Angela Galloro

Tik Tok nel mirino dell’Antitrust. E di molti altri governi

Tik Tok nel mirino dell’Antitrust. E di molti altri governi

Tik Tok nel mirino dell’Antitrust.

Più di un miliardo di utenti attivi ogni mese, di cui 150 milioni negli Stati Uniti. Per anni in cima alle classifiche delle app più scaricate al mondo, utile a 5 milioni di aziende, Tik Tok è ormai molto di più del social network di intrattenimento che era agli esordi.

Ma il gioiello della società cinese ByteDance non ha vita facile da diversi anni.

Un gioco pericoloso

Tik Tok rappresenta un far west per i minori a causa delle popolari challenge (sfide) che diffonde, in cui i giovanissimi sono chiamati a mettersi alla prova facendo qualcosa di pericoloso per sé stessi.

Il suicidio di un undicenne di Napoli nel 2020 è stato attribuito a una di queste gare della morte: pare che il bambino fosse perseguitato dal mostro Jonathan Galindo, che con i suoi video istigava all’autolesionismo. Di challenge pericolose se ne possono contare a decine, tante a rischio di morte, come quella che consiste nel trattenere il respiro fino al black out.

Proprio l’ultima di queste tendenze, “cicatrice francese”, una sfida che consiste nel procurarsi lividi sul viso, ha allarmato l’Antitrust italiano che, lo scorso 14 marzo, ha multato il social network di Shou Zi Chew per 10 milioni di euro per mancato controllo sui contenuti dedicati ai minori. Questa la nota dell’autorità di regolamentazione: “[Tik Tok] non adotta meccanismi adeguati per regolamentare i contenuti pubblicati sulla sua piattaforma, in particolare quelli che potrebbero mettere in pericolo la sicurezza dei minori e delle persone vulnerabili”.

Le filiali multate sono quelle di Irlanda, Regno Unito e Italia.

Il social, da parte sua, afferma di aver attuato un rigido regolamento e di aver da tempo limitato la diffusione di French Scar ai minori di 18 anni”, ma ciò che viene messo in discussione è, in realtà, il sistema di raccomandazione dei contenuti tramite profilazione degli utenti che propone sempre più contenuti di questo tipo agli adolescenti nella sezione #PerTe.

Sono 20 milioni gli italiani che mensilmente usano TikTok e il 25% degli utenti di tutto il mondo è di età compresa tra i 10 e i 19 anni.

La sfida del black out ha già provocato la morte di una ventina di bambini, la maggior parte tra i 10 e i 12 anni. Ma nonostante la madre di una delle vittime avesse chiesto al Congresso degli Stati Uniti di intentare una causa contro la piattaforma, non è per questo che (anche) gli USA hanno preso di mira il social.

Una continua messa al bando

L’India ha bandito la piattaforma a metà del 2020,  sostenendo che Tik Tok trasmettesse segretamente i dati degli utenti a server fuori dal paese. Il ban è costato alla società proprietaria ByteDance uno dei suoi mercati più grandi.

In tempi diversi la Gran Bretagna, l’Australia , il Canada, le istituzioni europee, la Francia e il Parlamento della Nuova Zelanda hanno bandito l’app dai dispositivi ufficiali. Molte università lo hanno bloccato dalle reti Wi-Fi dei campus, sebbene agli studenti basti connettersi con i propri dati per aggirare il divieto.

Anche l’Irlanda, a settembre 2023, ha multato TikTok per 345 milioni di euro per via delle violazioni sul trattamento dei dati personali relativi ai minori.

Il braccio “armato” della Cina

Il 7 marzo la Commissione Energia e Commercio della Camera USA ha approvato un disegno di legge con un voto bipartisan a larghissima maggioranza che, se diventasse operativo, costringerebbe ByteDance a cedere TikTok e le altre app che controlla entro 180 giorni a investitori statunitensi. In caso contrario, tali app verranno vietate negli Stati Uniti

Un provvedimento voluto sia da democratici che repubblicani: pare addirittura che Joe Biden abbia collaborato con i repubblicani per redigere il testo. Non molto coerente da parte sua, dal momento che solo qualche settimana fa il presidente è “sbarcato” su Tik Tok per cercare di conquistare l’elettorato giovane. 

Tanto per dare un’idea di come la normativa in questione mandi in confusione la politica statunitense, a votare contro la legge sono stati Alexandra Ocasio-Cortez, una dei più noti esponenti democratici di sinistra e Donald Trump, anche se con motivazioni diverse: la prima perché la considera una legge “affrettata”, il secondo perché potrebbe essergli molto utile intercettare il bacino elettorale di giovani e imprese presenti sul social network cinese.

Le motivazioni della legge? Tik Tok è accusata di raccogliere e utilizzare i dati dei cittadini americani e di costituire uno strumento di diffusione della propaganda cinese. Secondo la legge cinese, infatti, qualsiasi azienda deve collaborare con il dipartimento di sicurezza nazionale e fornirle, all’occorrenza ogni tipo di dato richiesto.

D’altra parte la società Bytedance, oltre a TikTok, possiede canali di informazione, catene di ospedali, videogiochi, app dedicate all’istruzione… Insomma col suo “business tentacolare” come lo definisce Forbes, avrebbe di che vendere, in termini di aggregazione di dati. 

Per difendersi Tik Tok ha sguinzagliato i suoi “creator” che si sono appellati al primo emendamento. Nelle app localizzate in USA Bytedance ha inviato una notifica push con su scritto “Parla adesso, prima che il tuo governo privi 170 milioni di americani del diritto costituzionale alla libera espressione”, da aprire necessariamente per poter utilizzare l’app. Nell’aprire il messaggio, veniva inoltrata automaticamente una chiamata al Congresso. Il risultato? Le linee del Parlamento intasate al ritmo di 20 chiamate al minuto. 

Non si sa cosa sarà della legge in Senato, ma ci sarebbe un altro ostacolo alla vendita di TikTok: gli algoritmi che ne fanno il successo non sono di proprietà del social network, ma della società produttrice ByteDance. E la Cina ha da poco varato un regolamento che impone, tra le altre cose, il placet del governo sulle cessioni di algoritmi a società straniere.

Non si conosce il valore di Tik Tok negli USA, quel che è certo è che ci vorranno molti soldi e per il momento l’unico possibile acquirente è Steven Mnuchin, ex segretario al Tesoro, che starebbe mettendo insieme una cordata di investitori per permettere agli USA di riprendersi questo prezioso bottino di dati.

Essere considerato un nemico da decine di governi ha procurato a Tik Tok diverse perdite economiche negli ultimi anni, ma la raccolta dei dati degli utenti continua ad aumentare. E si sa, ormai sono questi ultimi la vera ricchezza.

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