Angela Galloro

Il caso Regeni: quando gli interessi ostacolano la giustizia

Il caso Regeni: quando gli interessi ostacolano la giustizia

Il 20 febbraio scorso, dopo anni di depistaggi, bugie e ostacoli alle indagini da parte delle istituzioni egiziane, è iniziato il processo a carico dei quattro agenti egiziani accusati di avere sequestrato, torturato e ucciso Giulio Regeni nel gennaio 2016.

Come sono cambiati da allora i rapporti tra l’Italia e l’Egitto, storici partner commerciali? Nonostante la richiesta di pressioni diplomatiche da parte della famiglia di Giulio Regeni, della società civile, degli attivisti per i diritti umani, le relazioni tra i due paesi non hanno subito alcun contraccolpo. Al contrario, si sono progressivamente rafforzate in tutti i campi. Il regime di Al Sisi può contare sul supporto strategico di aziende italiane, di banche italiane e dei governi che si sono succeduti in questi anni.

È utile, pertanto, ripercorrere il rafforzamento delle relazioni bilaterali dopo l’omicidio Regeni.

L’11 maggio 2016, solo qualche settimana dopo il ritiro dell’ambasciatore Maurizio Massari dall’Egitto, viene nominato Giampaolo Cantini che dopo l’estate si recherà al Cairo. Alcuni mesi dopo la morte di Giulio Regeni, nel giugno 2016, la polizia di Stato italiana invia al Ministero dell’Interno egiziano una fornitura di 20 apparati Phone Forensic Express, software di sorveglianza, da destinare nell’ambito degli Accordi in materia di immigrazione.

Il 13 settembre 2017 il direttore dell’Accademia di polizia egiziana e il direttore centrale dell’Immigrazione e della polizia delle frontiere Massimo Bontempi siglano un protocollo tecnico, International training at egyptian police academy (Itepa), per la formazione della Polizia di frontiera di 22 paesi africani con l’obiettivo di contrastare l’immigrazione clandestina e il traffico di esseri umani. Si trattava di un progetto di durata biennale tenutosi presso l’Accademia di polizia egiziana.

A febbraio 2018 il Presidente Al Sisi apre ufficialmente il giacimento di gas naturale Zohr, il più grande in Egitto e nel Mediterraneo, scoperto da Eni nel 2015. Le potenzialità del sito sono talmente vantaggiose da garantire l’indipendenza energetica dell’Egitto e moltissimi vantaggi per l’Europa.

Durante un’audizione al Senato nel marzo 2017 l’ad di Eni Claudio Descalzi ha dichiarato di fare pressioni sull’Egitto per il caso Regeni ma di avere tutta l’intenzione di continuare i progetti iniziati. D’altra parte l’Egitto è il paese con il maggior volume di riserve di gas dell’Eni, oltre il 20% del totale, sarebbe stato impossibile – per la ragion di stato italiana – fare pressioni alla giustizia egiziana tramite la partecipata.

Nel luglio 2018, l’Italia ha esportato quasi 2 milioni di euro di armi leggere e munizionamenti all’Egitto.

Il 5 agosto 2018 il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi è in visita diplomatica in Egitto e durante ampi colloqui con l’omologo egiziano Sameh Shoukry si ratificano relazioni economiche come l’apertura di un ufficio per l’agenzia italiana di garanzia delle esportazioni SACE a Milano e accordi bilaterali per il comune intento di mantenere stabilità in Libia e contrastare l’immigrazione illegale.

In quell’occasione il presidente Al- Sisi sottolinea come l’Italia rappresenti un importante partner commerciale per l’Egitto, ed elogia la cooperazione fruttuosa e costruttiva con le imprese italiane, in particolare nel campo del gas e dell’energia, esprimendo l’aspirazione a una futura collaborazione in questi campi.

Nella relazione conclusiva della commissione d’inchiesta sull’omicidio Regeni si esprime insoddisfazione per “le visite di alto livello effettuate nell’estate del 2018” che si teme “abbiano prefigurato la normalizzazione dei rapporti bilaterali”. Una specie di connivenza italiana all’insabbiamento delle indagini, insomma.

A dicembre 2018, alcune aziende italiane del comparto difesa (Beretta, Fincantieri, Iveco, Leonardo, Telegi, Tesy-lab) hanno partecipato all’Egypt Defence Expo, in programma al Cairo.

Il 2018, infine, ha visto un boom dell’export militare italiano verso l’Egitto (69 milioni di euro), decuplicato rispetto al 2017 e al 2016.

Nel 2019, da gennaio a ottobre, sono state spedite al Cairo “armi leggere” per oltre 1,5 milioni di euro. L’Egitto è il primo acquirente dei 5 miliardi di spese militari italiane di quell’anno, con 871,7 milioni, derivanti in particolare dalla fornitura di 32 elicotteri prodotti da Leonardo S.p.a.

