Vannacci, da generale a controversia

Vannacci, da generale a controversia

La carriera militare di Roberto Vannacci è durata più di trent’anni. L’ex generale è infatti entrato a far parte delle forze armate italiane nel 1986, partecipando a varie missioni militari in Somalia, Iraq e Afghanistan. Nel corso della sua carriera, Vannacci ha anche ricoperto diversi ruoli amministrativi. Dal 2014 al 2016 è stato a capo dell’ufficio relazioni internazionali presso il III reparto dello Stato maggiore della difesa. Dal 2020 fino all’inizio della guerra in Ucraina è stato l’addetto per la Difesa presso l’ambasciata d’Italia a Mosca.

Tornato in Italia nel 2023, Vannacci venne nominato a capo dell’Istituto Geografico Militare di Firenze.  Da lì a pochi mesi, tuttavia, avrebbe posto fine alla sua carriera nelle forze armate tramite l’autopubblicazione del suo libro “Il Mondo al Contrario”. L’opera contiene le riflessioni dell’ex militare su molte questioni sociali, ad esempio i diritti LGBTQ e la presenza di migranti o discendenti di migranti in Italia. Nel suo libro, Vannacci si è scagliato più volte contro questi gruppi, accusandoli di essere anormali (in particolare gli omosessuali) o addirittura una minaccia per la sua concezione di italianità. In particolar modo, Vannacci attaccò la campionessa di pallavolo Paola Egonu. Secondo l’ex militare, i tratti somatici della donna la rendevano inadatta a rappresentare l’Italia a livello internazionale.

La sua idea di italianità era rappresentata dalle figure presenti sugli affreschi etruschi e romani giunti fino a noi.  Secondo questa versione, solo chi ha nelle proprie vene il sangue di figure come Enea, Giulio Cesare, Romolo e Dante può essere veramente considerato italiano. Gli italiani di seconda generazione, caratterizzati da tratti somatici anormali come occhi a mandorla o dalla predilezione per tradizioni culinarie estere, semplicemente non rientrano nell’idea di Vannacci dell’italiano ideale.
Nell’agosto del 2023, Vannacci venne destituito dalla sua posizione. Secondo il Ministero della Difesa, non aveva consultato i suoi superiori riguardo la pubblicazione del libro e aveva violato le regole dell’esercito che vietano la diffusione di pregiudizi razziali di qualsiasi tipo. Nonostante la destituzione e le controversie, il libro di Vannacci finì con il vendere oltre 90.000 copie nei mesi successivi.

L’Inizio della carriera politica

Nel periodo immediatamente successivo alla sua destituzione dalle forze armate, Vannacci si dedicò per lo più a promuovere il suo libro e la sua ideologia in vari tour. Nel 2024, tuttavia, fu contattato dal leader della Lega Matteo Salvini che gli chiese di candidarsi con il suo partito alle imminenti elezioni europee. Già all’epoca, la decisione di Salvini suscitò polemiche all’interno della Lega. In particolare, nonostante Vannacci fosse entrato a far parte delle Lega da pochi mesi, gli fu permesso di scegliere la circoscrizione elettorale in cui candidarsi, costringendo uno dei candidati locali a ritirarsi. Inoltre nel corso della campagna elettorale, Vannacci sembrò lodare più volte l’Italia fascista. Nel suo libro aveva chiamato Mussolini “un grande statista” e, nei mesi successivi, si era più volte rifiutato di condannare l’ideologia fascista. L’ex generale si candidò nella circoscrizione elettorale del Nord-Ovest, dove ottenne uno dei migliori risultati elettorali della Lega in quell’anno con 186.966 preferenze. A causa della cattiva performance elettorale della Lega nel resto dell’Italia,  Vannacci si ritrovò ad essere uno degli appena 8 europarlamentari leghisti eletti nel 2024.
Una volta arrivato a Bruxelles, il nuovo europarlamentare continuò ad esprimere le posizioni che aveva già dichiarato nel suo libro. Proprio per questo motivo, nel settembre del 2024 fu rimosso dalla posizione di vicepresidente dei Patrioti, gruppo europarlamentare che include la Lega di Salvini, il Front National di Marine Le Pen e altri gruppi di estrema destra, in quanto era ritenuto politicamente scomodo. Dato che la sua utilità a Bruxelles era stata notevolmente diminuita,  nel maggio del 2025 Salvini ha deciso di nominare Vannacci vicepresidente della Lega per rafforzare la sua posizione contro i critici ed impedire all’ex generale di passare ad un altro partito. Questo non sembra però aver soddisfatto le ambizioni dell’ex generale. Già nel 2024, il comitato culturale del suo libro era diventato un comitato politico, con lo scopo esplicito di usare le idee professate nella sua opera per creare un nuovo partito.

