Giulia Bucelli

Neom, una terra promessa nel cuore dell’Arabia Saudita

Neom, una terra promessa nel cuore dell’Arabia Saudita

In Arabia Saudita non dormono mai: tra operazioni faraoniche di calciomercato, investimenti e progetti avvenistici: come quello di Neom. In Italia ancora se ne parla pochissimo, ma è un progetto destinato a far discutere anche qui da noi.

L’idea è quella di creare una città del futuro da trasformare in un centro di sviluppo e ricerca di tecnologie legate alla robotica. Il tutto, però, secondo un’ottica di sostenibilità ambientale, almeno stando alle dichiarazioni di intenti.

Scopriamo insieme quando è nato e in cosa consiste il progetto. Che ha anche un lato molto oscuro.

NEOM, la genesi del progetto

Ogni progetto davvero ambizioso richiede anni per essere realizzato: la storia di Neom, infatti, inizia nel 2017. Cinque anni fa, il Governo saudita stanzia un fondo di 550 milioni di dollari da destinare a un progetto destinato a fare la storia.

Questo progetto è NEOM, il cui nome è composto da due parti: il latino “NEO”, “nuovo”, e la lettera M che significa “futuro”. E, come si suol dire, nomen omen. Neom prevede la realizzazione di quattro “regioni” o, per meglio dire, centri, ognuno dei quali con caratteristiche peculiari: THE LINE, Oxagon, Trojena e Sindalah.

Se THE LINE sarà un centro urbano abitato green, Oxagon sarà un centro manifatturiero e di innovazione, Trojena una località turistica montana e Sindalah un’isola nel Mar Rosso. Una meta vacanziera mozzafiato.

Una rete simile richiede infrastrutture all’altezza. Lo scorso maggio due società, Webuild e Shibh Al Jazira Contracting Company (SAJCO), hanno stretto una joint venture finalizzata alla realizzazione di una rete ferroviaria ad alta velocità di 57 km in grado di collegare due città facenti capo a Neom: The Line e Oxagon. Su di essa dovrebbero circolare treni in grado di raggiungere una velocità di 230 chilometri orari. L’investimento totale nell’operazione ammonta a 1,2 miliardi di dollari.

C’è un po’ di Italia in questo progetto: infatti Webuild, ex Salini Impregilo S.p.A., è un gruppo multinazionale tutto italiano attivo nel ramo costruzione: il gruppo esiste ufficialmente dal 2014, ma l’azienda Impregilo esiste dal lontano 1959. La prima fase di costruzione della rete NEOM, che durerà fino al 2030, costerà l’equivalente di 319 miliardi di dollari.

A livello di energie sostenibili si faranno ingentissimi investimenti. Lo scorso maggio è stato annunciato lo stanziamento di 8,4 miliardi di dollari per la realizzazione di quello che si preannuncia come “il più grande impianto di idrogeno verde del mondo”, attraverso la fondazione di una nuova sussidiaria: NEOM Green Hydrogen Company.

Iniziamo, a questo punto, il nostro tour virtuale alla scoperta di NEOM e dei suoi centri nevralgici.

THE LINE: la città del futuro

Partiamo da THE LINE, vale a dire un progetto urbanistico molto ambizioso, anche in termini di impatto ambientale. È stato presentato ufficialmente il 25 luglio 2022 dal Principe ereditario Mohammed bin Salman, che di NEOM è Presidente del Consiglio di Amministrazione. Ne ha parlato come di una vera e propria “rivoluzione civile” che metterebbe al centro di tutto l’uomo, ma non a discapito della natura circostante.

Queste le sue parole: “In occasione del lancio di THE LINE dello scorso anno, ci siamo impegnati in una rivoluzione civile che mette al primo posto gli esseri umani, basata su un radicale cambiamento nella pianificazione urbana. I progetti svelati oggi per le comunità verticalmente stratificate della città sfideranno le tradizionali città piatte ed orizzontali e creeranno un modello di preservazione della natura e di miglioramento della vivibilità umana. THE LINE affronterà le sfide che l’umanità incontra nella vita urbana odierna e metterà in luce modi alternativi di vivere”.

Il Principe ha poi ricordato che questo progetto è una risposta alla grave crisi abitativa in atto, oltre alla questione ambientale: “Non possiamo ignorare le crisi di vivibilità e ambientali che affrontano le città del nostro mondo, e NEOM è all’avanguardia nel proporre soluzioni nuove e immaginative per affrontare questi problemi. NEOM sta guidando una squadra di menti brillanti nel campo dell’architettura, dell’ingegneria e della costruzione per rendere la costruzione verso l’alto una realtà“.

Nella comunità futuristica di THE LINE non saranno contemplate né strade né automobili: la città sarà a “zero emissioni”. Funzionerà al 100% sfruttando energie rinnovabili e avrà, tra le sue priorità, quella di preservare l’ambiente. Sarà un centro ad altissima densità abitativa: con una larghezza di 200 metri, una lunghezza di 170 chilometri e 34 chilometri quadrati di superficie che, negli intenti, negli anni potrà arrivare ad accogliere 9 milioni di residenti.

