Gloria Ballestrasse

Il Niger e l’occhio mezzo chiuso dell’Occidente

Il Niger e l’occhio mezzo chiuso dell’Occidente

20 agosto 2023, volo di ritorno Cape Town – Frankfurt. Durata ordinaria: 11 ore e 40 minuti. Annunci da parte del capitano di bordo. In inglese prima e in tedesco poi, si avvisano i gentili signori passeggeri che la durata prevista per il volo odierno sarà di 13 ore. Capro espiatorio di coincidenze perse, la chiusura dello spazio aereo sopra lo stato del Niger. Un passeggero di colore legge un passo delle Scritture, prima di addormentarsi consuma la cena offerta dalla compagnia di bandiera tedesca. Il volo prosegue sopra la Guinea, senza eccessive turbolenze.

L’Ironia di cartelli “Abas la France, Vive Poutine”, come una metafora dello stato attuale della storia del Sahel. Scritti in francese tradizionale, a favore della novità russa. Tra il 26 e il 28 luglio 2023, il colpo di Stato dei golpisti del Niger. Il presidente Bazoum, parte in gioco di un più ampio piano di cooperazione internazionale sostenuto da Francia e ONU, destituito. Al suo posto, l’introduzione del Consiglio Nazionale per la Salvaguardia della Patria (CNSP). Da allora il golpista Tchiani, presidente dal 10 agosto, si è guardato attorno. Ormai più di una settimana fa, dopo la presenza di Putin alla COP28, accordi e simboliche strette di mano tra il viceministro della Difesa russo Yunus-Bek Yevkurov e il presidente nigerino. I maghi lo svelano, ma noi puntualmente ci caschiamo. Per quanto stiamo attenti, il trucco avviene altrove – precisamente laddove noi siamo distratti e non guardiamo. Intanto, bandiere russe sventolano nonostante la fermezza di un’aridità che schiaccia.

Infatti, il golpe del Niger si inserisce in un contesto più ampio, almeno quel tanto che basta per comprendere Mali e Burkina Faso. Nel Sahel ci sono ben due precedenti di alleanza con una Russia che si erge a paladina di una giustizia alternativa a quella Occidentale. Un’Ucraina a cui serve ricordare a USA e Unione europea del suo bisogno di supporto è il manifesto per quella fascia di mondo che ha bisogno di una nuova vita, fuori da un colonialismo che ha stancato, perché ha intuito le potenzialità strategiche di quelle terre con il fine di sfruttarle –  solo in minima parte quello di aiutarle a fiorire. I francesi fino al 24 settembre hanno attinto alle fonti nigerine di uranio, e in cambio hanno lasciato regole democratiche da rispettare, traiettorie di sviluppo a cui cooperare. I russi lasciano che i regimi dittatoriali si insedino. Il loro è il modello di un presidente che concede la propria candidatura per le elezioni presidenziali del 2024, richiestagli di fronte alle telecamere di giornalisti avidi.

Con un’Unione Europea che si appropinqua alle elezioni del 2024 per rinsaldare gli equilibri all’interno di sé stessa e, dall’altra parte, con una Russia che quando attacca l’Ucraina, agli occhi degli africani non appare più bestiale di Israele che si difende (e allora allearsi con l’ex Unione Sovietica non è poi tanto indesiderabile), che ne sarà delle decisioni di Haftar, generale libico sempre più vicino a Putin, e delle trattative con l’UE per ostacolare i progetti dei trafficanti di esseri umani? Lo scenario mediatico italiano ha preferito chiudere un occhio sui movimenti russi. Chi è assetato di alleanze però non perde tempo, e così il colpo di Stato in Niger è stato solo il più recente tassello del puzzle del Sahel.

Come volevasi dimostrare, pressioni in vista dal Mediterraneo. Proprio nelle notti scorse, un gommone ribaltato ha portato al risultato di sessantuno dispersi al largo della Libia. Intanto, sull’agenda politica del Governo Italiano, i lavori per il Piano Mattei per l’Africa, secondo una cooperazione paritaria con gli Stati sub-sahariani, finalmente per lo sviluppo del territorio, che i popoli nazionali vorrebbero chiamare casa. “You have to understand, that no one puts their children in a boat unless the water is safer than the land” recitano i versi di Home, poesia di Warsan Shire. (Devi capire che nessuno mette i propri figli su un barcone a meno che le acque non siano più sicure del suolo).

Da Niamey, le voci più recenti parlano di promesse mantenute. I 1500 soldati francesi, una volta impegnati nella difesa contro i jihadisti, sono stati sloggiati entro il 22 dicembre. Prevista ora la chiusura dell’ambasciata francese.

 

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