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L’ombra di Caravaggio

L’ombra di Caravaggio

“L’ombra di Caravaggio”, presentato in anteprima nazionale alla Festa del Cinema di Roma, segna il ritorno di Michele Placido alla regia sei anni dopo il suo ultimo film “7 minuti”. Il film è incentrato sulla turbolenta vita di Caravaggio e cerca nel corso della sua durata di delineare il carattere difficile che ha contribuito negli anni a far crescere il fascino del pittore.

L’espediente narrativo del quale il regista si serve per mettere in scena la vita dell’artista lombardo è un’investigazione: il papa incarica un personaggio creato ad hoc per il film, l’ombra, un agente del vaticano, di condurre una ricerca sulla vita e sui crimini di Caravaggio per valutare se quest’ultimo meriti o meno la grazia papale. Gli episodi narrati appaiono dunque come flashback e racconti di altri personaggi. Tuttavia, qui sorgono i primi problemi: i racconti, che di fatto dovrebbero essere parziali e soprattutto frutto di esperienze ed emozioni personali di ogni personaggio, vengono restituiti nel film come se fossero raccontati da un narratore onnisciente, il che, in netto contrasto con la struttura narrativa del film, rende di fatto il racconto piatto e il personaggio di Caravaggio monodimensionale.

Un ulteriore elemento che procede in questa direzione è la caratterizzazione del protagonista e la voglia del regista di far emergere sempre, in ogni scena, la sua irrequietezza e “voglia di libertà”. In questo modo diventa difficile per lo spettatore immedesimarsi in un personaggio che sembra che faccia quello che fa solo perché stato scritto così.

Gli altri personaggi, al contrario del protagonista, sono scarsamente caratterizzati e ciò a lungo andare risulta stucchevole visto che Caravaggio sembra ammaliarli e attirarli a sé solo per dovere di sceneggiatura.

Un altro elemento debole all’interno del film sono i dialoghi: troppo deboli in alcuni punti e troppo artificialmente astrusi in altri. Si avverte la sensazione di star guardando qualcuno che si sforza di parlare come se venisse dal passato e ciò è dovuto anche ad una pessima ricostruzione della multiforme lingua dell’epoca.

Tuttavia “L’ombra di Caravaggio” non è un film senza pregi. Quello più grande e meritevole di menzione è senza dubbio la fotografia curata da Michele D’Attanasio. Quest’ultimo, anche grazie a costumi perfetti e a scenografie impeccabili, riesce a rendere l’idea della pittura del tormentato artista in ogni frame.

“L’ombra di Caravaggio” è un film che poteva essere molto di più e che forse ha osato poco ma nonostante ciò è un film che merita di essere visto, anche solo per il look visivo fuori dal comune.

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