D’altra parte, uno degli obiettivi dichiarati alla base del progetto NEOM è proprio quello di aumentare la popolosità dell’Arabia Saudita. Si partirà da un obiettivo di 1,2 milioni di abitanti entro il 2030 per raggiungere i fatidici 9 milioni entro il 2045. A livello nazionale, si punta a raggiungere una popolazione di 100 milioni di persone entro il 2040, così composta: “Quasi 30 milioni di sauditi e 70 milioni o più di stranieri“. Al momento, la popolazione del Regno è esigua: 36 milioni di abitanti, con una densità di 15 persone per chilometro quadrato (in Italia, Paese estremamente meno esteso, la densità abitativa è superiore alle 195 persone, ndr).

Tornando a THE LINE, il clima temperato lo renderà particolarmente piacevole per i residenti, che potranno spostarsi a piedi e raggiungere tutti i servizi essenziali in soli 5 minuti. La ferrovia, poi, collegherà in 20 minuti un capo all’altro della città.
La sua caratteristica distintiva sarà la verticalità, ma non ci saranno solo grattacieli: ogni funzione e area cittadina sarà stratificata verso l’alto, incluse le aree verdi. THE LINE sarà la prima città al mondo a mettere in pratica il principio di “urbanismo a gravità zero”. Inoltre, la sua facciata esterna a specchio la integrerà, anche allo sguardo, con l’ambiente circostante. Il design della città sarà digitalizzato al 100%.

L’aspetto che avrà la città è esemplificato benissimo dal video di presentazione realizzato proprio da NEOM in occasione del lancio del progetto.

Oxagon: la terra dei robot

Quest’area dell’universo NEOM intende diventare il più grande complesso industriale galleggiante al mondo. Situata a sud del territorio saudita, questa innovativa città industriale è stata presentata dal Principe Mohamed lo scorso novembre. Avrà sia un porto commerciale che un hub logistico, e sul sito del progetto viene presentata come “un nuovo paradigma, nel quale persone, industria e tecnologie conviveranno in armonia con la natura”.

Il suo punto di forza? Essere sia un centro di sviluppo tecnologico che un polo commerciale strategico senza precedenti, che permetta di sfruttare la posizione strategica del regno saudita per trasportare merci in ogni parte del mondo. Stando ai suoi ideatori, Oxagon avrebbe a 6 ore di aereo una porzione di mondo pari al 40%. La sua caratteristica peculiare sarà quella di essere sospesa sul Mar Rosso, almeno in larga parte.

Come ha spiegato Joshua Steiner, direttore dello sviluppo aziendale di NEOM: “Stiamo costruendo la più grande struttura galleggiante del mondo. Alla fine dell’opera la metà della nostra città sarà al di sopra del Mar Rosso e sarà profonda 600 metri. L’intenzione è quella di minimizzare consapevolmente l’impatto sulla terra e sulla costa circostante, concentrando lo sviluppo nella forma ottagonale (da cui il nome, ndr), con metà di essa sull’acqua. Inoltre, avremo uno dei più grandi impianti di produzione di idrogeno al mondo, che costituirà la base della nostra economia e costruiremo anche la più grande città senza auto del mondo. Non ci saranno assolutamente veicoli di proprietà privata”.

Notiamo qui due punti in comune con THE LINE: l’assenza di veicoli privati e l’utilizzo di energie pulite e rinnovabili, un vero diktat del progetto NEOM. Con un ingrediente essenziale in più: l’acqua del Mar Rosso. La città si propone l’ambizioso obiettivo di creare 70.000 posti di lavoro entro il 2030. L’obiettivo per la popolazione, invece, è di 90.000 abitanti. Oltre ai vari hub di ricerca e sviluppo e al porto per le merci, Oxagon ospiterà anche un centro oceanografico e un terminal galleggiante per navi da crociera.

Non bisogna, poi, trascurare le preziose materie prime presenti nel suolo sottomarino: l’idea è quella di estrarne minerali e pietre preziose per ottenerne materiali riutilizzabili. Non mancheranno tecnologie che finora abbiamo visto solo nei film di fantascienza, come i taxi aerei.

Trojena: montagne innevate nel deserto

Se pensate che il tutto sia inverosimile, aspettate di conoscere Trojena. Nelle intenzioni degli ideatori del progetto NEOM sarà una località turistica, ma non una qualsiasi: una località di montagna, sempre innevata, nella quale sarà possibile sciare tutto l’anno. A due passi dal deserto saudita e a 50 chilometri dalla costa del Golfo di Aqaba.

Le montagne di Trojena coprono un’area di circa 70 chilometri quadrati e hanno altezze che vanno dai 1.500 ai 2.600 metri. Le piste da scii, aperte 3 mesi l’anno durante l’inverno, saranno lunghe ben 36 chilometri. Quest’area di NEOM dovrebbe arrivare a dare lavoro a 70.000 persone entro il 2030, anche grazie alla presenza di numerose stanze e strutture ricettive per i turisti. Turisti che entro il 2030 si prevede che raggiungeranno quota 700.000.

