Italia-Israele torna a Udine: il calcio sotto accusa mentre Gaza muore

Italia-Israele torna a Udine: il calcio sotto accusa mentre Gaza muore

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Il 14 ottobre lo stadio Bluenergy di Udine ospiterà una nuova sfida tra la nazionale italiana di calcio maschile e quella israeliana. Ma, come già accaduto un anno fa, l’incontro si preannuncia carico di polemiche. Nell’ottobre 2024, il capoluogo friulano aveva accolto la discussa sfida tra Italia e Israele per le qualificazioni alla Nations League. Per l’occasione, il sindaco di Udine aveva ritirato il patrocinio comunale temendo disordini, senza impedire che la partita si giocasse. Prima dell’incontro, circa 3.000 persone erano scese in piazza a manifestare il proprio dissenso, erano stati venduti poco più di 11.000 biglietti e durante la partita i tifosi azzurri presenti avevano fischiato l’inno israeliano.

Il prossimo incontro tra Italia e Israele, stavolta valido per le qualificazioni ai mondiali 2026, non sarà privo di tensioni.

 

Israele sta distruggendo (anche) lo sport in Palestina

Su Israele pende l’accusa del genocidio in corso nella Striscia di Gaza, che dal 7 ottobre 2023 ha causato quasi 60.000 vittime, tra cui oltre 17.000 bambine e bambini. A ciò si aggiungono gli attacchi negli altri territori palestinesi occupati, la distruzione di infrastrutture civili e il blocco dell’ingresso di aiuti umanitari. Da mercoledì 22 luglio le forze militari israeliane hanno colpito le infrastrutture delle Nazioni Unite a Deir Al Balah, in particolare i magazzini della World Health Organization (WHO) che contenevano le ultime scorte di medicinali. Nelle tendopoli, migliaia di sfollati stanno morendo lentamente di fame e malattia.

Come ogni aspetto della società civile – sanità, istruzione, distribuzione di acqua e viveri, edilizia, raccolta rifiuti – anche lo sport è sotto assedio. Israele continua a distruggere le infrastrutture sportive e a colpire gli atleti. Secondo il Comitato Olimpico Palestinese, solo nel mese di giugno ne sono stati uccisi 13. Ai primi di luglio, un bombardamento ha colpito Muhannad Fadl al-Lay, star del calcio gawazi e giocatore della nazionale palestinese, che ha fatto salire il numero degli atleti uccisi a 585, di cui 265 calciatori. Ad oggi risultano danneggiati 264 impianti sportivi (184 sono completamente inagibili). Tra quelli distrutti ci sono anche 12 stadi costruiti con i finanziamenti della FIFA. I pochi rimasti in piedi sono stati trasformati in rifugi per sfollati. Il calcio palestinese, strumento di rivendicazione identitaria ed esistenziale, subisce da sempre i tentativi di cancellazione da parte di Israele, che mira a distruggerne ogni valore simbolico.

 

L’indagine FIFA sulla condotta di Israele

Oltre un anno fa, la Federcalcio palestinese (PFA) ha richiesto alla Federazione calcistica internazionale (FIFA) di sospendere quella israeliana (IFA), accusata di complicità nelle violazioni del diritto internazionale da parte del governo, discriminazione contro i calciatori arabi e inclusione nel proprio campionato di club situati nei territori palestinesi occupati. Nonostante la FIFA abbia dichiarato di aver aperto un’indagine, i risultati non sono ancora mai stati resi noti e dunque la decisione di escludere Israele dalle competizioni internazionali è stata più volte rimandata. Un delegato palestinese, durante l’ultimo Congresso FIFA in Paraguay lo scorso maggio, ha ricordato che non prendere una decisione non è un atto neutrale. Un trattamento, quello riservato a Israele, favorevole se paragonato a quello di altri Paesi in guerra, sospesi dalle competizioni internazionali o fortemente limitati, come giustamente accaduto a Russia e Bielorussia dopo l’invasione dell’Ucraina.

