Serena Ganzarolli

La sentenza Apostolico fa scuola. Continua la rottura con il decreto Cutro

La sentenza Apostolico fa scuola. Continua la rottura con il decreto Cutro

La sentenza Apostolico fa scuola. Ad appena una settimana dagli attacchi del governo alla magistrata Iolanda Apostolico per la sua non applicazione del decreto Cutro, un altro giudice ha disatteso il decreto approvato ad aprile dal governo Meloni in materia di immigrazione. L’8 ottobre, infatti, il tribunale di Catania presieduto da Rosario Maria Annibale Cupri non ha convalidato il trattenimento di sei richiedenti asilo tunisini nel Centro per il rimpatrio di Pozzallo in provincia di Ragusa.

Il motivo? Come già sostenuto da Apostolico, il decreto sarebbe incompatibile con la giurisprudenza comunitaria. In particolare, scrive il magistrato, «il trattenimento può avere luogo soltanto ove necessario, sulla base di una valutazione caso per caso, salvo se non siano applicabili efficacemente misure alternative meno coercitive».

In contrasto con la normativa europea del 2013 sarebbe anche, secondo Apostolico, il pagamento di una cauzione a scopo di rilascio, misura prevista proprio dal decreto migranti. L’11 ottobre, Apostolico ha confermato la sua decisione, non convalidando il trattenimento di altri quattro tunisini e facendo così salire a quattordici i provvedimenti in rottura con il decreto.

Secondo le interpretazioni dei giudici Apostolico e Annibale Cupri, insomma, la legge sull’immigrazione del governo Meloni andrebbe in contrasto con la normativa europea. E il diritto nazionale di uno stato membro non può essere incompatibile con quello comunitario.

Mentre il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi annuncia il ricorso in Cassazione, il vicepremier e Ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini ha commentato così la decisione di Annibale Cupri: «Prendo atto della decisione del tribunale di Catania. In quella zona vi è evidentemente una certa abitudine». Toni assai diversi da quelli utilizzati appena una settimana prima sui suoi profili social quando aveva diffuso uno dei due video dove la giudice compare tra i partecipanti alla manifestazione del 25 agosto 2018. Una protesta cui presero parte la società civile e le associazioni per i diritti umani per permettere lo sbarco dei 177 migranti a bordo della nave Ubaldo Diciotti della Guardia Costiera. Approdo negato proprio dal Ministero degli Interni, allora presieduto da Salvini. Per questo, il ministro leghista fu indagato per sequestro di persona, abuso di ufficio e arresto illegale.

Se Matteo Salvini ha chiesto le dimissioni di Apostolico, la presidente del consiglio Giorgia Meloni in una conferenza a margine del Vertice della Comunità Politica Europea di Granada ha messo in dubbio l’imparzialità della giudice per via della sua presenza alle manifestazioni di cinque anni prima e ha respinto l’accusa di dossieraggio fatta a Salvini dalle opposizioni per aver diffuso un video vecchio di cinque anni. Secondo Meloni sarebbe «una polemica secondaria. Tu partecipi a una manifestazione pubblica, lo rivendichi, il dossieraggio di solito è un’attività occulta per tirare fuori cose che non si sanno. Lei era lì col suo volto, in prima fila, dietro uno striscione…».

Se è certo che uno dei due video in cui compare Apostolico è stato girato dall’operatore di LaPresse Stefano Bertolino, il mistero sull’autore del video diffuso da Salvini è fitto. Secondo una iniziale ricostruzione quel video sarebbe stato realizzato da un carabiniere che avrebbe confessato ai suoi superiori di averlo condiviso con una «ristretta cerchia di persone». Dopo, anche se non è chiaro come, sarebbe finito tra le mani del ministro leghista. Oggi, la notizia viene smentita: nessun carabiniere si è assunto la responsabilità della realizzazione delle immagini del 2018. Il suo nome sarebbe stato invece indicato dai suoi colleghi ai superiori, i quali avrebbero inviato una relazione in procura. Adesso il militare chiamato in causa sostiene di non avere nulla a che fare con le immagini divulgate. Un punto che urge chiarire, ma che non deve oscurare la ratio delle sentenze dei giudici siciliani.

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