Le strutture ricettive sono già in fase di progettazione e realizzazione: si va da veri e propri hotel a ritiri montani con camere en-plein-air. Tra i partner annunciati per la realizzazione di queste strutture c’è anche lo statunitense Collective Retreats, specializzato in resort e destinazioni lusso per campeggiare, la cui visione si sposa perfettamente con il progetto NEOM: rafforzare la connessione con la natura circostante.

Sindalah: un lusso di isola nel Mar Morto

E ora veniamo alla quarta e ultima località dell’universo NEOM: un’isola da sogno sita sul Mar Morto. Verrà inaugurata, nelle intenzioni di coloro che l’hanno progettata, nel 2024. Disporrà di 86 posti barca per yacht fino a 50 metri di lunghezza e di altri approdi per superyacht fino a 180 metri. A terra, avrà ristoranti stellati, un campo da golf e tre hotel di lusso. Le parole d’ordine sono sempre le stesse: natura incontaminata, energia pulita, sviluppo sostenibile. La natura, in effetti, non manca: nell’area circostante Sindalah, infatti, sono presenti più di 600 specie marine native, che si potranno ammirare anche vivendo esperienze sottomarine ad hoc.

L’apertura agli yacht privati punta ad attirare turisti molto selezionati sulla base alle elevate disponibilità economiche: a sancire questa apertura è stata anche la partnership con l’agenzia BWA Yachting, che si occuperà di gestire l’assistenza alla clientela al porto turistico. Una volta aperta, punterà ad attirare 2.400 visitatori al giorno entro il 2028.

È tutto bello come appare?

Voi vi direte: tutto molto bello, ma dov’è l’intoppo? In effetti, la dorata utopia di un mondo tecnologicamente avanzato e in continuo contatto con la natura che porta avanti NEOM ha i suoi lati oscuri. Il punto è che il mondo di NEOM occuperà un’area piuttosto vasta del Regno dell’Arabia Saudita che attualmente è abitato da popolazioni tribali autoctone.

Una domanda sorge subito spontanea: che fine faranno queste popolazioni, strappate alla loro terra? Qualche indizio della loro sorte è già sotto i nostri occhi. Secondo un recente rapporto dell’Ufficio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani (OHCHR), infatti, le persone della tribù Howeitat che vivono nella regione destinata alla città sono state sfollate e le loro case sono state demolite senza un’adeguata compensazione. Inoltre, un uomo della tribù Howeitat è stato ucciso e le condanne a morte di altri 3 membri della tribù sono state confermate, mentre altri 3 uomini hanno ricevuto condanne a 50 anni di prigione per accuse di terrorismo. La loro colpa, però, pare che sia stata “resistere agli sgomberi forzati in nome del progetto Neom e della costruzione di una città lineare di 170 km chiamata The Line”, come riportato nel rapporto OHCHR.

 

Il Principe ereditario saudita Mohammed bin Salman aveva garantito che le persone interessate dai lavori di costruzione sarebbero state coinvolte nella pianificazione e nell’attuazione del progetto: invece, questo non è accaduto. Eppure le premesse della Visione 2030, la riforma economica e sociale che ha portato all’ideazione di NEOM, sono buone: inaugurata nel 2017, ha portato a migliorare i diritti delle donne, ad implementare il turismo e a emanciparsi dagli introiti legati al petrolio.

Le buone intenzioni, però, rischiano di avere effetti nefasti. E alcune persone stanno cominciando a parlarne. Così Jeed Basyouni, direttore del Medio Oriente dell’organizzazione per i diritti umani Reprieve: “I depliant non mostrano che questa è una città costruita su sfratti forzati, violenza statale e condanne a morte”. Stando alle sue parole, Neom incarna il “divario tra la professa visione di Mohammed bin Salman dell’Arabia Saudita e la realtà repressiva del suo governo”.

Di analogo avviso è anche Lina al-Hathloul, direttrice delle comunicazioni del gruppo di monitoraggio dei diritti umani sauditi ALQST. Queste le sue parole: “La nostra principale preoccupazione è che Neom sia costruita sul sangue saudita. I processi contro le persone della tribù sono stati condotti a porte chiuse. Per far avanzare il progetto, il potere giudiziario è persino disposto a eseguire condanne a morte“.

 

D’altra parte, quello che si paventa è già accaduto in passato. Nel 2022, da gennaio a ottobre, le autorità hanno demolito molte case per implementare i piani di sviluppo urbano nella città portuale di Gedda. Nel processo, migliaia di persone sono diventate vittime di sfratti forzati illegali, compresi cittadini stranieri: lo ha riportato Amnesty International.

 

Basyouni ha ricordato: “Abbiamo visto, più volte, che chiunque sia in disaccordo con il principe ereditario o gli si ponga di traverso rischia di essere condannato a prigione o a morte, che siano manifestanti pacifici, critici dei social media o persone sfortunate che vivono su terreni che il suo regime vuole acquisire”.

Insomma: i progetti ambiziosi, anzi, ambiziosissimi, in quest’area del mondo, possono avere risvolti davvero preoccupanti a livello di diritti umani. Leggi alla voce “Mondiali in Qatar”.

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