Flaminia Zacchilli

La kefiyah, il cocomero e il resto: i simboli della resistenza palestinese

La kefiyah, il cocomero e il resto: i simboli della resistenza palestinese

simboli palestina

Fuori e dentro l’Italia i sostenitori della pace a Gaza e del cessate il fuoco per il popolo palestinese si muovono sempre più compatti. Le manifestazioni a Roma delle ultime settimane e il corteo da un milione di persone a Londra lo scorso sabato ne sono un esempio.  E attorno a queste proteste emergono simboli e immagini sempre più riconoscibili. Sono iconografie che fanno parte da sempre della storia della Palestina, arricchiti di nuovo significato dalla persecuzione della sua gente. E ora che sono dovunque anche in Italia, possiamo esaminare alcuni dei più celebri – la loro storia, il loro significato, la loro importanza ora come allora.

Il cocomero, la bandiera rinata

La coltivazione dei cocomeri rappresenta un elemento fondamentale della cultura palestinese. Sono presenti da sempre nella striscia di Gaza, e lo erano anche quando, nel 1967, lo stato colonizzatore di Israele annesse con la forza la Gerusalemme dell’Est ai suoi confini. Il governo vietò ai cittadini della Palestina di sventolare la loro bandiera, ma i cittadini trovarono una soluzione.

Yahel Gazit—Middle East Images/AFP/Getty Images
Yahel Gazit—Middle East Images/AFP/Getty Images

I colori della bandiera palestinese – nero, rosso, verde, bianco – sono gli stessi del frutto del cocomero. Per questa coincidenza, e per il legame del frutto con la storia e la cultura della nazione, esso è diventato per i palestinesi e i loro alleati un simbolo di resistenza e sovranità. L’anguria si presenta alle manifestazioni, sui cartelli e gli indumenti, o sui social network nella forma di emoji.

La keffiyeh e i suoi significati

La kufiyah, o keffiyeh, è uno dei simboli della resistenza anticoloniale palestinese più riconoscibili. Il suo essere articolo di abbigliamento velocizza la sua diffusione, diluendo spesso il suo significato da baluardo culturale palestinese a semplice sciarpa decorata.

Yasser Arafat
Yasser Arafat

L’indumento ha origini antichissime ed è diffuso nel mondo Arabo in varie forme. Era utilizzato come simbolo di rango dai sacerdoti, più avanti dai popolani per proteggersi da vento, sole e sudore. Il suo status come simbolo di resistenza ha origine nel 1936, dai ribelli palestinesi nella Rivolta Araba contro i colonizzatori inglesi. I ribelli si coprivano il volto con la keffiyeh per non essere riconosciuti, e i loro alleati civili hanno cominciato a portarla per solidarietà alla causa, e aiutare i ribelli a mimetizzarsi.

Spesso si vedono in giro keffiyeh colorate, ma non autentiche: la tradizione vuole che siano solo bianche e nere. Sono larghe un metro quadro e fatte di cotone, poliestere o una miscela delle due.

I disegni presenti sulla keffiyeh sono tre: una rete, foglie di ulivo e una striscia nera spessa, circondata da due parallele più sottili. Ciascuno di questi motivi rappresenta il legame del popolo indigeno della Palestina con la sua terra. La rete rappresenta il mare e la pesca, come mezzo di sostentamento e cultura alimentare. Le foglie di ulivo si legano all’olio e alle olive coltivate nella Striscia di Gaza. La striscia nera indica infine le vie commerciali.

Simboli culturali sui quali Israele si è accanita particolarmente negli ultimi giorni, bombardando barchette da pesca, campi di ulivi e automobili di fuggitivi.

Gli altri simboli: dalle chiavi ai papaveri

Non è infrequente vedere rami d’ulivo o immagini di olive usati come simbolo di alleanza verso la Palestina. La pianta è longeva e, come si è visto, molto caratteristica nella zona. Viene usata come simbolo di appartenenza alla terra oltre che, in un’iconografia nota, come messaggio di pace.

chiave palestina

A varie manifestazioni, come quella di Roma del 27 ottobre, sono apparse immagini e modelli in scala maggiore di chiavi. Basta uno sguardo a capire la simbologia di tale oggetto: il ritorno a casa, l’appartenenza. A volte il collegamento è più diretto della semplice analogia, poiché sin dalla prima Nakba, nel 1948, molti cittadini palestinesi sfollati hanno portato con sé le chiavi della propria casa.

Un altro simbolo che proviene dalla natura è il papavero, fiore nazionale della Palestina e tipico del territorio. Anch’esso sfoggia i colori della bandiera palestinese, oltre a un profondo rosso che richiama il sangue dei martiri. Oltre a indicare, come l’ulivo, la vicinanza tra la terra di Palestina e il suo popolo, il papavero sboccia a primavera, come a indicare la fine dell’oppressione in arrivo.

Infine, tra tanti simboli naturali, ne emerge uno contemporaneo. Ḥanẓala è il protagonista dell’omonimo fumetto periodico, creato nel 1969 dal fumettista Nati al-Ali. Ha l’aspetto di un bambino vestito di stracci, scalzo, con le mani dietro la schiena. Si presenta sempre di spalle, perché il suo volto non è importante: Ḥanẓala è tutti i bambini della Palestina, privati del loro futuro. La sua posa è invece una sfida aperta all’oppressione, carica della determinazione della sua gente a non farsi piegare.

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