Sciences Po, si allargano in Europa le proteste contro gli accordi con Israele

Sciences Po, si allargano in Europa le proteste contro gli accordi con Israele

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A Sciences Po, il prestigioso Istituto di studi politici di Parigi, le prime tende pro Palestina sono state piantate mercoledì 24 aprile. Nella giornata di venerdì, le studentesse e gli studenti hanno occupato l’ateneo di Rue Saint-Guillaume.

«Vogliamo essere presi sul serio [dall’università, ndr]. Vogliamo che l’università condanni il genocidio in corso a Gaza. Infine, vogliamo una inchiesta per mettere fine agli accordi con le università e le società israeliane e quelle che sostengono il genocidio» ha dichiarato una studentessa del Comité Palestine ai microfoni di Le Parisien.

Rima Hassan, candidata alle elezioni europee per il partito France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon, ha espresso la sua vicinanza agli occupanti: «Questi studenti stanno letteralmente tenendo alto l’onore della Francia», ha dichiarato. Condanne, invece, sono arrivate dal Primo ministro francese Gabriel Attal che si è scagliato contro l’occupazione, durata 48 ore, dopo il raggiungimento di un accordo con gli studenti.

A Berlino, il 26 aprile, la polizia ha smantellato dopo venti giorni l’accampamento allestito di fronte al parlamento per chiedere lo stop all’invio di armi a Israele, organizzato dal comitato Besetzung Gegen Besatzung (“Occupazione contro l’occupazione”). «L’idea era attirare l’attenzione […] sulla complicità tedesca e sul sostegno attivo al genocidio israeliano a Gaza», ha dichiarato Jara Nassar, organizzatrice della protesta, all’agenzia di stampa Reuters.

Udi Raz, dottorando alla Berlin’s Free University e membro dell’associazione Jewish Voice, ha dichiarato: «Guardiamo a ciò che sta avvenendo negli Stati Uniti […] con ammirazione». Kippah con i colori della bandiera palestinese in testa, Raz ha detto che alla protesta berlinese hanno partecipato numerosi attivisti ebrei.

Proprio nelle università statunitensi, infatti, da metà aprile, il movimento studentesco, a partire dalla Columbia University, si è raccolto intorno alle proteste contro i bombardamenti su Gaza. Sono almeno quaranta, finora, gli accampamenti allestiti in tutto il Paese, cui la polizia ha risposto con arresti, violenze e uso di gas lacrimogeni.

Washington Square Park, New York
Washington Square Park, New York

Dall’università di Berkeley, culla del movimento pacifista e studentesco degli anni ‘60, fino ad Harvard, passando per Austin (Texas) fino ai prestigiosi college della East Coast (Harvard, Princeton, Columbia, Yale, Emerson) la protesta si sta espandendo anche fuori dai campus. All’Emerson, il college di Boston, si sono registrati 108 arresti, altri trentaquattro all’università di Austin, mentre alla University of Southern California sono state annullate le cerimonie pubbliche di conferimento del titolo di laurea.

Se le direzioni universitarie hanno apertamente condannato le proteste con sospensioni ed espulsioni, i docenti stanno iniziando a partecipare alle manifestazioni: è di sabato 27 aprile la notizia riportata dal Guardian secondo cui Emil Keme, professore di Inglese e Studi indigeni, e Noelle McAfee, filosofa e presidente del Dipartimento di Filosofia, sono stati arrestati alla Emory University (Georgia) per aver partecipato alle proteste pro Palestina del campus. Per questo, alcuni college hanno deciso di proseguire le lezioni da remoto fino alla fine del semestre.

Proprio ai microfoni del quotidiano, una studentessa di Harvard ha spiegato: «Protestiamo contro il coinvolgimento materiale e morale dell’università nel genocidio del popolo palestinese».

Anche le collaborazioni con le università israeliane sarebbero quindi al centro delle proteste. Come era già avvenuto in Italia, a marzo, quando l’università di Torino si era opposta alla partecipazione a un bando di collaborazione tra università e istituti di ricerca tra Italia e Israele. Era seguita la richiesta di non collaborazione con le università israeliane del Senato accademico della Normale di Pisa, dei docenti, ricercatori e tecnici amministrativi dell’Università di Firenze, quindi l’occupazione del rettorato dell’Università Federico II di Napoli e le proteste degli atenei di Bologna, Bari, Siena e dell’Università Sapienza di Roma. Proprio alla prima università di Roma dieci giorni fa è stato organizzato un accampamento, mentre due studentesse si sono incatenate davanti al Rettorato. Il 16 aprile, data in cui era in programma una riunione del Senato accademico, si sono verificati gli scontri (tre i feriti, due gli arrestati) a seguito di una manifestazione per le vie della città universitaria per chiedere lo “stop agli accordi con Israele”.

«Chiediamo l’applicazione di sanzioni contro Israele, il blocco di tutte le collaborazioni con le università israeliane, la rottura di tutti gli accordi di ricerca bellica» hanno dichiarato le studentesse della Sapienza incatenate di fronte al Rettorato, facendo eco alle mobilitazioni statunitensi «Continueremo la mobilitazione finché la rettrice non ci ascolterà».

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