Johnson and Johnson, una causa legale da 6,5 miliardi di dollari

Johnson and Johnson, una causa legale da 6,5 miliardi di dollari

Johnson and Johnson, una causa da 6,5 miliardi di dollari

La Johnson and Johnson, da anni sotto accusa per un prodotto potenzialmente cancerogeno, vuole risolvere il problema pagando un risarcimento.

Mesotelioma: questo, in gergo tecnico, è la corretta denominazione del tumore che scaturisce dal mesotelio, la membrana che ricopre tutti gli organi. Un tumore che avrebbe colpito migliaia di donne che hanno fatto uso del talco prodotto dalla multinazionale statunitense Johnson and Johnson.

Sul banco degli imputati da anni, recentemente l’azienda ha deciso di fare una mossa economica per tirarsi fuori dai guai giudiziari e mettere tutto a tacere: pagare 6,5 miliardi di dollari per chiudere tutte le cause legali in essere.ew

La correlazione tra il talco Johnson and Johnson e il mesotelioma

Questo tipo di tumore, tradizionalmente, è più frequente negli uomini ed è considerato un tumore da esposizione professionale perché scaturisce dall’esposizione prolungata all’amianto. Ed è proprio della presenza di amianto nel talco che viene accusata la multinazionale.

Con il termine “amianto”, in Italia si allude a sei diversi minerali –  actinolite, amosite, antofillite, crisotilo, crocidolite e tremolite – appartenenti al gruppo dei silicati e facenti parte dell’insieme dell’asbesto (dal greco asbestos, “indistruttibile”). In effetti, l’absesto è resistente pressoché a qualsiasi cosa: al fuoco, ad agenti chimici e biologici, all’abrasione e all’usura, al movimento. È fonoassorbente, termoisolante e molto flessibile. Inoltre è composto da fibre molto sottili, in grado di disperdersi facilmente nell’ambiente circostante.

Il talco è una sostanza minerale composta soprattutto da magnesio, silicio e ossigeno e, geologicamente, è vicinissimo ai minerali dell’asbesto, dai quali è possibile che sia contaminato.

Il talco Johnson and Johnson, un best seller dell’azienda

La storia del famigerato talco inizia nel 1894. Il Johnson’s Baby Talco nasce come prodotto per l’infanzia e fornisce uno spunto fondamentale per l’inizio del business in questo settore. Lo inventa il dottor Frederick B. Kilmer, che nel 1892, in risposta alla lettera di un medico che chiede consiglio per un suo paziente che soffre di irritazioni cutanee, gli suggerisce di utilizzare talco profumato italiano.

La Baby Powder a base di talco viene perfezionata nel 1893 e commercializzata a partire dal 1894, in una latta gialla e rossa con l’etichetta “For Toilet and Nursery”. Originariamente, viene inclusa in una scatola che viene distribuita a neo-madri e ostetriche.

Sull’etichetta appare un bambino: la prima ad comparirvi è Mary Lea Johnson Richards, nipote del co-fondatore della Johnson and Johnson Robert Wood Johnson I.

A questo prodotto seguono altri best-seller aziendali come la Johnson’s Baby Cream (1921), il Johnson’s Baby Oil (1938), la Johnson’s Baby Lotion (1942) e il Johnson’s Baby Shampoo (1953), quello “che non brucia gli occhi ed evita i nodi”, come recita il noto claim pubblicitario. Lo sviluppo della linea prodotto Johnson’s Baby, però, sarebbe stato impossibile se non fosse stato per il prodotto apripista: la Baby Powder contenente talco.

Anni Cinquanta: iniziano i guai

Per anni nessuno porrà questioni sulla sua composizione e sui possibili effetti sulla salute umana finché verso la fine degli anni Cinquanta, in seguito ad alcune analisi di laboratorio, viene riscontrata per la prima volta la presenza di contaminanti. Tali contaminanti sono descritti come tremolite “fibrosa”.

Questo porterà ad indagini da parte dell’azienda stessa, che nel 1967 riscontrerà tracce di minerali riconducibili all’amianto nella sua miniera di talco in Vermont. Queste scoperte porteranno ad un’indagine approfondita della Food and Drug Administration, specificatamente sulla presenza di amianto nei talchi in polvere: l’ente governativo scoprirà che, in effetti, due marchi contengono amianto. I nome delle aziende produttrici non verranno mai menzionati.

