Un fenomeno inaspettato

Un fenomeno inaspettato

Viviamo in uno dei periodi più difficili degli ultimi cinquant’anni? Non soltanto a causa di crisi economiche, guerre e instabilità sociale ma anche per l’aumento della malattia tumorale, che preoccupa la comunità scientifica tutta.  Diffusa soprattutto tra le persone over 50 così come indicato nei soli U.S.A. dall’American Cancer Society per la quale l’88% delle diagnosi di tumore è da rivenirsi nella fascia tra i 50 e i 65 anni e il 59% tra le persone oltre i 65 anni, il fenomeno sembra sempre più prendere piede anche nella fascia di età sotto i 50 anni, con casi di tumori anche in individui di 30 o addirittura 20 anni.

Di questo avviso è la rivista scientifica americana BMJ Oncology che, prendendo in considerazione dati ospedalieri per un periodo trentennale che va dal 1990 al 2019, ha rivelato come, a livello globale, i pazienti oncologici sotto i 50 anni siano aumentati sia a livello di diagnosi positive che di morti legate a tumori rispettivamente del 79% e del 29%. Nello specifico, gli organi più colpiti sono quelli dell’apparato intestinale: colon, retto e stomaco. Mentre, con attenzione verso il sesso femminile, i tumori al seno e alla cervice uterina sono i più frequenti (un tumore su tre tra gli under 50, solo in Italia).

Dello stesso avviso è, a livello internazionale, l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità)  che , attraverso la propria agenzia per la ricerca sul cancro (IARC), oltre ad osservare un trend in crescita nelle persone under 50 colpite da una malattia tumorale, rincara la dose, aggiungendo come negli ultimi 30 anni, nel medesimo periodo considerato dalla BMJ Oncology, cioè dal 1990 al 2019, i tumori nel mondo sono raddoppiati nella popolazione generale il che porta a due considerazioni: la prima di carattere tecnico, che ci suggerisce come anche grazie alle numerose campagne di prevenzione e ad una maggiore abilità nel riconoscere e quindi diagnosticare le cellule tumorali si ha, gioco forza, un aumento dei casi; la seconda è di carattere più intuitivo e logico che ci porta a considerare, così come l’OMS aggiunge ai risultati della sua ricerca, che i fattori di rischio che portano a qualsivoglia tipo di tumore sono aumentati considerevolmente.

Da più di 10 anni, in particolare, il ricercatore e patologo presso il Birgham and Women’s Hospital ed epidemiologo presso l’Harvard Medical School di Boston, Dr. Shuji Ogino, si è accorto del fenomeno sempre più crescente del tumore nei giovani adulti, tanto da affermare come il tumore ad esordio precoce possa essere definito una vera e propria epidemia globale. Così come riportato dallo stesso Ogino “i 40enni degli anni ’90”, per i quali si hanno ormai dati certi e pressoché definitivi sono stati molto più malati dei 40enni degli anni ’70”, aggiungendo di come questo trend continui in negativo nelle generazioni successive.

Per comprendere la gravità del fenomeno, o meglio dell’epidemia globale così come definita dallo stesso Ogino, quest’ultimo e il suo team di ricercatori stanno studiando all’incirca 4000 campioni di cellule tumorali al colon retto provenienti da persone colpite in giovane età. Prendendo ad esame ogni frammento di tessuto cellulare malato e comparandolo con quello di soggetti di età più avanzata (over 50), Ogino e il suo team di ricerca hanno l’ambizione di ricostruire, per ognuno, la sua storia cellulare, e di raccogliere indizi su come si è giunti da un organismo prettamente giovane e mediamente sano, ad uno malato di tumore.

La ricerca ha già tratto qualche risultato, dividendo in tre le possibili cause del fenomeno globale di tumore ad esordio precoce: la prima porta alla dieta occidentale, ricca di zuccheri, cibi processati e prodotti poco freschi, la seconda una crescente resistenza all’ormone dell’insulina e la terza nelle funzionalità batteriche del nostro intestino. Questi risultati restano pur sempre nel campo delle ipotesi, poiché i numeri di casi da osservare da un punto di vista statistico sono enormi al fine di capire quali siano le cause principali del fenomeno, ma di una cosa il dottor Ogino così come altri accademici e ricercatori sono quasi certi: il dito viene puntato contro diete a base di alimenti altamente nocivi, tra cui gli alcolici.