I malumori leghisti e il disastro toscano

L’entrata di Vannacci all’interno della Lega ha suscitato polemiche nell’ambito dello stesso partito. Molti leghisti non vedono di buon occhio il protagonismo dell’ex generale, accusandolo di essere più interessato a promuovere il suo possibile futuro partito piuttosto che a sostenere il programma politico del Carroccio.
Queste accuse sono state rafforzate dai risultati delle recenti elezioni regionali in Toscana. Salvini aveva nominato Vannacci responsabile per la campagna elettorale della Lega nella regione, al punto che l’ex generale aveva selezionato personalmente i vari candidati da presentare a queste elezioni.  Il vicepresidente della Lega aveva anche tenuto numerosi comizi elettorali, in cui aveva come al solito attaccato coloro che considerava anormali e promesso deportazioni contro immigrati irregolari.
Dopo la chiusura delle urne toscane, la Lega ha ottenuto a malapena il 4% dei voti (nel 2020 la Lega aveva ottenuto il 21%), riducendo il suo numero di consiglieri regionali da 9 a 1.
Non c’è voluto molto prima che i leghisti iniziassero ad incolpare proprio Vannacci per questo disastroso risultato elettorale. Tuttavia, l’ex generale non si è fatto vedere al successivo consiglio federale della Lega convocato apposta per discutere di quanto successo in Toscana.

Secondo le ultime indiscrezioni, i membri del comitato politico di Vannacci starebbero cercando di convincere l’ex generale a lasciare la Lega. Secondo la loro opinione, sarebbe stata proprio la censura leghista nei confronti dell’ex militare a causare la sconfitta in Toscana, piuttosto che le modalità con cui aveva condotto la campagna elettorale.

I risultati in Veneto

Se in Toscana la Lega ha fallito nonostante gli sforzi di Vannacci, in Veneto ha invece trionfato grazie al lavoro dei suoi critici. La vittoria del centro-destra alle elezioni regionali venete era stata prevista da tutti i sondaggi, ma il successo della Lega rispetto agli altri partiti della coalizione ha sorpreso molti analisti politici. Prima di queste elezioni, Fratelli d’Italia sperava di superare la Lega per il numero di voti ricevuti e diventare così il primo partito in Veneto. Alla chiusura delle urne, si è però scoperto che la Lega aveva ottenuto circa 100.000 voti in più rispetto a Fratelli d’Italia.

Il successo inaspettato del Carroccio è stato per lo più attribuito alla popolarità dell’uscente governatore Zaia, il quale ha personalmente ricevuto più di 200.000 preferenze in qualità di capolista nel corso di quest’elezione.  Inoltre, queste elezioni sono state caratterizzate dall’assenza di Vannacci dalla campagna elettorale in quanto molti dei candidati locali avevano preso apertamente le distanze dall’ex generale. Zaia è noto anche come uno dei principali critici leghisti di Vannacci, convinto che la Lega debba tornare ai programmi politici originali (come l’autonomia e il focus sulle regioni del Nord) piuttosto che adottare idee di estrema destra.  Per questo motivo, una parte crescente del Carroccio vorrebbe nominarlo nuovo leader di partito al posto di Salvini.

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