Giulia Bucelli

Donne, un calcio agli stereotipi: una storia di passione per il pallone

Donne, un calcio agli stereotipi: una storia di passione per il pallone

Lo sapevate che la “Serie A femminile” è nata nel 1968, esattamente settant’anni dopo quella maschile? E che i Mondiali di calcio femminile sono nati solo nel 1991?

Una passione che viene da lontano

Eppure il calcio piace alle ragazze da parecchio. In Italia, il primo club femminile dedicato a questo sport risale al lontano 1933. Siamo a via Stoppani 12, Milano: è qui che nasce il Gruppo Femminile Calcistico, il primo esempio di club femminile organizzato nel nostro Paese. È così che le italiane iniziano timidamente ad appropriarsi di quello che è storicamente un gioco da gentiluomini.

Prima ancora, il primo club femminile a livello internazionale viene alla luce nel Paese nel quale il calcio è nato come sport: l’Inghilterra.

È qui che una donna che nutre un’autentica passione per questa disciplina, Nettie J. Honeyball, fonda il primo club di tifose in assoluto, il British Ladies’ Football Club. Non sorprende che Honeyball (il nome è d’arte, ndr), sia anche la prima giocatrice di calcio ufficialmente riconosciuta.

Nettie Honeyball
Nettie Honeyball

Una giocatrice che a tutt’oggi resta senza un vero nome, in quanto donna: ciò spiega l’invisibilità delle donne in un ambito “maschio” ed elitario come era il calcio delle origini.
E come, in parte, è anche oggi. Gira voce che si chiamasse Mary Hutson, ma non esistono documenti che comprovino questa ipotesi. Altre illazioni parlano di una giovane donna di classe media, originaria di Londra, probabilmente della zona di Pimlico (Westminster).

Pare, comunque, che la squadra sia nata ufficialmente nel 1895: un anno prima Honeybell pubblicò alcuni annunci su giornali dell’epoca per chiamare a raccolta giocatrici da inserire in una nascente squadra di sole donne. Ricordiamo quanto il 1895 sia un anno di grandi innovazioni: tra le altre, i fratelli Lumiere brevettano il cinematografo e inventano il cinema, nasce la radio, mentre in ambito sportivo nasce la pallavolo e viene giocata la prima partita ufficiale di football americano.

Ma torniamo alle nostre pioniere del calcio: nasce la prima squadra femminile sotto l’egida di Nettie Honeyball e Lady Florence Dixie, una giornalista scozzese che è anche una femminista ante litteram. Figura interessante, quella di Dixie: già sposata a 19 anni, due figli e un matrimonio che pare sia stato felice e pieno di avventure con Sir Alexander Dixie.

Calcio femminile, le conquiste di oggi

Dal 1895 a oggi molta strada è stata fatta: oggi le squadre femminili possono giocare nei campionati di primordine e disputare i tornei più prestigiosi a livello internazionale. A partire dallo scorso 1 luglio, alle giocatrici italiane è stato finalmente riconosciuto lo status di professioniste: un traguardo fondamentale, per dare la giusta valorizzazione a sportive di grande livello che fino a poco prima non potevano beneficiare pressoché di alcun tipo di tutela a livello lavorativo.

Prima squadra femminile

A seguito del riconoscimento dello status professionistico, invece, le calciatrici possono contare sulla tutela previdenziale da parte dell’Inps. Una conquista che per le donne del calcio non è mai stata un diritto di base, dato per scontato.

Il professionismo, in prospettiva, avrà un impatto molto positivo anche sulle retribuzioni.
Retribuzioni che, al momento, sono incomparabili con quelle dei colleghi uomini di pari livello. La media dello stipendio di una giocatrice di Serie A è quella di un impiegato con uno stipendio medio-basso: 1.250 euro mensili, come riporta ItaliaOggi.

Un fenomeno in costante crescita

Il fenomeno del calcio femminile è sempre più rilevante, sia in termini di qualità di gioco che di giro d’affari economico.

Nel 2022 si tiravano già le prime somme: nell’anno precedente il calciomercato aveva generato per la prima volta movimenti per oltre 2 milioni di euro.

Anche i tifosi mostrano di interessarsi di più alle partite femminili. Per esempio, il numero di spettatori che ha assistito alla finale dell’ultima Champions League femminile è raddoppiato rispetto all’anno precedente: la finale dello scorso anno al Camp Nou di Barcellona ha raggiunto la quota record di affluenza di 91.648 tifosi.

Questi dati provengono dalla fonte più autorevole, in termini di ipotesi future sul settore: il Business Case of Women’s Football, pubblicato dalla Uefa ad agosto dello scorso anno.

Parlando di vil denaro, le prospettive future di guadagno sono entusiasmanti: da qui a dieci anni, nel 2033, coloro che seguono il calcio femminile supereranno quota 300 milioni (dai circa 116 milioni di oggi), mentre gli introiti saranno quintuplicati: si passerà da 116 a oltre 550 milioni di euro.

Queste sono le previsioni della Uefa, che prefigurano un futuro fatto di professioniste pagate meglio, con più garanzie lavorative, destinate a giocare in impianti più grandi in grado di occupare un maggior numero di spettatori.

Una prospettiva non così lontana, se si guarda alla Roma Femminile che, proprio in questa stagione, si prepara a conquistare il campionato italiano, del quale è in vetta di classifica. E, se possibile, anche il trofeo di Champions League.

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