La dottoressa Cathy Eng direttrice del Young Adult Cancers Program al Vanderbilt University’s Ingram Cancer Center in Tennessee, sembra non voler confermare, tramite la sua esperienza diretta, la spiegazione ambientale o di stile di vita dei soggetti in età giovane colpiti da tumore. I pazienti della dottoressa Eng sono stati tutti mediamente attinenti ad un buon tenore di vita: vegetariani, atleti, non fumatori ritrovatisi con un la diagnosi di un tumore al polmone, il che ha portato a pensare alla stessa dottoressa che i fattori di rischio potrebbero essere altri. Frizelle, professore di chirurgia all’università di Otago in Nuova Zelanda ha trattato più d’uno dei casi di tumore nei giovani adulti e riguardo alle cause di questo fenomeno sempre più emergente, pare non avere dubbi. Almeno per il tumore al colon-retto sul quale le sue ricerche si sono concentrate, egli suggerisce come le molecole di varie microplastiche presenti nei nostri cibi possa interferire con  lo strato di batteri che protegge il nostro intestino, indebolendolo e lasciando ad agenti patogeni la strada aperta a qualsivoglia tipo di infezione: in sintesi, l’interazione tra le sostanze tossiche che ingeriamo ed i batteri presenti nel nostro apparato digerente può provocare l’insorgenza di tumore.

Il dottor Frizelle, nonostante il tentativo di spiegare quella che il dottor Ogino ha chiamato epidemia globale, resta senza comunque risposte sul numero sempre più crescente di casi di tumori ad insorgenza precoce, a discapito peraltro di alcuni fattori di rischio ora statisticamente meno presenti come il fumo di sigaretta, in evidente calo sia in Europa che negli Stati Uniti a seguito dell’introduzione della sigaretta elettronica che ha eliminato il rischio di assunzione delle sostanze tossiche presenti nelle cartine e nei filtri, così come a seguito di una generazione più “salutare” rispetto a quelle che l’hanno preceduta.

E se la causa fosse semplicemente di carattere genetico?

Il dottor Salvatore Siena, direttore del Dipartimento di Oncologia del Niguarda di Milano, centro d’eccellenza per la ricerca contro il cancro non pensa che il fattore sia dovuto ai nostri cromosomi. Logicamente se la causa principale dell’aumento dei tumori nei giovani fosse dovuta al DNA dei soggetti interessati, il numero di casi negli anni sarebbe rimasto nella media, quantomeno senza un trend di crescita così vertiginoso, così come riportato da diversi centri di ricerca di importanza internazionale già menzionati.

Emanuela Bonoldi, Direttore del Dipartimento di Anatomia Patologica sempre al Niguarda di Milano, oltre a confermare il fattore quantitativo in crescita dei tumori nei giovani under 50, sottolinea, così come più d’uno dei suoi colleghi europei e oltreoceano, che i tumori che colpiscono i soggetti giovani siano più aggressivi e più veloci ad espandersi rispetto ai soggetti over 50 colpiti dallo stesso tipo di neoplasia. Il problema dei tumori ad insorgenza precoce sono tuttavia un fenomeno che solo da pochi anni viene affrontato con più attenzione, visti gli allarmanti dati che spaventano la comunità scientifica e non solo.

Per il dottor Ogino non ci sono molti dubbi: egli conferma il trend sempre più in crescita dei giovani malati oncologici, ma come ogni problema, per risolverlo o quantomeno limitarlo, bisogna capirne le cause ed esse, dalle sue parole proferite nel suo centro di ricerca a Boston, sono ben lungi dall’essere state pienamente comprese. Restano pertanto ancora parecchie domande riguardo al fenomeno dell’insorgenza precoce dei tumori nei giovani.

Non possiamo che affidarci ancora una volta alle soluzioni date dalla ricerca, sperando essa possa darci un quadro più chiaro di ciò che sta accadendo e che accadrà alla nostre generazioni più giovani, a quanto pare sempre più indebolite da un complesso socio-culturale quantomai complesso.

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