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Libia: più di 11 mila i morti a rischio 300 mila bambini

Libia: più di 11 mila i morti a rischio 300 mila bambini

Derna

I morti per l’alluvione in Libia potrebbero essere più di 11, aumenta il rischio epidemie.

I morti a Derna, la città portuale della Libia travolta da un’inondazione questa settimana, potrebbero superare gli 11 mila. A dirlo è la Mezzaluna Rossa, citata da Al Jazeera. Inoltre, secondo Marie el-Drese, Segretaria generale della Federazione internazionale delle società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa (IFRC), attualmente nella stessa zona almeno altre 10.100 persone risultano disperse. Tuttavia, secondo una stima citata del direttore del Centro medico Al-Bayda, Abdul Rahim Mazi, citato dal quotidiano britannico The Guardian, i morti potrebbero addirittura superare i 20 mila. Una catastrofe di rara e tragica portata che potrebbe avere ripercussioni gravi anche al di là dell’emergenza.

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Secondo Medici Senza Frontiere, ora il rischio è che si possa creare una «seconda crisi umanitaria» a causa della diffusione di malattie e delle difficoltà di fornire aiuti umanitari, soprattutto cibo, ai più bisognosi. Salah Aboulgasem, vicedirettore per lo sviluppo dei partner dell’organizzazione Islamic Relief, sottolinea sul Guardian «il rischio crescente di malattie trasmesse dall’acqua e di carenza di cibo, ripari e medicine». «Migliaia di persone non hanno un posto dove dormire e non hanno cibo» continua Aboulgasem, «in condizioni come queste, le malattie possono diffondersi rapidamente poiché i sistemi idrici sono contaminati. La città odora di morte. Quasi tutti hanno perso qualcuno che conoscono». MSF, nel frattempo, ha affermato che starebbe dispiegando squadre nell’Est del paese per valutare l’acqua e i servizi igienico-sanitari.

L’Unicef stima che «quasi 300.000 bambini siano stati esposti alla tempesta Daniel nella Libia orientale e che un numero crescente di bambini e famiglie abbia un disperato bisogno di assistenza umanitaria, in seguito ai danni significativi subiti da numerose abitazioni, ospedali, scuole e altre infrastrutture essenziali». Al momento, pure nell’incertezza data dalla mancanza di dati verificabili con precisione, l’Onu ritiene che il numero dei possibili sfollati interni sia superiore a 38 mila individui, di cui 30 mila solo a Derna.  E, mentre molte zone della regione orientale della Libia rimangono tuttora inaccessibili, sulle spiagge di Tobruk, a 140 km di distanza dalla zona più colpita, le correnti stanno trascinando molti corpi di vittime della catastrofe. Sempre l’Unicef, citato dall’Ansa, sostiene che «almeno tre ospedali sono attualmente fuori servizio e almeno dieci centri di assistenza sanitaria primaria sono allagati». Inoltre, «i bambini libici stanno affrontando un’altra tragedia dopo oltre un decennio di conflitto. La nostra priorità è aumentare l’assistenza salvavita, in particolare fornendo forniture sanitarie, acqua e servizi igienici, sostegno psicosociale, rintracciare le famiglie e prevenire le malattie trasmesse dall’acqua. Per evitare una catastrofe, non possiamo permetterci di perdere tempo», ha dichiarato Michele Servadei, Rappresentante dell’Unicef in Libia, che sta visitando le aree colpite dalle inondazioni.

Com’è noto, dalla caduta di Gheddafi in Libia non c’è un governo unitario, l’autorità di Tripoli non è riconosciuta nell’est dove il generale Haftar ha creato una sorta di zona autonoma. Ne consegue che anche per i soccorritori operare nel Paese è molto complesso. Il coordinatore degli aiuti delle Nazioni Unite, Martin Griffiths, ha dichiarato ieri che «il problema per noi in Libia è il coordinamento con il governo e poi con l’altra autorità nella parte orientale del Paese».

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