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Cosa sta succedendo in Iran? Parte 2

Cosa sta succedendo in Iran? Parte 2

Hadis Najafi
Hadis Najafi

Continuano le proteste in tutto l’Iran e continua la dura repressione del governo di Raisi Sabato 24 settembre Hadis Najafi, 23 anni, è stata uccisa a Karaj da sei colpi d’arma da fuoco alla testa, al collo e al petto. Hadis era diventata uno dei simboli delle proteste contro l’uccisione di Mahasa Amini ed era soprannominata “la ragazza con la coda”. Come lei tante donne iraniane stanno mettendo a rischio la propria vita per protestare contro il governo e le istituzioni religiose iraniane. Venerdì sera ad Oshnavie (cittadina di 40 mila abitanti con 3 morti nel primo giorno delle proteste), al confine con l’Azerbaijan occidentale, per alcune ore i manifestanti hanno tenuto il controllo delle strade. L’amministrazione locale ha deciso la mobilitazione massiccia dei reparti anti-sommossa dalle città vicine (Fonte di bbc persian) Stando ad alcuni report ci sarebbero numerosi morti anche tra gli agenti di polizia. Si parla addirittura di 33 uomini, ma al moemnto è è impossibile conoscere la cifra esatta. Tra gli attivisti almeno 42 persone sarebbero state tratte in arresto mentre il comandante delle forze dell’ordine della regione Gilan ha annunciato l’arresto di 739 persone, tra cui 60 donne. All’ottavo giorno di proteste si sono intensificate le manifestazioni anche nella regione di Shiraz e nelle varie università. La differenza di queste proteste con le precedenti è la presenza dei manifestanti per le strade anche dopo tramonto. Al momento forse uno dei dati più drammatici riguarda il fatto che non abbiamo notizie degli arrestati, non sappiamo dove sono finiti e in che condizioni sono tenuti. Si consideri che tra di loro ci sono anche minori e anziani In un video diffuso on-line si possono chiaramente vedere dei poliziotti che sparano ai manifestanti dalla finestra di un palazzo. Tra l’altro, Amnesty International ha dichiarato che ci sarebbero almeno “4 minorenni tra i morti di questi giorni”. L’hashtag “#MahsaAmini” sabato ha superato i 50 milioni di twee su Twitter. Alla mattina di sabato avevamo 35 morti confermati (anche se il dato è in crescita data la grande difficoltà di raccogliere e organizzare informazioni). Il governo iraniano ha annunciato una nuova strategia di repressione delle proteste e ora ci sono diverse forze armate coinvolte. Tra queste la Guardia della Rivoluzione Islamica insieme; i paramilitari di Basij e altri gruppi paramilitari già presenti in Siria e già coinvolti nella repressione delle proteste del 2019 in Iran in quanto fedelissimi dell’Ayatollah Khamenei e dell’ex generale Solaymani ucciso in un attentato dalla CIA lo scorso anno. Inoltre, sono coinvolti i reparti antisommossa della polizia, le squadre volanti in motocicletta, le forze speciali antiterrorismo e diverse decine di agenti in borghese. Tutto ciò, ovviamente, senza contare i reparti dell’esercito mobilitati. Il comandante supremo delle forze armate iraniane è l’ayatollah Khamenei.

Si moltiplicano le testimonianze che accusano le forze armate di utilizzare addirittura i laser per prendere di mira i manifestanti e le ambulanze per creare scompiglio nella folla. Manifestazioni a favore delle proteste in Iran si stanno svolgendo anche in altre città del mondo come a Parigi, Londra, Berlino, Hannover, Colonia, Brema, Bologna, Amsterdam, Rotterdam, L’Aia, Melbourne, Brisbane, Arbil, Toronto e a Praga dove hanno dipinto un murales del ritratto di Mahsa Amini sul muro di John Lennon Il motto più radicale dei manifestanti è “morte al dittatore” (l’ayatollah Khamenei) e l’abolizione della repubblica islamica (“Morte alla repubblica islamica, a volte anche in inglese “No to Islamic Republic”). Il Ministro delle informazioni (ovvero i Servizi segreti iraniani), Esmaeil Khatib, ha chiesto una risposta severa contro “i rivoltosi e i ribelli manovrati dall’estero e dalle forze antirivoluzionarie”. Il destinatario della sua richiesta è stato il ministero della giustizia iraniano. In altri termini: condanne severe e pene esemplari. Anche l’attuale presidente della repubblica Islamica Ibrahim Raisi, ex PM di Karaj e Teheran, ex capo del palazzo di giustizia iraniano di ritorno all’Assemblea Generale dell’Onu di New York non ha esitato a condannare le proteste. Dall’aeroporto di Teheran ha ordinato e promesso un confronto severo con i ribelli.

Scontri tra le strade di una città iraniana

Nono giorno delle proteste in Iran 37 morti confermato e migliaia di arresti nelle 11 città nelle quali in questi giorni si manifesta. Tuttavia, in alcune città si stanno anche organizzando manifestazioni a favore del regime. Per la prima volta nella storia della Repubblica Islamica si assiste alla replica da parte del governo nel giro di soli tre giorni dalle proteste che hanno incendiato il Paese. L’ambasciatore britannico a Teheran è stato convocato al ministero degli affari esteri iraniano per il presunto coinvolgimento delle emittenti televisive in lingua Farsi situate a Londra nelle proteste scoppiate in Iran. Infatti, la BBC britannica da alcuni anni trasmette notiziari e approfondimenti in lingua farsi. Anche l’ambasciatore norvegese a Teheran è stato convocato al ministero degli affari esteri iraniano per l’intervento del presidente al parlamento norvegese del deputato Masud Gharakhani (iraniano-norvegese) sulla morte di Mahsa Amini. Intanto si continuano a diffondere i report di colpi diretti agli organi vitali sparati dalle forze dell’ordine. Contemporaneamente, i confronti tra manifestanti e polizia si fanno più duri. Il “Consiglio organizzativo dei sindacati dei dipendenti delle scuole in Iran” ha lanciato uno sciopero per lunedì e mercoledì prossimo per protestare contro l’arresto degli studenti e la repressione delle proteste da parte della polizia chiedendo a quest’ultima di smettere di sparare alla gente. All’interno del famigerato carcere “Evin” di Teheran, le donne incarcerate (attivisti sociali e politiche) hanno manifestato la loro empatia con i protestanti morti per le strade cantando in coro nel cortile della sezione femminile. (Fonte: Narges Mohammadi (attivista detenuta a Evin). Il prefetto di Sari (capoluogo della regione Mazandaran, nel nord del Paese) ha annunciato l’arresto di almeno 450 persone nella regione. La zona di Oshnavieh è stata posto sotto la legge marziale, assediata dalle forze antisommossa ed è stata decretata la chiusura di tutte le attività commerciali a eccezione dei negozi di generi alimentari. Nelle ultime 48 ore qui sono state arrestate almeno 100 persone, compreso l’imam di una moschea dopo uno suo intervento alla “preghiera del venerdì” giudicato favorevole alle rivolte. (Fonte BBC Persian) Kurdistan Human Rights Network: “almeno 17 morti (tra cui 4 minorenni di 15 e 16 anni), 435 feriti e 570 detenuti dall’inizio delle proteste nelle regioni e le città curde”.

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