di 21 anni fa la prima release de La Compagnia dell’Anello (primo film della trilogia), e va detto che dopo due decadi le tre pellicole conservano ancora il fascino originale.

La storia delle trasposizioni del mondo ideato dalla geniale immaginazione di J.R.R. Tolkien, tuttavia, né nasce col regista nativo della Nuova Zelanda, né termina con lui.
In molti hanno tentato di adattare, con risultati alterni, il leggendario mondo della Terra di Mezzo ai più svariati media (ultimo in ordine cronologico, il celebre gioco di carte “Magic – The Gathering”) ma quelli che tengono banco nell’immaginario comune ( e dunque non solo nei cuori degli appassionati delle vicende di Arda) sono principalmente tre: il film animato del 1978, diretto dal visionario quanto controverso regista statunitense Ralph Bakshi; ovviamente la trilogia di Jackson; infine la serie targata Amazon Studios, Il Signore degli Anelli – Gli Anelli del Potere.

Prima di iniziare un approfondimento su tali opere va specificato un concetto tanto semplice quanto innegabile: al di là dei gusti del singolo spettatore, non c’è, per livello artistico, realizzativo ed immersivo, un’opera tratta da Tolkien che si avvicini alla perfezione della trilogia di Jackson (a tal proposito va detto che neanche lui stesso è riuscito a scalfire il primato delle sue tre pellicole quando ha rimesso mano sull’opera di Tolkien per portare al cinema, dieci anni dopo la prima, una
nuova trilogia legata in quel caso a “Lo Hobbit”).

La prima delle tre opere citate è un film animato che ha avuto il merito di portare per la prima volta il mondo tolkeniano al cinema. Questo non significa che non sia stato prodotto nulla precedentemente (la prima trasposizione di un’opera di Tolkien, in questo caso Lo Hobbit, è infatti datata 1977. Tuttavia, la distribuzione di questo lungometraggio animato fu in un primo momento esclusivamente televisiva. La messa in onda fu il 27 novembre 1977), ad ogni modo a Bakshi va il merito di aver spalancato le porte delle sale all’opera dello scrittore inglese. Il Signore degli Anelli uscì al cinema nel 1978, e oltre al già citato merito, tale opera segnò uno spartiacque
nel cinema di animazione. La particolare tecnica del rotoscoping, unita alla regia oscura di Bakshi, caratterizzano l’opera. Tale film però, nonostante abbia ispirato lo stesso Peter Jackson, soffre di diverse criticità, soprattutto se paragonato all’opera da cui è tratto. Il principale difetto del film di Bakshi è legato alla narrazione: risulta davvero difficile comprendere alcuni passaggi di trama se si è completamente digiuni di nozioni e cenni riguardanti i libri. Al netto di tutto, la pellicola di Bakshi resta un tentativo ambizioso, anche se riuscito a metà.

La trilogia di Jackson è un insieme di tre capolavori che hanno fatto la storia del cinema. Poco da dire al riguardo. Ognuno dei tre film meriterebbe un adeguato approfondimento. Tutto nel lavoro del regista neozelandese è degno di nota: dal metodo usato per i tempi di ripresa (i primi due film
sono stati girati sostanzialmente in contemporanea), alla cura della postproduzione (di tempi biblici fu soprattutto quella de “Il ritorno del re), passando per il rivoluzionario uso della tecnica legata ad effetti speciali e visivi, la memorabile colonna sonora, l’uso delle miniature, la meravigliosa fotografia e la sapiente regia.
La trilogia de Il Signore degli Anelli rappresenta tutt’oggi un vero e proprio unicum nella storia del cinema mondiale. Infine, ultima in ordine di uscita è la serie Il Signore degli Anelli- Gli anelli del potere, prodotta dagli Amazon Studios e distribuita sulla loro stessa piattaforma nel settembre del 2022. La spinta iniziale che porta Jeff Bezos a voler creare una grande serie sull’opera tolkeniana è la volontà di realizzare un’opera in grado di replicare, e superare, il successo planetario della celebre serie
prodotta da HBO Il Trono di Spade. Anche l’enorme budget stanziato, che pare si attesti a più di mezzo miliardo di dollari (nei quali sono compresi anche quelli usati per aggiudicarsi i diritti televisivi), sembra procedere nella medesima direzione. Quest’opera, tuttavia, si basa esclusivamente sulle appendici dei volumi de Il Signore degli Anelli, quindi all’interno della narrazione si colloca immediatamente prima degli avvenimenti narrati sia nella trilogia in questione e sia in Lo Hobbit.

La serie ha diviso critica e pubblico sin da subito: se da una parte le ambientazioni e le scenografie sono estremamente immersive e riuscite, dall’altra non si può dire lo stesso per la trama orizzontale della serie che sembra piuttosto confusionaria e inconcludente. A questo va aggiunto una non efficace caratterizzazione dei personaggi che rende il tutto ancor meno godibile. La serie è stata inoltre al centro di polemiche, molte delle quali anche completamente sterili, innalzate dai fan più accaniti dell’opera tolkeniana che, ad esempio, si sono scagliati contro la multietnicità del cast, a loro dire contraria alle descrizioni dei personaggi della Terra di Mezzo presente nei libri
dello scrittore inglese. La speranza dei fan della serie è che questa opera possa risalire con le prossime stagioni. Oltre alle tre opere prese in considerazione, Tolkien e la sua Terra di Mezzo hanno segnato, nel corso dei decenni passati, l’intero mondo legato all’intrattenimento visivo. Non è un azzardo dire, al netto del continuo aumento di persone che compongono la fanbase del mondo de Il signore degli Anelli, che tale influenza è destinata continuare per tanto e tanto tempo

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