Quale vaccino per la cultura francese?

Quale vaccino per la cultura francese?

Un’indagine dell’economista Giorgia Trasciani sulla situazione del settore culturale in Francia in seguito alla pandemia e alle ultime misure economiche nazionali e locali. Attraverso dati e interviste proveremo a delineare un quadro che ci aiuti a comprendere la direzione intrapresa dai nostri vicini europei. “La cultura, che è al centro della nostra costruzione personale e della nostra coesione sociale, elemento distintivo dell’influenza della Francia a livello internazionale, è stata fortemente colpita dalla crisi sanitaria”. Così esordiva il ministro della cultura francese, Roselyne Bachelot, nel presentare il documento del piano di rilancio post-covid poco più di un anno fa.

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I finanziamenti sono arrivati in soccorso di uno dei settori più toccati dalla crisi pandemica, tanto è vero che il budget per la cultura della Repubblica Francese per la prima volta nel quadriennio Macron, e addirittura nella sua storia, nel 2022 supererà i 4 miliardi di euro. Ma come sono distribuiti questi finanziamenti? A chi andranno? E la famosa missione di democratizzazione dell’accesso alla cultura, attraverso una capillare azione delle associazioni sul territorio francese, sarà nuovamente perseguita?

La raccolta di articoli che seguiranno cercherà di rispondere a queste domande. A partire da un’analisi della distribuzione dei finanziamenti pubblici e privati, analizzeremo l’evoluzione delle quantità, ma ancor più delle modalità di distribuzione del finanziamento pubblico. A livello nazionale per la prima volta dopo decenni, si osserva un vistoso aumento di finanziamenti, nonostante l’assenza di una reale discussione sul ruolo del settore culturale in una campagna elettorale ormai accesa. “Les Mondes Nouveaux” sembrerebbe allora voler essere il lascito culturale del governo Macron, seppur non privo di contraddizioni. Ma va anche sottolineato che nei decenni passati il susseguirsi delle riforme, ha spinto a una forte decentralizzazione e frammentazione. In tale contesto, nonostante nel 2015 la legge NOTRe[1] abbia riaffermato il ruolo centrale degli enti locali nel finanziamento della cultura, il 60% di essi ha tagliato i propri budget culturali tra il 2016 e il 2017[2]. Se oggi, dopo decenni di tagli, la quantità dei finanziamenti aumenta per la prima volta, un altro trend, privo di colore politico, ha caratterizzato l’evoluzione delle politiche pubbliche nel settore culturale, ovvero l’introduzione di elementi di mercato per l’allocazione di tali finanziamenti. La sostituzione delle sovvenzioni con le gare d’appalto e i molteplici strumenti di contrattualizzazione (contratti, appalti pubblici, concorsi), ha come conseguenza l’aumento della concorrenza tra i diversi attori del settore.

Oggi la cultura in Francia sembra essere caratterizzata da una logica di mercato e competizione che si basa su premi e concorsi in cui “l’eccellenza” viene premiata e ricompensata, creando una forte disparità e precarietà. In particolare osserveremo l’aumento della competizione tra le associazioni culturali. Le associazioni, che si definiscono “agents de liaison”[3] tra territorio, artisti, e opere d’arte sono da sempre tra le più impegnate nell’opera di avvicinamento alla cultura, anche per coloro che economicamente, socialmente o geograficamente avrebbero più difficoltà ad accedervi. Sono proprio loro a raccogliere oggi la grande sfida. In un contesto di diminuzione delle sovvenzioni, la priorità sembra essere data piuttosto all’eccellenza, con una conseguente svalutazione degli scopi civici e dell’azione socioculturale, e un rallentamento del processo di democratizzazione culturale, messo in moto ripetutamente, senza mai aver raggiunto gli obiettivi desiderati, così come confermato e da Sarkozy nel 2007 da Macron dieci anni dopo. Anzi, proprio quest’ultimo ha ricordato il ruolo centrale delle associazioni in tale missione. Di fronte a questi sviluppi, osserviamo associazioni attuare strategie di diversificazione dei finanziamenti per mantenere le proprie attività e svilupparne delle nuove, ma non senza porsi delle domande relative al mantenimento dei propri principi e dei valori fondanti. La diminuzione delle sovvenzioni pubbliche, la moltiplicazione delle fonti di finanziamento a breve termine su diverse scale, i diversi strumenti di contrattualizzazione, per non parlare degli oneri amministrativi che ne derivano, sottolineano le contraddizioni intrinseche all’ibridazione delle risorse. Se il finanziamento pubblico è espressione da sempre di un legame con il potere, le nuove forme di finanziamento per “progetto”, rendono ancora più dettagliato il fine con cui tali soldi debbano essere usati, lasciando uno spazio limitato di libertà espressiva.

