L’incontro che si terrà il venerdì di ferragosto in Alaska tra Donald Trump e Vladimir Putin si preannuncia come un passaggio storico per la guerra in Ucraina. Ma non solo, è da 10 anni che il presidente russo non mette piede sul suolo statunitense, dal 28 settembre 2015 quando incontrò Barack Obama a margine della 70° Assemblea generale dell’Onu. Da quella visita sembra passato un secolo, culminato negli ultimi quattro anni di amministrazione Biden con la chiusura quasi totale dei rapporti con Mosca. Di contro, Trump e il suo vice, JD Vance, hanno idee molto diverse sulla Russia, vorrebbero averla come partner commerciale, se possibile contro la Cina, e poco importa se a discapito dell’Unione Europea.
Per questo quando Trump ha annunciato che il vertice con l’omologo russo si sarebbe tenuto a prescindere dalla presenza o meno di Zelensky i leader europei hanno iniziato a preoccuparsi. Si tratta di un cambio di prospettiva non da poco in un momento in cui sembrava che Washington volesse inchiodare Mosca con le spalle al muro. Il famoso ultimatum dell’8 agosto, scaduto il quale la Casa Bianca aveva promesso «sanzioni devastanti», si è risolto con un nulla di fatto se non l’aumento dei dazi all’India fino al 50%, il che colpisce in modo significativo le esportazioni di petrolio russo ma non ne affosserà l’economia. Trump l’ha detto chiaramente: «è ora di chiudere la guerra» e al momento la strategia sembra essere quella di fare al Cremlino un’offerta generosissima. Secondo Bloomberg, che cita fonti vicine alla Casa bianca, una bozza di piano esisterebbe già: gli Ucraini dovrebbero ritirarsi dalla parte del Donetsk che ancora controllano per permettere ai russi di occupare tutto il Donbass. Mosca otterrebbe così una vittoria diplomatica laddove sul campo le sue truppe non sono riuscite a sfondare. Inoltre la Crimea dovrebbe diventare ufficialmente russa. Non è chiaro il destino che toccherà alle regioni occupate del sud, Zaporizhzhia e Kherson. I russi potrebbero riconsegnare la centrale atomica di Zaporizhzhia alla controparte oppure impegnarsi a non tentare nuove avanzate. Restano i limiti imposti dalla costituzione ucraina a Zelensky che formalmente non potrebbe cedere alcun territorio. Ma resta ancor di più il fatto che, se così stessero le cose, per l’Ucraina sarebbe una vera e propria débacle.
E mentre la diplomazia russa e statunitense portano avanti a ritmi serrati i preparativi per l’incontro dei rispettivi presidenti, l’occidente si è spaccato. Da una parte Donald Trump, che continua sulla via della risoluzione del conflitto nel più breve tempo possibile e quindi è convinto che l’unico interlocutore importante sia chi la guerra l’ha iniziata, ovvero Vladimir Putin. Dall’altra l’Unione Europea e l’Ucraina che stanno cercando in tutti i modi di far capire a Washington che non si possono decidere i termini del cessate il fuoco senza Kiev. Volodymyr Zelensky ha dichiarato chiaramente che «non regalerà nessun territorio alla Russia» e che «la costituzione ucraina sancisce chiaramente l’impossibilità di ogni cessione». Ma il presidente si trova tra due fuochi: la sua popolazione civile stremata da tre anni e mezzo di guerra vorrebbe vedere la fine del conflitto, ma i militari non lasceranno facilmente che al nemico siano fatte concessioni. Il cancelliere tedesco Merz si augura ancora che «Zelensky possa partecipare all’incontro» e sottolinea che è inaccettabile che «le questioni territoriali vengano discusse o decise da Russia e Stati Uniti ignorando europei e ucraini». Sulla stessa linea le dichiarazioni di Bruxelles, che tranne la Slovacchia e l’Ungheria l’Ue si mostra compatta.
Mentre dai funzionari Usa arrivano segnali contrastanti. L’ambasciatore Usa presso la Nato, Matthew Whitaker, ha riacceso le speranze ucraine dichiarando che la presenza di Zelensky al vertice di venerdì è «possibile» ed è ancora «in discussione». Molto meno incoraggianti le parole del vice-presidente Usa Jd Vance, che ha definito l’eventuale presenza di Zelensky «non produttiva» e ha comunque sottolineato che né Kiev Né Mosca saranno «felici» dell’accordo finale.
Secondo alcune indiscrezioni Zelensky potrebbe anche essere invitato a collegarsi da remoto, oppure a partecipare a tavoli secondari senza gli altri due presidenti, ma entrambe le ipotesi al momento appaiono tentativi di ricucire uno strappo che si allarga giorno dopo giorno.
Sabato Angieri