Marco Piccinelli

PNRR “a scatola chiusa”

PNRR “a scatola chiusa”

Il Pnrr è considerato come un’occasione dalla quasi totalità delle parti politiche rappresentate in Parlamento e dai quotidiani, nonché da gran parte dell’opinione pubblica. Più che una frase fatta, quella appena letta, è piuttosto un assioma: un “postulato certissimo” del dibattito pubblico. Poco importa se attorno al “Piano nazionale di ripresa e resilienza” non si sappia molto. Anzi, quasi nulla. Ad esempio, della parte di fondi da restituire all’Unione Europea non si conosce con precisione l’interesse su quei fondi. L’incognita è grande e, se Pier Luigi Bersani fosse ancora al Governo, probabilmente avrebbe utilizzato la sua metafora dell’elefante nella stanza, di cui ci si ricorda – però – solo quando è troppo tardi.

Le “ultime considerazioni”

Dopo 12 anni alla guida di Banca d’Italia, a novembre scadrà il mandato di Ignazio Visco e dunque nella giornata del 31 maggio ha tenuto una conferenza a Palazzo Koch in cui ha esposto le sue considerazioni finali. Cioè, di fine mandato. Il Governatore della Banca d’Italia ha avuto modo di soffermarsi primariamente sul Pnrr: «Non c’è tempo da perdere», ha dichiarato Visco, «rappresenta un raro, e nel complesso valido, tentativo di definire una visione strategica per il Paese». E ancora ha affermato come sia «cruciale dare attuazione all’ambizioso programma di riforme, da troppo tempo attese, in esso contenuto».

Poca informazione

È innegabile che il tempo stringa e che si stia assistendo ad un indefinibile dibattito attorno al Piano di ripresa e resilienza. Il punto è che, ancora oggi, nonostante tutto quel che si è prodotto, se ne sa molto poco. Si sono realizzati tanti retroscena e poca informazione a riguardo, tanto dal settore della stampa quanto da quello della politica (dato che Raffaele Fitto è “Ministro per gli affari europei, il sud, le politiche di coesione e Pnrr”) per cui, se l’Italia non avesse rispettato le scadenze, la stessa Presidentessa della Commissione europea Ursula Von der Leyen avrebbe vacillato. Lo ha spiegato Federico Fubini sul «Corriere della Sera»«Se Bruxelles ha fretta di vedere le modifiche dell’Italia al Piano nazionale di ripresa e resilienza, non è solo perché sul successo di Roma Ursula von der Leyen si gioca una piccola parte del proprio futuro. Certo, un po’ forse è anche quello: : la presidente della Commissione è fra gli artefici del Recovery e della scelta di concedere all’Italia la quota più ampia dei fondi; se il progetto fallisse nel Paese più emblematico, per qualcuno dei governi da sempre meno entusiasti in proposito non sarebbe certo un argomento per la rielezione di von der Leyen nel 2024».

Ministro-Fitto
Ministro Fitto

D’altra parte il Ministro Fitto ha tenuto a far sapere che il «Governo ha una visione precisa» riguardo i fondi del Pnrr, nonché su come gestirli, verrebbe da pensare e infatti in una nota a margine della Conferenza Stato-Regioni del 18 maggio, in cui era presente anche il “Ministro per gli affari regionali e alle autonomie” Calderoli, si è ribadito che: «L’approccio del Governo è quello di una visione comune tra ‘Pnrr’, Politiche di Coesione e ‘Fondo di Sviluppo e Coesione’, tenendo conto del capitolo aggiuntivo del ‘Repower EU’, per semplificare e razionalizzare il Quadro di programmazione ed evitare il rischio di ritrovarci con Interventi sovrapposti o addirittura contrapposti».

Dunque meno disuguaglianze a lungo termine?

Ni. Perché, anche in questo caso, ci sarebbe molto da dire. Secondo Martina Zanghi di Openpolis, intervistata dal nostro giornale nel mese di aprile: «È possibile che nel 2026 ci si possa ritrovare con più diseguaglianze e con un mucchio di soldi da ridare all’UE» questo accadrebbe perché la modalità in sé pare essere sempre di più quella del proverbiale “acquisto a scatola chiusa”. «È abbastanza ‘utopico’ ‘rovesciare’ 191,5 miliardi di euro su un Paese come l’Italia – con i divari che ha in ambito amministrativo, burocratico, di classe sociale, di genere e via dicendo – e pensare di risolverne tutti i problemi. Questo perché non si ha una reale struttura per gestire tale flusso». Tutto ancora da vedere. Anche se giugno è appena cominciato e di tempo pare ce ne sia sempre meno. Certamente il Pnrr può essere considerato un’occasione. Ma se è davvero così, allora è un’occasione mancata, sotto molteplici punti di vista.

Note:
1. Convegno “Lo stato e le regioni per lo sviluppo sostenibile e il superamento delle disuguaglianze: dal Pnrr ai fondi europei per la coesione”, Napoli 8 maggio 2023. Settima edizione del Festival dello sviluppo sostenibile.

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