D’altra parte, e questo è vero soprattutto per le associazioni implicate nei processi di intensificazione dell’accesso culturale, vendere i propri servizi può snaturarle e rappresentare fonte di tensione. In ultimo analizzeremo il mecenatismo. In percentuale risulta un tipo di finanziamento in aumento. Questo è soprattutto vero per le organizzazioni grandi con sede centrale a Parigi, poiché le piccole organizzazioni situate nel resto del territorio francese, faticano ad approfittarne, per motivi di “réseau” o di difficoltà nelle procedure. Infine, l’impatto della crisi di Covid-19 sui professionisti della cultura e sul settore nel suo insieme è stato fortissimo.

Liberation sostiene che la crisi pandemica ha avuto un impatto quattro volte più violento della crisi del 2008 sul mondo del lavoro[4]. Con un giro di affari di 7 miliardi registrato nel 2020, corrispondete a un calo del -72% rispetto alle cifre del 2019, il settore delle arti creative (costituito dalle arti dello spettacolo e dalle arti visive) è il più colpito[5]. I dati mostrano che la pandemia ha avuto però un impatto diversificato. I più colpiti lavoratori, senza dubbio i lavoratori precari e intermittenti, soprattutto nei servizi tecnici che supportano la creazione artistica, gli eventi e le arti dello spettacolo[6]. Dopo i primi mesi di choc i lavoratori si sono organizzati, e hanno risposto all’inadeguato supporto, aggravato da una riforma dell’“allocation d’assurance chômage” (disoccupazione) fortemente penalizzante con l’occupazione dei teatri. Nel 2020, la maggior parte degli eventi sono stati posticipati o cancellati. I mesi di chiusura al pubblico e poi le norme di deroga all’apertura hanno portato a un calo delle entrate, ma hanno anche diluito il legame con il pubblico. E se nei primi mesi in seguito alle riaperture, il pubblico si è mostrato pronto a dei sacrifici pur di sostenere gli attori dell’arte e cultura, oggi la dilagante ondato no green pass, tocca anche questo settore. Non sono in pochi infatti a rinunciare alle esperienze culturali perché non vaccinati, o semplicemente perché riluttanti a utilizzare il green pass.

Opera-di-Parigi

In questo contesto complesso, crediamo che sia necessario riflettere sulle pratiche e le strategie che le associazioni artistiche, gli enti pubblici, gli operatori e gli altri attori del settore culturale stanno attuando in Francia, per definire il loro modello socio-economico, in linea con il loro ruolo socio-politico. Al di là di una situazione di emergenza e dei problemi di cassa a breve termine, è necessario studiare strategie a medio e lungo termine per capire cosa stia accadendo. Attraverso un percorso fatto di articoli, dati e interviste, e senza alcuna pretesa di esaustività, cercheremo di portare luce su alcuni degli aspetti che ci sembrano poter mostrare l’impatto della pandemia sul settore culturale francese.


[1] Legge n° 2015-991 del 7 agosto 2015 sulla nuova organizzazione territoriale della Repubblica, detta legge “NOTRe”.

[2] Le Labo de l’ESS, 2018, p.17

[3] Christophe Blandin-Estournet : “Nous sommes des agents de liaison” France Culture 09/11/2020

[4] “Emplois: le Covid-19 a eu un impact quatre fois plus grave que la crise financière de 2008” Liberation le 7 juin 2021

[5] Dati Ministero della Cultura francese, 2020.

[6] Report Unedic 2020

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