Tra il 1972 e il 1975 scoppia uno scandalo: Johnson & Johnson ha deliberatamente mentito in pubblico circa l’assenza di amianto nei suoi prodotti, rivelata da test interni di laboratorio. Nel ’73 l’azienda presenta una domanda di brevetto su un processo per rimuovere l’amianto dal talco.

Nel 1980 cambia la composizione dei suoi prodotti, introducendo come nuovo ingrediente del suo prodotto per l’infanzia l’amido di mais. I primi fulmini all’orizzonte si avvistano nel 1999: Darlene Coker, che ha sviluppato un mesotelioma, prova a fare causa a J&J ma è costretta a ritirarla per assenza di prove.

Dieci anni dopo, la FDA commissiona test su 34 campioni di prodotto, inclusa una bottiglia di talco per bambini di J&J, ma non si riscontra alcuna traccia di amianto.

Deane Berg, la prima vittima di cancro a portare avanti una causa contro Johnson and Johnson

Johnson and Johnson, una causa che va avanti da anni

L’azienda non fa nemmeno in tempo a tirare un respiro di sollievo: sempre nel 2009, il 4 dicembre, viene depositata la prima accusa formale di una donna che incolpa la multinazionale del proprio tumore alle ovaie.

Lei è Deane Berg, e 4 anni dopo vincerà la causa legale, sebbene non le venga riconosciuto il diritto a ottenere un risarcimento danni. In un articolo del New York Post, Berg ha rivelato, tra l’altro, di aver rifiutato un accordo stragiudiziale da 1,3 milioni di dollari perché non era disposta a sottoscrivere una clausola di riservatezza.

Il 22 febbraio 2016, la compagnia subisce una pesante sconfitta legale: il verdetto, allora, è quello di pagare 72 milioni di euro in risarcimenti. Si tratta della sua prima grande sconfitta in tribunale in un caso legato allo scandalo del talco.

Nel 2017 sul capo dell’azienda pendono ben 2.400 cause, e una condanna della Corte Superiore di Los Angeles a pagare 417 milioni di dollari per una singola vittima: la 63enne Eva Echeverria, consumatrice abituale del prodotto cancerogeno. L’azienda fece appello e lo vinse.

Il 12 luglio 2018 una giuria dispone che il gruppo paghi 4,69 miliardi di dollari alle vittime di cancro. Questa decisione porterà ad un significativo incremento delle cause legali verso a J&J.

La situazione, soprattutto economica, comincia ad essere insostenibile. Il 19 maggio 2020, a fronte delle spese legali in costante aumento, J&J interrompe la commercializzazione di polvere per bambini in Nord America. Prova a salvarsi, nel 2021, indirizzando le cause legali per cancro verso una sussidiaria del gruppo, la LTL Management, che presto dichiarerà bancarotta.

Ora il piano è quello di rivedere la produzione e le vendite, eliminando progressivamente la distribuzione del prodotto su scala globale e revisionandone la formula, che d’ora in poi sarà solo a base di amido di mais.

Il 30 gennaio del 2023 una corte d’appello respinge la strategia di bancarotta di J&J, stabilendo che ha scaricato impropriamente le cause legali, e sette mesi dopo, il 28 luglio 2023, un giudice respinge il secondo tentativo di J&J di concordare un accordo di bancarotta, infliggendo all’azienda un altro colpo.

Da qui l’annuncio del risarcimento monstre per tutte le vittime di cancro che si sono ammalate utilizzando i prodotti aziendali.

Un risarcimento danni da 6,5 miliardi di dollari: le condizioni e le aspettative di J&J

Per raggiungere un accordo, la multinazionale ha richiesto tre mesi di tempo: riconoscendo i 6,5 miliardi di dollari risolverebbe il 99% delle cause legali in essere, 54.000 delle quali facenti capo ad un unico procedimento in New Jersey, nello stato di New York.

L’azienda ha fatto sapere di avere raggiunto un accordo con la maggioranza delle persone che hanno intentato causa. Stando alle dichiarazioni del vicedirettore degli affari legali del gruppo Erik Haas: la società “ha lavorato con gli avvocati che rappresentano la stragrande maggioranza dei ricorrenti per trovare una soluzione a questa controversia, che anticipiamo con questo piano”.

J&J prevede che circa il 75% dei querelanti accetterà l’offerta economica. 

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