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Silent Night, la vendetta è un piatto che va servito in silenzio

Silent Night, la vendetta è un piatto che va servito in silenzio

Dopo sei anni di assenza dalle sale e a nientemeno che vent’anni dal suo ultimo film hollywoodiano, John Woo, il celebre maestro cinese del genere action, torna a dirigere un film americano. Silent Night, uscito nelle sale italiane il trenta novembre, vede il cineasta nativo di Guangzhou alle prese con una storia e un linguaggio differente dai film che lo hanno reso famoso in tutto il mondo (A Better Tomorrow I e II, Hard Boiled, Once a Thief ecc).

In questa sua ultima fatica, il regista pone al centro delle vicende un uomo in cerca di vendetta a causa della morte del figlio. La trama, stavolta ridotta all’osso, non è certamente il punto principale su cui l’opera vuole concentrarsi. A farla da padrone sono, o meglio, dovrebbero essere, l’emotività e l’azione. L’emotività è data dalla situazione del padre: un uomo ossessionato dalla sete di sangue, impossibilitato a parlare da inizio film a causa di uno sparo alla gola subito, che attraverso il silenzio dovrebbe comunicare con lo spettatore tutto il suo tormento; dall’altro lato, l’azione, vero fiore all’occhiello del cinema di Woo, è rappresentata dal compimento del piano di vendetta del protagonista. Tuttavia, questa accoppiata non riesce a dare un risultato positivo: le scene legate ai ricordi del figlio o alle emozioni del protagonista risultano solo banali e retoriche, oltreché tediose; invece, quelle di azione, sebbene siano presenti alcuni momenti di qualità, non colpiscono nel segno come ci si aspetterebbe da sequenze girate dal maestro cinese, ma, al contrario, sembrano girate da qualcuno che imita il suo stile senza carpirne l’essenza.

Un ulteriore punto critico del film è rappresentato dalla scrittura: sebbene, infatti, in un film di vendetta nessuno si aspetterebbe mai di trovarsi di fronte a trame memorabili, in Silent Night, purtroppo siamo di fronte ad una storia vuota. Innanzitutto, salta all’occhio sin da subito il fatto che i criminali siano esclusivamente messicani o latinoamericani. Il revenge movie è un genere, già di per sé reazionario, aggiungere una componente velatamente razzista non giova di certo alla scrittura.

In aggiunta a ciò, anche la caratterizzazione dei personaggi è critica. Al protagonista, con cui purtroppo lo spettatore empatizza poco a causa della già citata piattezza delle scene legate alla sfera emotiva, si affiancano personaggi, dal punto di vista narrativo e di sviluppo della trama, inutili o estremamente forzati: alcuni inseriti per accrescere, con esito tutt’altro che positivo, le tinte sentimentali del film, altri con il solo scopo di giustificare narrativamente alcune scelte.

In Silent Night, John Woo abbandona la poesia violenta e l’originalità dei suoi film di Hong Kong per estetizzare e svuotare gli elementi che lo hanno reso celebre presso il grande pubblico statunitense.

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