Il biodigestore a Civitavecchia? Per i cittadini è un “no grazie”. Ma il Consiglio Metropolitano continua a voltarsi dall’altra parte.
Del progetto del biodigestore a Civitavecchia ne avevamo già fatto menzione lo scorso febbraio in un altro articolo di Atlante (lo trovate qui), e da allora la situazione è rimasta immutata: la cittadinanza che si interessa attivamente alla questione lo respinge con forza.
I punti critici sono tanti, a partire dalle dimensioni e dalla portata, esorbitanti per le reali esigenze del Comune di Civitavecchia e dintorni (120.000 tonnellate di portata a fronte di una produzione di rifiuti organici pari a 6.00o tonnellate l’anno).
Senza contare il fattore inquinamento, critico in una cittadina come Civitavecchia che ospita il più grande porto crocieristico europeo, con emissioni inquinanti annesse e connesse, una grande discarica che si prevede di ampliare – questione, questa, molto critica – e che ospita una centrale a carbone, oggi inattiva, che rischia di essere riaccesa a causa della crisi energetica.
Una città in crisi perenne, il cui elevato tasso di inquinamento ha effetti concreti anche sulla salute dei suoi cittadini, che si ammalano sempre più spesso di tumori polmonari. Nell’assemblea del Consiglio Metropolitano di ieri lo hanno urlato a gran voce gli esponenti del Comitato No al biodigestore, circa una sessantina, che hanno preso parte alla seduta del suddetto consiglio. “A Civitavecchia abbiamo il più alto tasso di tumori al polmone per inquinamento: lo sapete?”. Portando l’attenzione sulla difficile situazione dell’ospedale cittadino, che “è saturo”.
Il Consiglio Metropolitano di Roma rinvia la questione. Per l’ennesima volta
A Palazzo Valentini mercoledì 13 maggio si è svolta, dopo ben tre rinvii di cui uno formale, l’Assemblea del Consiglio Metropolitano di Roma con l’ordine del giorno del biodigestore a Civitavecchia, per il quale la società piemontese (a dispetto del nome) Ambyenta Lazio ha presentato la richiesta di una delibera per la costruzione e, successivamente, una richiesta di proroga per il fine lavori, entrambe approvate dal Comune di Roma.
Peccato che l’Assemblea che si è presentata agli occhi dei cittadini il pomeriggio del 13 maggio fosse penosamente vuota: alle 3 chiame indette dal presidente della seduta hanno risposto “presente” solo 6 consiglieri su 18. Della mancanza del numero legale minimo necessario per approvare l’ordine del giorno (almeno la metà del Consiglio più uno) il consigliere che si è fatto portavoce delle rimostranze dei cittadini civitavecchiesi, Giancarlo Frascarelli di Fratelli d’Italia, era stato informato solo la mattina stessa della riunione.
Nel frattempo, la maggior parte dei cittadini intervenuti si era organizzata prendendo ferie e permessi e pagando di tasca propria un pullman per venire a Roma e partecipare di persona al Consiglio.
Le rimostranze del Comitato del No
Di fronte alla beffa del Consiglio Provinciale vuoto, i cittadini presenti hanno voluto prendere la parola per esprimere tutto il loro disagio.
Un’esponente del Partito Democratico facente parte del Comitato del No ha parlato, a ragione, di un clima da “azzeccagarbugli”, con un sindaco e un consiglio che sembrano scegliere deliberatamente di ignorare le proteste sacrosante di una città che paga sulla propria pelle da anni le scelte meno oculate del governo della città di Roma.
Un’altra cittadina esponente del Comitato ha illustrato dettagliatamente la zona nella quale si vuole costruire l’impianto: una zona vicina alle case che affliggerà sia i residenti che i molti lavoratori della prospicente zona industriale. Senza contare la vicina discarica, nella quale Roma già da tempo conferisce i propri rifiuti.
Un’altra questione sollevata è stata quella dell’occupazione: i cittadini vogliono un impianto che dia lavoro agli abitanti, mentre il biodigestore creerebbe pochi posti di lavoro e quindi non rappresenterebbe un vantaggio nemmeno sotto questo punto di vista.
Ma il punto vero è la salute: non si può giocare con la salute dei cittadini. Non è un caso che l’ASL abbia dato parere negativo alla costruzione dell’impianto di biodigestione nell’area in questione.
Biodigestore, le parole di alcuni portavoce del Comitato del No
Per l’occasione abbiamo intervistato una delle persone più impegnate del Comitato del No al biodigestore: l’attivista Simona Ricotti, civitavecchiese e residente nella città, protagonista di tante lotte soprattutto a difesa dell’ambiente.
Ricotti chiarisce la semplice richiesta del Comitato: la richiesta a livello istituzionale della revoca della determina autorizzativa per il biodigestore che Ambyenta Lazio vorrebbe realizzare” e “nello stesso tempo ci sarà la richiesta di rivalutare e di ritirare la proroga rilasciata dalla Città Metropolitana sui tempi dei lavori di realizzazione del biodigestore”. Il Comitato mira a “una gestione del ciclo dei rifiuti che valorizzi la prossimità, la raccolta differenziata e i piccoli impianti che rendono autosufficienti i vari territori”.
Dello stesso avviso anche Riccardo Petrarolo, un’altra figura del territorio protagonista di tante lotte. “Sono quattro anni che seguiamo questa vicenda, e sono quattro anni che cerchiamo di opporci a questo scellerato progetto”. Petrarolo definisce quella del biodigestore “un’idea perversa del ciclo dei rifiuti a livello regionale, che noi contestiamo a 360 gradi”. Perché, chiariscono entrambi, non chiudono il ciclo dei rifiuti e producono solo ulteriore inquinamento.
Insomma, la posizione della città, e di chi si fa carico della questione in nome di tutti i cittadini, sembra essere chiarissima.
Ora la palla passa nuovamente al Consiglio Metropolitano, sperando che la prossima volta la prima chiama non vada a vuoto.