 

L’appello contro Italia-Israele in programma a ottobre

Alla luce di tutto questo, in Italia cresce la mobilitazione contro l’incontro previsto a Udine. A lanciare l’appello sono ancora una volta il Comitato per la Palestina di Udine, la Comunità Palestinese del Friuli Venezia Giulia e del Veneto, Salaam Ragazzi dell’Olivo – Comitato di Trieste, il movimento BDS Italia, il collettivo Calcio e Rivoluzione. Le realtà promotrici sperano nell’annullamento della partita, accusando la rappresentativa israeliana di essere espressione di uno Stato responsabile di crimini di guerra e genocidio e denunciano l’uso dello sport come strumento di propaganda dell’occupazione.

I promotori chiedono alla FIFA di escludere Israele dalle competizioni internazionali, come già accaduto con la Russia. Sotto accusa anche la Federcalcio italiana (FIGC), per la legittimazione incondizionata a Israele, ignorando la distruzione degli stadi palestinesi, le restrizioni ai calciatori e l’uccisione di centinaia di figure del mondo sportivo. Alla FIGC i promotori chiedono di ritirarsi dall’incontro.

L’appello si conclude con un invito alla mobilitazione. Il 14 ottobre è prevista una manifestazione a Udine, che ha l’obiettivo di mostrare un’opposizione chiara alle politiche coloniali israeliane e alla complicità delle istituzioni italiane.

“I valori del calcio, come di ogni altro sport, non possono essere usati per ripulire l’immagine di Israele agli occhi del mondo”, ha dichiarato Gaia del Comitato per la Palestina di Udine. “Considerare la partita Italia-Israele un trampolino di lancio per il turismo o non prendere una posizione netta in questo momento vuol dire dimostrare supporto silenzioso al genocidio in atto”, conclude Michele, anche lui del Comitato.

 

La posizione della FIGC e delle istituzioni italiane

Sul fronte istituzionale, il presidente della FIGC Gabriele Gravina ha già difeso la decisione di giocare la partita, dichiarando che non è compito della Federazione escludere Paesi dalle competizioni internazionali. Ha inoltre ribadito che la scelta di Udine è stata presa in accordo con il Ministero dell’Interno, visti i buoni risultati sul piano organizzativo e della sicurezza registrati lo scorso anno.

A sostenere questa linea anche il sindaco di Udine, Alberto Felice De Toni, che sebbene abbia negato il patrocinio all’evento tenutosi lo scorso anno, ora ha invitato a superare le perplessità ricordando che la sede è stata scelta da FIGC e governo. “Portare la Nazionale italiana di calcio a giocare nuovamente a Udine il match del 14 ottobre contro Israele per le qualificazioni mondiali, è il risultato di un lavoro condiviso tra Regione, FIGC e l’Udinese Calcio”, ha dichiarato Massimiliano Fedriga, governatore della Regione Friuli-Venezia Giulia, come riportato dall’Ansa.

 

La Norvegia e il coraggio di rompere il silenzio

Nello stesso girone di qualificazione di Italia e Israele sono presenti Estonia, Moldavia e Norvegia. La Presidente della Federcalcio norvegese, Lise Klaveness, già in occasione della partita di andata tenutasi a marzo 2025 al Nagyerdei Stadion di Debrecen (dall’inizio della guerra le partite in casa di Israele vengono ospitate in Ungheria), si era dichiarata contraria alla disputa del match, esprimendo preoccupazione per le azioni militari di Israele a Gaza e invitando la FIFA ad indagare sulle presunte violazioni commesse nei territori occupati.

La PFA, in una nota rilasciata successivamente, ha dichiarato di aver apprezzato Klaveness per le sue osservazioni che fanno eco ai sentimenti di milioni di persone in tutto il mondo, convinte che la FIFA e la comunità calcistica internazionale non possano rimanere in silenzio mentre persistono gravi violazioni dei diritti umani.

E anche sulle partite in programma il prossimo ottobre la linea di Klaveness e della federcalcio norvegese non cambia. La Norvegia si impegna attivamente per la sospensione di Israele dalle partite internazionali, affinché il calcio rimanga uno strumento di pace e giustizia, non una piattaforma per l’impunità.

 

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