A giugno 2020, pochi mesi dopo l’arresto di Patrick Zaki, studente all’Università di Bologna, all’aeroporto del Cairo, l’Italia dà il via libera alla vendita di due fregate Fremm all’Egitto. Si tratta di due navi della Marina militare italiana, la “Spartaco Schergat” e la “Emilio Bianchi”, per un valore stimato di circa 1,2 miliardi di euro. L’affare fa parte in realtà di una mega commessa di armamenti che vale tra i 9 e gli 11 miliardi di euro.

A dicembre 2020 Fincantieri è main sponsor della fiera militare egiziana EDEX.

Pochi giorni prima, durante le audizioni alla commissione d’inchiesta per la morte di Giulio Regeni, l’allora ministro della difesa Lorenzo Guerini aveva dichiarato che “in seguito all’omicidio di Giulio Regeni, la Difesa, in completa sintonia e raccordo con le altre amministrazioni dello Stato, in primis con la Farnesina, ha prontamente diradato il complesso delle relazioni bilaterali con l’omologo comparto egiziano”.

A gennaio 2021, a cinque anni esatti dal rapimento di Giulio, la famiglia Regeni presenta un esposto in Procura contro il governo italiano per violazione della legge n. 185 del 1990, che vieta l’esportazione di armamenti verso i Paesi i cui governi sono responsabili di gravi violazioni delle convenzioni internazionali in materia di diritti umani, consapevoli che continuare a rifornire di armi il regime di Al Sisi avrebbe allontanato l’accertamento della verità e la giustizia sul caso.

Ad aprile 2021 salpa alla volta dell’Egitto la seconda fregata Fremm venduta dall’Italia, nonostante il rapporto Onu di quell’anno considerasse l’Egitto colpevole di diverse violazioni dell’embargo sugli armamenti alla Libia. Secondo la stampa la mega commessa di armi è stata svenduta all’Egitto. Pare, inoltre, che l’accordo di vendita non sia mai stato sottoposto alle Camere, come è d’obbligo secondo la summenzionata legge n. 185 del 1990.

Secondo l’Agenzia statistica egiziana CAPMAS, nel 2021 il volume degli scambi con l’Egitto è aumentato del 29%, raggiungendo i 5,8 miliardi di dollari rispetto ai 4,5 miliardi di dollari dell’anno precedente. Questa tendenza al rialzo dimostra il rafforzamento dei legami economici tra le due nazioni.
Anche gli investimenti italiani in Egitto hanno registrato un notevole impulso. Nel primo trimestre dell’anno fiscale 2021/2022 sono aumentati del 40,3%, raggiungendo i 448,8 milioni di dollari.

A ottobre 2022 in fase di insediamento del governo Meloni, la presidente del Consiglio ha affermato che il suo Paese è determinato a rafforzare la cooperazione bilaterale con l’Egitto su questioni cruciali, tra cui la sicurezza energetica, l’ambiente e i diritti umani.

Un proposito rispettato. Giorgia Meloni è stata il primo premier a raggiungere l’Egitto dopo l’omicidio Regeni in occasione della COP27 di novembre 2022 a Sharm El Sheik. Successivamente, nel 2023 ci sono state quattro visite ufficiali di ministri italiani in Egitto: il 21 gennaio e il 14 marzo quelle del ministro degli Esteri Antonio Tajani e il 18 marzo quella del ministro degli Interni Matteo Piantedosi, ricevuto dalla sua omologa Soha Gendi per parlare di migrazione. A metà maggio poi Al Sisi in persona ha ricevuto il ministro della Difesa Guido Crosetto e il capo di Stato Maggiore dell’esercito italiano, Giuseppe Cavo Dragone.

A luglio 2023 viene concessa la grazia a Patrick Zaki, un “successo” rivendicato dal governo. Si è ipotizzato un baratto sul caso Regeni: la concessione di Al Sisi allo studente egiziano in carcere da 3 anni servirebbe a silenziare definitivamente le indagini sull’omicidio di Giulio Regeni, ipotesi prontamente smentita dal ministro degli Esteri Tajani.

L’Italia rimane, ad oggi, il primo partner commerciale dell’Egitto di Al Sisi tra i paesi UE e il quinto a livello mondiale, nonché il secondo paese di destinazione delle merci egiziane, in violazione della risoluzione del Consiglio dell’Unione europea che, in seguito alle repressioni di Rabaa commesse da Al Sisi nel 2013, sospendeva le forniture di armi da parte di tutti i paesi UE verso l’Egitto.

Eppure la solida collaborazione con l’Italia è garantita da una fitta rete di società a partecipazione statale, come Eni, Snam, la compagnia assicurativa SACE, Fincantieri, e la produttrice di armi Leonardo S.p.a. che può contare sugli investimenti di una delle più grandi banche italiane, Intesa San Paolo capace di garantire all’industria bellica il 63% degli investimenti in aerospazio e difesa.

Come dichiara Amnesty International nel suo rapporto periodico, a marzo 2021 al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, 32 stati hanno espresso la loro condanna per le violazioni dei diritti umani in Egitto. Ma l’Egitto non ha mai ratificato lo statuto di Roma, pertanto la Corte penale internazionale non può perseguire il regime di Al Sisi per le violazioni commesse.

L’Italia, nonostante tutto, lo ha assecondato.

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